L’uso rigoroso della logica potrebbe essere utile a chi non è economista per capire misteri come quelli della crescita, della produttività, degli investimenti.

Si sa che il prodotto interno lordo è l’indice della crescita economica. Esso aumenta nei Paesi che producono in grande quantità merci che riescono a vendere in patria e ad esportare facilmente.

Quando i manufatti della prima Europa industrializzata erano di prezzo conveniente e, quindi, competitivi, anche per effetto del basso costo del lavoro, la nostra economia era in crescita. E’ ciò che e oggi avviene, per fare un solo esempio, in Cina.

Le cose da noi sono cambiate perché, essendo l’Occidente governato dalle liberal-democrazie, i lavoratori hanno visto aumentare notevolmente sia le loro paghe sia i lori diritti al benessere (reso possibile dal Welfare State).

In queste condizioni, i Paesi Anglosassoni hanno dovuto rivedere le loro regole in materia di libero scambio delle merci. Oltretutto, il loro patrimonio industriale si stava assottigliando per effetto della delocalizzazione di molte intraprese economiche, con gravi ripercussioni anche sui livelli di occupazione. Con la reintroduzione dei dazi doganali, Trump e May hanno creato le premesse per far decollare nuovamente la loro economia e impedire la fuga delle aziende nei paesi dell’autoritarismo e del sottosviluppo.

Per fare ciò, però, essi hanno dovuto affrancarsi dall’egemonia e dal predominio del capitalismo meramente finanziario e monetario che s’era imposto nei due Paesi e aveva escogitato per l’Occidente questo sistema.

Preconizzando la difficoltà di molte industrie occidentali, gli gnomi della Finanza, arroccati a Wall Street e nella City,divenuti giganti,avevano trovato utile mantenere in piedi imprese claudicanti e bisognose di aiuto monetario. Le Banche concedevano mutui ma per consentire alle imprese in crisi di restituirli, si addossavano agli Stati (quindi ai contribuenti) le spese per un’immigrazione favorita da organizzazioni non governative.

I liberali Inglesi e Statunitensi non hanno esitato, con la Brexit e con l’elezione di Trump, a dissociarsi dalla “politica”, qualificata “liberale” dei vecchi “establishment” degli Obama, dei Clinton, dei Cameron e dei Blair, divenuti, nel tempo, passivamente succubi, per realpolitik e per interessi concreti di sopravvivenza politica,  del “monetarismo” esasperato e sostanzialmente esclusivo, dell’alta Finanza e delle Banche.

L’Unione Europea, che non ha mai avuto (e non ha) un vero e proprio governo politico al suo vertice, fa orecchio da mercante alle sollecitazioni inglesi e statunitensi e continua ad agitarsi nelle sabbie mobili in cui è sprofondata.

Per sostenere la politica creditizia delle Banche nei confronti di Paesi in crisi produttiva di manufatti competitivi, i capi della Finanza mondiale hanno trovato comodo appellarsi (e suggerire all’Unione Europea di farlo) al libero-scambismo e alla trasmigrazione libera e incontrollata, perché entrambi i cosidetti pilastridel liberalismo sostenevano, in qualche modo, gli imprenditori, ma non risolvevano il problema delle difficoltà, rendendoli sempre più dipendenti dagli Istituti di credito e dal nuovo schiavismo del Terzo Millennio.

Dopo anni di passivo succubismo, oggi, vi sono, però, avvisaglie interessanti da parte di alcuni Paesi-membri e tra questi taluni annoverano l’Italia, come una nazione pronta a salire sul convoglio dei “ribelli” al giogo di Bruxelles.

In realtà, le cose non stanno proprio così. Un treno può avere due locomotive e marciare anche più velocemente, purché, però,  esse vadano nella stessa direzione; cosa che non sembra avvenire sullo Stivale.

Se, infatti, la flat-tax, nasce dall’idea liberale di Milton Friedman e intende rispondere al fine di incrementare consumi e investimenti da parte dei cittadini più ricchi e abbienti (per migliorare le condizioni della produzione nazionale),  il reddito di cittadinanza, proposto dai penta-stellati, ha la sua fonte nei moti pauperistici delle democrazie luterane e scandinave. E soprattutto, non tiene conto del tasso di corruzione esistente nel Bel Paese, dove la pratica dei sussidi ha sempre interessato soprattutto il mondo giudiziario per le truffe perpetrate dai destinatari dei benefici. Sembra, quindi, una misura volta piuttosto a gravare sulla spesa improduttiva che altro.

Ora, sembra, però, che Matteo Salvini, che è dotato di quel fiuto politico che manca totalmente a Luigi Di Maio  e a Roberto Fico, impregnati di un ribellismo tardo-comunista, si stia rendendo conto di essersi alleato con un movimento di vecchia e decrepita sinistra. Esso in Italia (come in altri Paesi dell’Unione Europea la socialdemocrazia), sostenendo le necessità occupazionali, è stato adottato e sorretto (come extrema ratio)   da tutti gli establishment politici occidentali facenti capo ai poteri finanziari inglesi e americani che intendono conservare lo status quo.

L’oscura e misteriosa piattaforma Rousseau, per il suo modo di porsi, potrebbe costituire l’equivalente delle Logge massoniche anglo-americane legate, ormai da tempo, alle fortune del monetarismo (ancora vincente, allo stato, nell’Unione Europea).

Certo, Salvini, nel decidersi a compiere il passo della rottura deve tener conto anche dei problemi notevoli che ha alla sua destra (come Marine Le Pen in Francia e altri capi politici europei) e per alcuni suoi stessi collaboratori che sui diritti civili hanno idee tutt’altro che liberali.

Dal suo bagaglio, il leader della Lega, dovrebbe bandire ed espungere tutte le manifestazioni di fobia e far capire agli Italiani che il suo Governo difenderebbe i confini del Paese  anche da sbarchi da navi occupate da discendenti dei Vichinghi, biondissimi finlandesi o groenlandesi.

A suo favore Salvini ha che un uomo di altrettanto solido intuito politico, come Donald Trump, si fida abbastanza di lui e non ha alcun contatto con Di Maio e i suoi seguaci, orfani del comunismo “diverso, duro e puro” degli anni d’oro berlingueriani (miseramente naufragato in tempo successivo, a causa della “fragilità” della natura umana che non risparmia neanche  i “buonisti”, sedicenti incorrutibili di varia estrazione).

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