Non ha molto senso parlare, oggi,  di possibili attacchi alla libertà di opinione. La stampa e l’informazione televisiva non corrono alcun pericolo: semmai lo determinano.

Non siamo più ai tempi dei giornali editi dalle tipografie di quartiere o di periferia né degli studios televisivi, appena installati con mezzi di fortuna.

I mass-media attuali sono, quasi totalmente, nelle mani di ricchissimi banchieri, agenti di borsa o di grandi industriali e il potere politico in Occidente è sempre più debole e in condizione di avere bisogno del sostegno di quello finanziario.

La situazione, quindi, è piuttosto quella rappresentata dall’etichetta della vecchia casa discografica “La voce del padrone”, con la sola differenza che l’immagine del cane andrebbe sostituita con quella di un “quisque de populo”.

L’allarme lanciato proprio dai mass-media tradizionali contro una pretesa informazione distorta sulla stampa on line è, capovolgendo il motto popolare, una vera e propria beffa che si vuole aggiungere al danno.

Il Web  è per sua natura un sostegno all’espansione e non non alla limitazione del pensiero libero: che deve osservare, naturalmente, i limiti imposti da una civile convivenza.

Il vero  tema sul tappeto, per gli Occidentali, è, invece un altro: la sconcertante inesistenza  di un pensiero veramente libero.

Si badi bene,  non della “libertà di pensiero”, che è cosa diversa e ben tutelata in tutte le Carte fondamentali degli Stati Occidentali (e in linea di massima, pienamente rispettata in tali Paesi).

La nostra Costituzione la disciplina all’articolo 21, statuendo che ciascuno è libero di manifestare il proprio pensiero, con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

La distinzione da fare, però, è questa: una cosa è la libertà di pensiero, altra cosa è il pensiero libero. E’ solo quest’ultimo che è a rischio di totale e definitiva estinzione!

Chi ha, in altre parole, il diritto di manifestare liberamente il pensiero può farlo anche esprimendo un pensiero per niente libero,  com’è certamente quello religioso, ma anche quello dei due fanatismi politici del cosiddetto “secolo breve”.

In una visione laica e anti-ideologica della vita, sono i pensieri assolutistici e dogmatici i killer più veri e spietati del pensiero libero. E ciò nell’Europa continentale, più che un pericolo è una drammatica realtà, considerati i duemila e più anni di servaggio a tirannie di ogni genere.

I colpi di maglio dei mass-media tradizionali trovano “pane per i loro denti” soltanto nei Paesi Anglosassoni, figli di una diversa cultura.

Negli Stati Uniti d’America, alle elezioni di mid-term, Trump non è caduto sotto gli attacchi feroci dei mass-media,diretti sia contro la sua vita pubblica sia contro quella privata.

Eppure, da noi, erano certi dell’abbattimento del mostro sedicenti e supponenti esperti di politica internazionale, con anni di lavoro passati all’estero.

In Gran Bretagna, i “gufi” anti-May, pure osannati da stampa e televisione, sono costretti a battere il passo.

Nota confortante:  persino, in Italia, gli attacchi dei mass-media tradizionali, ripetuti e insistiti al governo in carica stanno producendo effetti molto relativi e diversi, comunque, da partito a partito (rectius: da movimento a movimento).

L’immagine dei Penta-stellati, anche per le posizioni sbagliate e sconcertanti (addirittura da “manuale”) che Di Maio e Fico, con l’aiuto di Toninelli,  prendono giorno dopo giorno (sulla Tav, sulla Tap, sul ponte di Genova, sulla prescrizione dei reati, sui preservativi gratis agli immigrati, sui rifiuti bruciati nella terra dei fuochi)  si sta progressivamente deteriorando (con l’unico rischio, data la comune matrice gauchiste, di ridare fiato a Renzi, Martina, Del Rio e via dicendo).

Le stesse critiche, però, portate all’operato di  Matteo Salvini si stanno rivelando un vero e proprio boomerang. E ciò nonostante il fatto che talune  affermazioni di qualche ministro in carica (sulle adozioni da parte di gay) e dello stesso vice-premier (sull’aborto) abbiano sollevato, tra gli individui amanti della libertà, più di qualche perplessità  circa l’appartenenza del movimento leghista a una forza politica veramente moderna, libera, in pieno, da legami ideologici con la vecchia destra d’impronta clerico-fascista (tanto, per fare dei nomi: Meloni, in Italia e Marine Le Pen, in Francia).

Non si può amare la libertà e costatare che un partito che pur chiede il voto degli Italiani liberi da pregiudizi ideologici non nasconda le sue posizioni condizionate anch’esse da un certo dogmatismo religioso o filosofico. Certo, in tal modo, ottiene il consenso delle vecchie generazioni, codine o fanatiche, ma non quello dei giovani, insensibili a “sirene parrocchiali” o a ricordi di immaginati e fasulli “fasti” imperiali.

La Lega, nel settore dei diritti civili, ha una visione contrastante con quella di una vita non limitata nell’uso della logica e del raziocinio, da dogmi e assiomi; che è, poi, il fondamento essenziale dell’idea liberale.

Comunque se i sondaggi, pur sempre discutibili e di partigianeria (non sempre chiara e palese, ma intuibile)  danno in crescita costante e progressiva la Lega, ciò significa che stampa e televisione, con i loro attacchi “etero-diretti” dal mondo delle banche, si avviano inesorabilmente sul viale del tramonto.

La chiusura e la trasformazione di molte edicole e il disinteresse del pubblico per i talk-show e altri programmi politici televisivi dimostrano che la gente ha poco interesse a leggere o ascoltare manifestazioni  di un pensiero pilotato o comunque fortemente condizionato dalle proprietà editoriali.

La gente sta dimostrando con sempre maggiore chiarezza di essere  stufa delle chiacchiere dei “soliti noti” (sempre gli stessi!) che appaiono sullo schermo televisivo sotto la conduzione di giornalisti chiaramente schierati e indottrinati e di leggere articoli di firme rese “famose” da un discutibile passato di militanze ideologiche.

Anche se non è al corrente dei retroscena che governano le chiamate ripetute di quei “personaggi” immarcescibili negli studios o nelle redazioni dei giornali,  chi ascolta o legge sta imparando a usare lo zapping o il cestino dei rifiuti.

Certo, l’informazione attraverso i social e la rete, anche sotto il profilo delle fake news,  non presenta meno rischi di quelli di una stampa e di una televisione al servizio dei Paperoni della Finanza.

Il vantaggio è che manca una regia rotta a ogni spregiudicatezza (per usare un eufemismo).

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