Dipenderà dal clima spesso uggioso e piovoso o dalla difficile digeribilità di formaggi cremosi con cui si chiude ogni pasto in Francia, certo è che tra i popoli europei gli eredi dei pugnaci Galli sono i più facili alla furia iraconda.

Da diversi giorni, i Parigini sono scesi in piazza per protestare in difesa dei diritti del ceto medio, tartassato, a loro giudizio, dal sistema economico  ormai nelle salde  mani di banchieri e petrolieri; e negli  Champs Elysee ne hanno fatto di tutti i colori.

La violenza dei manifestanti è esplosa nel modo più drammatico: alti roghi di fuoco, sassi divelti dalle strade e usati come armi contro la polizia,  auto bruciate e  sventrate  usate come barricate, vetrine di negozi infrante, feriti sanguinanti sull’asfalto.

Un brivido, naturalmente, ha percorso la pavida borghesia dell’intera Europa: quella dei salotti-bene, delle gentildonne ingioiellate, dei professionisti “avviati e affermati”, dei benestanti (ma anche dei piccoli borghesi, possessori di un’utilitaria).

Certo: le alchimie dei burocrati di Bruxelles con  l’imbroglio dell’austerity e il blocco “mirato” degli sforamenti di bilancio stanno irritando anche altri abitanti dei Paesi membri dell’Unione Europea. Neppure ai più ingenui eurocontinentali appaiono ormai convincenti i falsi umanitarismi di autorità laiche e religiose: giorno dopo giorno si scopre che essi nascondono (con frequenza sempre maggiore) vere e proprie azioni criminali (da ultimo: sbarchi bene occultati, insieme agli immigranti, di materiale sanitario altamente infetto e pericoloso per la salute degli abitanti dei paesi della cosiddetta “accoglienza”).

Sigle e acronomi celebri cadono nel fango: da ultimo, medici senza frontiere. Di altre organizzazioni sedicenti “benefiche” si scoprono magagne  nonostante i nomi  della Ditta sempre molto rassicuranti.

In più: le ipocrisie di governanti incapaci sia di dire la verità sia di rinunciare agli agi  e ai vantaggi derivanti dal servilismo interessato nei confronti dei Tycoon del potere finanziario mondiale e dell’informazione pilotata da essi controllata, indignano la gente.

La situazione economica generale della Francia e di tutta l’area di terraferma del vecchio Continente è veramente grave, sul piano di una crescita che sembra toccare ormai solo Paesi Asiatici ed extra-Europei. Cina, India e altri Paesi progrediscono; l’Occidente arretra. Gran Bretagna e Stati Uniti hanno invertito la rotta e forse riprenderanno a crescere; i Paesi dell’Unione Europea restano nello “stagno”: produzione di beni materiali e  crescita del p.i.l. battono il passo.

Soltanto le teste pensanti (poche, in verità) sanno che la colpa del malessere europeo è dell’oligarchia dei Tycoon finanziari e industriali di Wall Street di New York e della City londinese (anonimi per il grande pubblico anche se ricchissimi e proprietari dell’intero sistema mediatico) che, da veri e propri “burattinai” manovrano i funzionari bancari di Bruxelles, insediatisi ai vertici dell’Unione Europea, nell’assenza della vera “politica”;  non ignorano che tutti gli Stati-membri sono tenuti fermi al palo a causa dell’interesse a mantenere in piedi sia un’industria zoppicante eternamente bisognosa di credito dalle banche sia un’organizzazione di strutture non governative addette al traffico umano d’immigrati per l’offerta di  una mano d’opera che faccia da stampella provvisoria a una situazione che è drammaticamente priva di sbocchi senza una svolta radicale.

Certo, lo scenario storico-politico, anche se non esaltante è ben diverso da quello del 1789.

Non vi sono più i Borbone con la loro monarchia oppressiva e il lusso ostentato della Corte, adusa ai fasti di Versailles; al posto di Luigi XVI c’è sempre  un inespressivo e incolore Capo di Stato, che come è stato catapultato sul seggio presidenziale da eventi più grandi di lui così può essere spazzato via da un voto popolare.

Eppure…la paura che i Francesi inneschino in Europa una nuova rivoluzione si è diffusa in Europa dopo i disordini di Parigi.

Si tratta, a mio giudizio, di un timore del tutto infondato. Per fare una rivolta vera non ci si danno appuntamenti di sabato in sabato, come hanno fatto le giubbe gialle (Il seguito al prossimo numero: è una formula valida solo per i romanzi a puntate!).

Nel terzo millennio, inoltre, le rivoluzioni non si fanno con i falò nelle strade e le automobili rovesciate.

I popoli seri percorrono la strada della “ribellione” ai soprusi (che oggi sono soprattutto finanziari) senza chiassosi trambusti o manifestazioni di piazza, che anzi sono finanziate e organizzate contro il cambiamento dai Paperoni nascosti nelle ovattate stanze di Wall Street e della City.

Gli Inglesi e gli Statunitensi hanno eliminato dalla scena politica dei loro Paesi gli establishment asserviti al potere finanziario (quello dei Bush, dei Clinton, degli Obama, dei Cameron e degli amici di Blair) e l’hanno fatto semplicemente votando per la Brexit ed eleggendo a Premier Teresa May  e a Presidente della Repubblica Donald Trump; senza alti lai,  senza solenni proclami o richiami a Sommi Valori. L’unica motivazione è stata sia per England e sia per United States:  first.

E’ difficile pensare che qualcosa del genere avvenga in Francia e in Italia.

Certo, la popolarità dell’evanescente Emmanuel Macron scende vertiginosamente: i suoi Ministri si dimettono a ripetizione; la stampa e la televisione, padronali e/o controllate con pugno di ferro dagli Istituti di credito e finanziari, hanno subito pensato di accusare Marine Le Pen di stimolare e sorreggere la rivolta, cercando di incutere il timore che si tratti di una ribellione di stampo fascista; ed è noto che nell’Europa delle fazioni violente del secolo breve e degli opposti estremismi non può esserci anatema peggiore per scatenare la rissa.

Per l’Italia, la situazione è analoga anche se era sembrato (alle elezioni del 4 marzo del 2018) che il primo segnale di riscossa dovesse venire proprio dal paese di Dante (a dispetto del giudizio severo del Poeta sulla natura ambigua e sostanzialmente servile degli Italiani).

Non è stato così. Si è trattato di un’illusione di breve tempo. Si può temere che tra i movimenti della protesta italiana i Tycoon della Finanza mondiale abbiano, probabilmente da tempo, inseriti i propri “infiltrati”, reclutandoli tra nuove leve di quella socialdemocrazia strisciante e nascosta che è divenuta,  in modo certamente interessato, la più convinta sostenitrice dello status quo gradito ai Finanzieri, ai Banchieri e ai Tycoon dell’informazione (sebbene, parte della stampa si sia camuffata da “rivoltosa”).

Certo: gli Italiani dal voto del 4 Marzo hanno ricevuto in dono la liberazione (che si augurano definitiva) dai protagonisti del “decennio nero” (poco utili ormai per il discredito accumulato negli anni) ma hanno avuto anche la prova che nel Bel Paese il catto-comunismo, sia pure a livello di sacrestia, di sezioni sub-urbane e di giornali sedicenti “contro-corrente”, è ben lungi dallo scomparire in breve tempo.

CONDIVIDI

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here