Ciò che affermerò in quest’articolo rappresenta una verità, in quanto nel giornalismo sarebbe opportuno categorizzare questa tipologia di articoli con il nome di scritti-realtà. Stavo ritornando a casa, in una fredda mattina d’Ottobre, era circa ora di pranzo, infatti sarebbe opportuno definire la fascia temporale come mattina tardi. Abito vicino ad una scuola, una scuola media, vengo colpito da un evento che mi ha fatto rivivere parzialmente anche eventi legati al mio passato. Una ragazzina con una tristezza malcelata avanzava avanti seguita da altri ragazzi e ragazze della stessa età, insulti, minacce, grida quasi animalesche e di scherno rivolte ad una ragazza che non riusciva nemmeno a voltarsi per la vergogna, un vero e proprio attacco verbale che non è riuscito a lasciarmi indifferente. Si sentono le grida, le minacce a sfondo sessuale, discriminatorio, a livello sociale, insomma molte provocazione da parte di un ‘’branco’’ nei confronti di un individuo singolo. Rimango indispettito, osservo la scena, seguo i ragazzi per un certo tratto, pronto ad intervenire nel caso che dalla violenza psicologica dovuta a risa di scherno e gravi offese si trasformi in una violenza fisica, rimango vigile, attento, impassibile, con la volontà di trattenermi e di gestire l’eventuale situazione con una calma che esprime solamente una costante irrealtà in quanto l’evento mi tocca nel profondo e provo una profonda rabbia, rivivo ciò che ho vissuto in passato, mi fermo vedo la ragazza prendere una direzione e il ‘’branco’’ non la segue proseguendo la loro attività all’interno della metro, tiro un sospiro di sollievo ma ora voglio porre una riflessione di natura superfilosofica sulla fenomenologia del bullismo. Ho assistito ad un evento, dopo esserne stato vittima per circa tredici anni. Ho compreso che la rabbia nei confronti di un ‘’branco’’ è qualcosa di indescrivibile rispetto a quanto ne sei vittima, la vittima si chiude psicologicamente concentrandosi sulle proprie irreali e quasi ‘’metafisiche’’ imperfezione dovute ad una deformazione dell’identità sociale per via delle manifestazioni di violenza da parte di chi si reputa migliore con atti a mio dire che non sarebbero nemmeno categorizzabili a livello umano, mentre chi lo osserva se ha sufficiente empatia, si accorge che la ferocia con la quale vengono ‘’scagliati’’ determinati atti di violenza sono dovuti a problematiche psicologiche talmente forti che l’insicurezza e la probabile difficoltà a trovare una via di espressione portano il bullo a scaricare i propri problemi contro chi non è ha realmente. Chi è vittima di bullismo non ha problemi, gli vengono solamente prodotti, fate sentire la vostra voce!

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