Da mesi mi domando per quanto tempo ancora ed a costo di quali e quanti altri disastri dovremo attendere perché gli italiani si accorgano del tragico errore di aver mandato al Governo del Paese gli analfabeti del M5S e quando Salvini, prima di esserne travolto, si deciderà a mollarli. Da un quarto di secolo il nostro sfortunato Paese è mal governato in seguito ad un’ondata emotiva, ben orchestrata, che ha dipinto la classe dirigente del precedente cinquantennio, come una casta di ladri, profittatori e privilegiati, disconoscendo che ad essa invece si dovevano la ritrovata democrazia, insieme alla libertà, la Costituzione repubblicana, il miracolo economico, una crescita civile e culturale senza precedenti, l’ingresso nell’Unione Europea e nella modernità. È vero, durante gli ultimi anni della cosiddetta Prima Repubblica erano stati commessi degli errori causati dall’assemblearismo compromissorio, responsabile dello sperpero di molte risorse pubbliche con episodi, anche gravi, di corruzione. Tuttavia è stata fatta la scelta suicida di buttare via il bambino con l’acqua sporca. Una campagna mediatico giudiziaria, palesemente manovrata e finanziata dall’estero, con la iniziale complicità dell’ex partito comunista che aveva cambiato denominazione ed aspirava ad andare al Governo, ha prodotto una devastazione progressiva e sistematica dello Stato di Diritto, distruggendo prima i partiti tradizionali e, dopo, lo stesso Parlamento e le altre istituzioni garanti dell’equilibrio dei poteri.
Sono sorti dal nulla partiti personali con leader padroni, che hanno determinato contrasti feroci e campagne di delegittimazione personale. Attraversata prima una lunga fase di berlusconismo con relativo esasperato antiberlusconismo, successivamente è venuto il turno del renzismo, che, anche per la fretta e gli errori commessi dal giovane protagonista, ha generato un altrettanto rancoroso antirenzismo. Oggi nella anomala coalizione giallo verde si è aperta una contesa senza esclusione di colpi fra i due rispettivi capi dei partiti alleati, che, pur rimanendo insieme nel Governo, si odiano e sono in continua polemica e concorrenza tra loro per stabilire chi la spunterà nella folle corsa per primeggiare nei confronti dell’alleato provvisorio di oggi, concorrente di domani.
Intanto, a causa delle clamorose disfatte di questo lungo periodo, l’Italia si avvia alla rottamazione istituzionale e finanziaria, determinata in parte dall’inesperienza dei nuovi governanti, ma anche dal tentativo di entrambe le forze alleate di conquistare attraverso il denaro pubblico, per altro speso in deficit e a carico delle future generazioni, ulteriori fasce di elettorato. Tutto questo porterà il Paese, se non dovesse esservi un rapido cambio di rotta, direttamente e definitivamente in discarica.
Di Maio ed il M5S avevano fatto una rumorosa, in parte anche condivisibile, opposizione quando l’Esecutivo del PD aveva salvato le Banche Venete, Banca Etruria ed MPS, quest’ultima da sempre a disposizione del maggior partito della sinistra italiana. Improvvisamente, persino il mite Conte, che sembrava rassegnato, (nel suo impeccabile vestitino di sartoria con immancabile pochette) a svolgere un ruolo notarile, si è imposto, anche a costo di mettere in grandissima difficoltà il movimento che lo aveva voluto come Capo del Governo, per deliberare il salvataggio di CARIGE, non potendo sottrarsi alla richiesta del suo maestro e sodale Prof. Guido Alpa.
I contrasti, all’interno del Governo e della maggioranza vanno crescendo di giorno in giorno, ormai su quasi tutti gli argomenti e, venuto meno il ruolo di mediatore del Presidente del Consiglio, si potrebbe arrivare ad una crisi in qualsiasi momento, senza neppure attendere le elezioni europee. La decisione di Conte di accogliere alcuni migranti, senza tener conto dell’opinione di Salvini, ha determinato una forte tensione, che si aggiunge a quelle sul referendum propositivo preteso dai grillini senza o con un quorum bassissimo, allo stop alle trivelle nell’Adriatico, alla reiterata manifestazione di ostilità alla TAV del Ministro Toninelli in difformità con l’orientamento della Lega, insieme agli altri contenziosi che si manifestano quotidianamente. Tali differenze hanno portato le due forze politiche al limite di una rottura, che potrebbe essere imminente, probabilmente dopo le elezioni regionali in Sardegna ed Abruzzo.
Salvini non può più rinviare la necessaria decisione di aprire la crisi di Governo per evitare di essere travolto dall’ondata di malcontento che sta crescendo nel Paese di fronte alle inaccettabili pretese dei pentastellati di demolire l’impianto dello Stato di Diritto, delegittimando il Parlamento, cancellando la divisione dei poteri e bloccando gl’investimenti, per avviare l’Italia verso la decrescita felice da loro auspicata, con un ritorno allo statalismo, all’assistenzialismo e alle conseguenti nazionalizzazioni, insieme al sussidio del reddito di cittadinanza. Se la Lega dovesse trovare il coraggio di far cadere subito il Governo, si potrebbe ancora evitare che tale ultimo sciagurato provvedimento diventi legge e creare, anche attraverso nuove elezioni, una maggioranza diversa, che riprenda la strada delle riforme strutturali e del risanamento della finanza pubblica.
Rimane il problema di una prospettiva politica di navigazione a vista, senza grandi progetti e visioni politico culturali per il lungo termine. Di fronte al fallimento del globalismo, che ha bloccato la crescita economica delle classi medie ed ha determinato la corsa a rifugiarsi in un miope populismo autoritario e nazionalista, la società aperta appare sconfitta e ripiegata su se stessa. Il Paese invece abbisogna di nuove prospettive e speranze per sottrarsi alla doppia esposizione, da un lato, agli attacchi della spregiudicata finanza globale e delle multinazionali senza frontiere e, dall’altro, alla concorrenza spietata delle economie emergenti, che si rivelano sempre più attrattive per una delocalizzazione, che impoverisce le economie dei paesi maturi. Si tratta, e non è facile, di immaginare nuovi orizzonti per la ripresa economica ed occupazionale, insieme ad un sistema di controlli e condizionamenti per la pirateria delle multinazionali e di contrasto alla concorrenza dei Paesi emergenti con mano d’opera a basso costo.

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