Suscitando molto sconcerto il giovane Casaleggio aveva proposto l’abolizione del Parlamento. Il Governo giallo verde ha provveduto immediatamente a  limitarne del tutto l’autonomia, relegandolo ad un mortificante ruolo notarile di mero recepimento di quanto, dopo una faticosa trattativa, il Governo riuscirà, se alla fine riuscirà, a concordare con la Commissione di Bruxelles. È  dinnanzi ai nostri occhi la cancellazione della funzione del Parlamento, attraverso la espropriazione di fatto del diritto di esaminare il DEF, la legge più  importante dell’intero anno, che contiene il bilancio dello Stato. Ignorando totalmente le proteste delle opposizioni ed umiliando i parlamentari della propria maggioranza, trattati come militari in una caserma, i capi della coalizione giallo verde, alla Camera, hanno imposto un voto di fiducia, che ha fatto cadere tutti gli emendamenti, su un testo farlocco,  che  era per altro destinato ad un completo cambiamento al Senato. Il secondo ramo del Parlamento è stato mantenuto fermo ad attendere, con rinvii di giorno in giorno, prima di cominciare il proprio lavoro istituzionale, perché neppure il Governo era in condizione di sapere quale  testo finale sarebbe derivato dalla stressante trattativa con la Commissione Europea. Alla fine il Senato non potrà discutere nulla, non potrà modificare una sola virgola, dovrà soltanto dire signorsì al maxi emendamento del Governo. Lo stesso mortificante rituale dovrà essere ripetuto, in terza lettura, alla Camera. La finanziaria è diventata soltanto materia di trattativa tra i partiti alleati nel Governo e tra quest’ultimo e la Commissione Europea, ignorando del tutto la funzione costituzionale del Parlamento, che da due mesi è tenuto disciplinatamente in attesa di poter ratificare l’eventuale accordo con reiterati voti di fiducia, senza poter interferire.

Una democrazia in ginocchio assiste impotente alla preoccupante esautorazione del Proprio Massimo organo della rappresentanza del popolo sovrano, unico organismo da esso eletto direttamente, sia pure in modo poco democratico. Infatti, abolizione del voto di preferenza, reclutamento di semianalfabeti privi di ogni preparazione o ruolo nella società, rappresentanza costituita soltanto da disoccupati, cassaintegrati, politicanti di mestiere, qualche pensionato, sono state le mosse propedeutiche per arrivare alla completa vanificazione del delicato ruolo dell’organismo della rappresentanza popolare, cancellando quindi il principio della separazione dei poteri tra legislativo ed esecutivo, su cui si fonda ogni democrazia liberale. Anche al di fuori della legge finanziaria, ai deputati e senatori dei due partiti di governo è stata inibita ogni iniziativa a titolo personale che non sia concordata con i capigruppo. Altro che aula sorda e grigia, siamo arrivati all’ovile, al pollaio! La funzione autonoma del potere legislativo è stata abolita dall’editto della Casaleggio & Associati ed, anche all’interno dello stesso Esecutivo, decidono due sole persone, gli altri hanno la denominazione e l’appannaggio dei Ministri, ma non contano assolutamente nulla. Lo stesso Giorgetti, personaggio di esperienza e fino ad ieri molto ascoltato, sembra abbia fatto il pieno dei petulanti attacchi di Di Maio e della canea pentastellata e si è messo da parte. Il Presidente del Consiglio, forse stanco di fare la controfigura, nei giorni scorsi ha dato qualche modesto segnale di insofferenza, ma sa bene che, non può andare oltre, perché non avendo una forza politica propria, non conta nulla e può essere sostituito in qualunque momento con un figurante più docile. Il Ministro dell’Economia,  che è stato trattato alla stregua di un modesto impiegato in sottordine quando proponeva soluzioni tecnicamente corrette, è  stato sbeffeggiato ed è arrivato più volte sull’orlo delle dimissioni. Paradossalmente l’esito del confronto con la Commissione Europea, tuttavia non ancora concluso, gli ha dato pienamente ragione, ma resta dinnanzi ai nostri occhi l’immagine di un uomo competente, mortificato da personaggi arroganti e del tutto ignoranti.

Mi chiedo spesso dove possa andare il nostro Paese. Il grave disagio che investe tutta l’Europa e gran parte del mondo occidentale, in Italia si è percepito prima ed ha prodotto un risultato elettorale, che è subito apparso come la vendetta del marito tradito, che per fare dispetto alla moglie, ha deciso di castrarsi, condannando l’Italia all’impotenza. Non si sono registrate nel nostro Paese violenze, analoghe a quelle della Francia, ma l’effetto di un rancore più  sordo, ha  talmente indebolito le nostre istituzioni, da determinare condizioni che ci costringeranno a pagare  elevati costi e ad una  lunga traversata del deserto, prima di un auspicabile ritorno ad una ordinata democrazia liberale. Non è il caso di temere una svolta definitiva, confidando nella straordinaria capacità del recupero di saggezza del popolo italiano, che saprà reagire all’invasione di questa ultima orda barbarica, come ha fatto in passato nei confronti di altre ben più feroci. È tuttavia incalcolabile il danno che l’incompetenza dei dilettanti al potere potrà produrre, forse persino maggiore di quella che avremmo potuto attenderci da un gruppo di malvagi. Quella che stiamo vivendo è la stessa tragica esperienza della decadenza della democrazia ad Atene, come aveva lucidamente avvertito Socrate.

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