L’Economia da sempre affonda le sue radici nella Politica, una correlazione profonda riscontrabile nelle scienze quanto nella matematica, nella letteratura quanto nella filosofia, anche la Politica produce su diversi fronti una contestualizzazione di natura economica. Fu un italiano, esponente della destra storica, del conservatorismo liberale, quasi più un filosofo che un politico, quest’uomo fu Camillo Benso di Cavour, primo ministro del Piemonte appartenente al Regno di Sardegna. Attraverso la sua produzione intellettuale, fu possibile contestualizzare come nelle sue idee, da un mutamento economico vi era anche un mutamento politico, di conseguenza proprio attraverso Cavour è pensabile la correlazione più netta fra la dimensione politica, del linguaggio, delle opinioni,decisioni e idee, alla dimensione economica le cui idee politiche producono mutamenti nella circolazione del denaro e quindi anche dell’Economia per via di determinate decisioni politiche, anche per via di un preponderante apparato giuridico. In realtà questa profonda correlazione viene individuata da Karl Marx, filosofo del comunismo, nonostante ciò nel caso del filosofo tedesco sarebbe più corretto parlare di Economia Politica, la quale viene analizzata mediante una profonda analisi scientifica nel  “Capitale”, il suo capolavoro, pubblicato nei primi anni ’60 del XIX secolo. Nonostante ciò in Marx è possibile cogliere il concetto di mutamento, nella dialettica storica, dove la storia produce dei cambiamenti anche per certi frangenti di natura economica e politica nel corso del tempo, la dialettica marxiana viene ripresa da Hegel, uno dei primi filosofi ad applicare la metafisica al diritto. Esaminando in maniera più concreta il collegamento intrinseco che vi è fra l’Economia o la Politica, questo è possibile individuarlo in Keyes, economista di origine britannica, il quale mise in guardia l’Europa dell’imminente crisi economica dopo il primo conflitto mondiale, terminato nel 1918. Le teorie di Keynes furono prese come modello di sperimentazione politica per gli Stati Uniti negli anni’30. Infatti il presidente Franklin Delano Rooselvelt applicò con successo i pensieri e le idee di Keynes, quasi eliminando il debito pubblico e l’inflazione prodotta dalla crisi del ’29, soprattutto riducendo gli interessi dei privati , producendo nuovi posti di lavoro con opere di interesse pubblico e sovvenzionamenti agricoli per i contadini in proporzione alla loro produzione per favorire l’incentivazione e soprattutto deviando la naturale tendenza del mercato ad equilibrarsi secondo l’Economia Classica, ma creando uno squilibrio che avrebbe trovato un equilibrio artificiale ma concreto.

*Contributo di un giovane della Gioventù Liberale Italiana

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