L’ultimo delitto degli assassini seriali denominati dai mass media italiani come ‘’Mostro di Firenze’’ attuato nel 1985 nella frazione degli Scopeti nella campagna toscana mostra un’ulteriore indizio su uno dei casi più controversi della cronaca italiana negli ultimi quarant’anni. Sarebbe stato ritrovato all’interno di un cuscino, un proiettile sparato dalla pistola del ‘’Mostro’’ una beretta serie H, il quale grazie agli sviluppi delle tecniche forensi abbinate all’applicazione della biologia permetterebbe di ricavare il DNA dal proiettile in modo tale di fornire ulteriori indizi o in alternativa di poter identificare chi è stato realmente l’esecutore materiale degli omicidi. Un caso che ha trovato solamente molti possibili e ipotetici colpevoli, con nuove teorie, nuovi spunti, nuovi ‘’mostri’’ che hanno confuso, portato su altre vie le forze dell’ordine, l’investigazione e anche la scienza forense in senso largo. Il primo delitto avvenne nel 1968 dove la coppia di amanti Antonio Lo Bianco e Barbara Locci trovarono la morte con la stessa pistola serie H, fino all’omicidio della ‘’Boschetta’’, in cui Claudio Stefanacci e Pia Rontini vennero uccisi con tecniche così orribili in modo ancora più brutale di un’esecuzione. Proprio a partire da quegli anni, spuntò la matrice esoterica, individuata dal criminologo Francesco Bruno, le cui perizie rappresentarono un dato fondamentale nel rilevamento di ossa e teschi umani ritrovati nelle campagne umbre fra la fine degli anni’80 e gli inizi degli anni ’90. Uno scenario macabro e terrificante che non ha trovato lo sfogo necessario mediato dal principio di verità per poterne far luce, quasi astrazione che si compensa con l’individuazione di una nuova prova, sperando che non si tratti un’altra ipotesi, ma solamente un aspetto concreto e definitivo su una storia che interesso l’intera nazione italiana sulla quale ancora nessuno era riuscito a scrivere la parola fine.

*Contributo di un giovane della Gioventù Liberale Italiana

 

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