-“Giacomo Leopardi è il più grande filosofo italiano di tutti i tempi” – hanno scritto, in libri e in giornali, scrittori, critici e giornalisti del Nord-America e del Regno Unito di Gran Bretagna, valutando, verosimilmente, in maniera positiva l’assenza di condizionamenti religiosi o idealistici nel vate di Recanati. Per liberare uno dei nostri massimi poeti dalla gabbia, pur di oro fino, di una sua dimensione meramente lirica e per farlo assurgere alla gloria (per lui “inedita”) di filosofo e uomo di pensiero di importanza universale è stata necessaria la traduzione in inglese delle Operette morali dello Zibaldone. Tali scritti, in Italia e in Europa, erano sempre state considerate “minori”. Lo Zibaldone era stato addirittura pubblicato postumo nel Bel Paese: una vera concessione “graziosa”, a quell’epoca, a un autore miscredente; e insensibile alla retorica, allora dominante, dei valori risorgimentali.
C’è da chiedersi: che cosa sarà necessario per riscattare Niccolò Machiavelli dall’ironia che sull’autore de Il Principe, sin dai tempi e forse in odio a Caterina de’ Medici, è stata riversata dai nostri cugini francesi, utilizzando in modo dispregiativo il suo cognome per indicare un individuo di particolare cinismo, malvagità e perfida tendenza a macchinazioni amorali? “La calunnia è un venticello, un’auretta assai gentile”….che alla fine poi “trabocca, si propaga, si raddoppia come un colpo di cannone” si ode nell’atto primo del Barbiere di Sivigliadi Gioacchino Rossini. E, difatti, il “calunniato” Machiavelli dalla maldicenza francese è uscito, sin da quei tempi, avvilito e calpestato nell’intero Occidente; anche perché, v’erano tutte le premesse perché ciò avvenisse.
L’accusa “Machiavel”, infatti, non rispecchia soltanto un malanimo dei francesi nei nostri confronti: è frutto della comune (in)cultura euro-continentale, pervasa da dogmi teocratici e ideologici sempre assolutistici, e poco attenta ai sottili “distinguo” della ragione.
L’Europa, ignorando in maniera pervicace e ostinata l’insegnamento di Machiavelli, ha sempre confuso l’attività pratica necessaria alla conduzione della polis,con la morale e, peggio ancora, con la precettistica religiosa e con assiomi etici. In buona sostanza, se oggi il mondo occidentale si è spaccato lo si deve al fatto che il suo polo anglosassone ha seguito la dottrina di Machiavelli circa la distinzione tra politica e morale, e l’altra, l’Europa continentale non è riuscita a sceverare l’una dall’altra, non liberandosi dalla soggezione ideologica all’ebraismo, al cristianesimo, al platonismo e all’idealismo tedesco.
In conseguenza di ciò, mentre i Paesi Anglosassoni, sono indotti a ricercare soluzioni dirette a risolvere i problemi concreti delle loro rispettive comunità, gli altri popoli europei sembrano condannati all’osservanza acritica di astratti doveri morali, laici o religiosi che siano.
In altre parole, soltanto nella parte anglosassone del mondo Occidentale appaiono destinati a persistere, ancora vivi e vitali, i sistemi “liberal democratici” caratterizzati da pragmatismo, utilitarismo, capacità di garantire una buona convivenza sociale ai cittadini; nell’Europa continentale, no.
Non si tratta, comunque, di un’evenienza nuova. Se la spaccatura è apparsa in modo evidente con la Brexit e con l’elezione di Donald Trump, da sempre gli Europei del continente hanno anteposto il tumòsal logos, il comportamento emotivo e irrazionale alla logica e alla razionalità.
La trasformazione della lotta politica in una sequela di battaglie ritenute di grande valore etico o religioso è stata una “costante” europea con corollari d’intolleranza, di ferocia, di ostilità invincibili. La volontà di distruggere il “nemico”, infedele o schiavo del Male, è apparsa sempre indomabile.
Le guerre cosiddette di principi inviolabili e di sommi valori, le contrapposizioni fideistiche per scismi ed eresie di varia specie, per consuetudine inveterata, “non fanno prigionieri” e “non lasciano feriti sul campo di battaglia”.
In più, il Vecchio Continente, per le sue tendenze manichee, è caduto più e prima di ogni altra parte del mondo, anche nella trappola dei conflitti tra orientamenti ideologici violenti, sedicenti salvifici e volti al Bene dell’umanità e i massacri reciproci tra fascisti e comunisti non sono mancati. Alle guerre tra fedi religiose, si sono aggiunte quelle per perseguire gli obbiettivi indicati dai venerati Maestri del pensiero post-hegeliano.
In Italia, non sono neppure mancate le alleanze contingenti che ogni guerra comporta: a una prima intesa clerico-fascista ne è seguita un’altra catto-comunista che ancora, sia pure sotterraneamente, perdura.
In definitiva, in uno scenario presso che uniforme, i soli nemici della Politica intesa come Morale sono sempre stati e continuano a essere i pensatori liberi, gli empiristi, i pragmatici, i cultori del dubbio e della tolleranza, i ricercatori esasperati di soluzioni pratiche a problemi veri e concreti, privi dei paraocchi delle fedi e delle ideologie ritenute etiche e morali.
Naturalmente, chi eleva a sistema di comportamento politico il Manicheismo, trae altre conseguenze dalla distinzione che lo porta a distinguere il Bene dal Male: chi è per il primo rientra nella “parte migliore” della umanità; chi opta per il secondo è tra i cattivi.
E’ ciò che si sta verificando in Italia dopo la chiusura dei porti disposta dalle Autorità di governo per bloccare il traffico dei “migranti”. Chi condivide le misure del Ministro dell’Interno rappresenta il Male assoluto perché il Bene starebbe tutto dalla parte degli “aperturisti” disposti ad accogliere quelli che taluni definiscono “gli schiavi del terzo millennio”.
I sondaggi dicono, però, che tra gli Italiani è in crescita il numero dei “cattivi” e, in buona sostanza, seguaci di Machiavelli. Se così fosse, addio schiavitù! Chi ama fare quattrini sul lavoro a bassa paga dei centro-africani, reclutati da solerti Organizzazioni non governative, misteriosamente retribuite, non potrebbe più procuraseli con tale beneficio!

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