L’atmosfera di misticismo e profonda religiosità di Varanasi sulle rive del Gange aiuta a riconciliarsi col mondo, grazie ad una ritrovata, anche se primitiva, antica umanità, rispetto alle cocenti delusioni della barbarie delle grida pentastellate. Lo spettacolo certamente forte, ma commovente delle pire, dove vengono bruciati i cadaveri dei propri cari, dopo essere stati accuratamente lavati nelle acque sacre, per poi disperderne le ceneri nel fiume, come le manifestazioni composte e coinvolgenti del dolore dei superstiti, è una medicina spirituale rispetto alla rumorosa, presunta modernità di un’Italia che appare sempre più sprofondata nella banalità, nell’ignoranza, nel disprezzo dei sentimenti e dei valori. Ormai abituati ad una forma così ottusa e miserabile di aggressiva modernità, l’arretratezza, la miseria, persino la sporcizia dell’India appaiono come un bagliore di purezza, che rinfranca lo spirito. Il rispetto per gli animali, resi mansueti da una lunga abitudine a non aver paura dell’uomo, fanno sorgere spontanea la domanda su che cosa sia veramente quella che chiamiamo civiltà: la becera opulenza in cui siamo immersi o qualcos’altro? Si rimane inevitabilmente coinvolti dallo speciale contesto di trenta, quaranta, cinquantamila persone, che sulle scalinate in riva al fiume Gange, suonano, cantano, pregano, compiono riti d’amore per le vite che essi stessi stanno vivendo e, ancor più, per quelle di coloro, che, dopo la cerimonia della cremazione, secondo la credenza della loro fede, saliranno direttamente verso l’aldilà, accompagnati da una minuscola processione di piccoli lumi poggiati su un fiore, che, come gemme, scorrono dolcemente nel fiume sacro.
Dimenticare per un breve tempo le concitate banalità di Di Maio, i grugniti di Salvini, la petulante propaganda da fiera di paese, cui ormai ci ha abituati la nostra miserabile contesa politica, per fare un bagno di umanità vera, prorompente, rumorosa, povera, ma ricca di dignità, serve a riconciliarsi con il mondo in cui viviamo ed a ridimensionare l’idea di una presunta superiorità della nostra supponente e sbrilluccicante modernità. Il sudore di un uomo che col suo risciò a forma di triciclo, faticando, porta due persone per poche rupie, merita rispetto e fa pensare alla effimera inutilità del rutilante dibattito sul reddito di cittadinanza. Una piccola famigliola, che in tre o in quattro su una motoretta, corre lungo le strade polverose della città, districandosi un un traffico indescrivibile e scansando una vacca che staziona serenamente al centro della carreggiata, fa percepire una vita vera, fatta di cose semplici, di abiti coloratissimi, di profumi intensi, di collane di fiori, di incensi, di felicità. Aiuta a dimenticare l’odio sociale che emerge dalle arringhe di Di Battista. L’immagine di Buddha nelle più svariate posizioni aiuta a comprendere l’antico misticismo di una religione con monumenti ciechi e senza immagini. Altrettanto, e forse ancor più, tale considerazione vale per i riti dell’induismo e le sue ascetiche divinità dal sapore antico, prive di paganesimo e dei falsi sermoni dei grassi monsignori, vescovi e cardinali del Vaticano. Indubbiamente la civiltà con le sue scoperte è luce per la conoscenza, ma quella che si percepisce in questo strano subcontinente indiano è illuminazione interiore, una sorta di profonda eco dell’anima. Forse un giorno molto lontano qualcosa di simile esisteva anche da noi, ma siamo riusciti a distruggerla, a seppellirla. Più probabilmente è una caratteristica di questo mistico mondo orientale, che, mentre noi pensavamo alle guerre con il loro bottino e la violenza, esercitata anche sulla carne umana, si dedicava alle conquiste dello spirito, rinunciava ad essere onnivoro e si liberava dell’aggressività insita in chi eccede nel nutrirsi di carne animale, suppliva alla miseria materiale con la ricchezza spirituale. Qualcuno potrebbe dire che si tratta di una società troppo immersa nel passato, ma certamente è da preferire ad una, come la nostra, che cerca soltanto di cancellare la propria memoria, immersa in un presente senza scopo e candidandosi a non avere un futuro.

CONDIVIDI

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here