Le elezioni del prossimo Maggio 2019 saranno abbastanza  decisive per il destino della parte continentale della Vecchia Europa.

Se i partiti che attualmente detengono la maggioranza in Parlamento usciranno sconfitti, come appare prevedibile a causa del malcontento che circola nel vecchio Continente, i vincitori potrebbero indire un referendum per sapere dai cittadini dei vari Stati-membri se l’Unione Europea, in base alla visione delle cose che essi hanno maturato, debba continuare a dipendere, in vera sostanza, dalle direttive di Wall Street e della City, imposte attraverso i tecnocrati di Bruxelles e costituire, in tal modo, l’ultima appendice del capitalismo finanziario-monetario (da cui progressivamente si stanno liberando Gran Bretagna e Stati Uniti d’America) o contribuire attivamente a trasformare l’Unione Europea in una Confederazione di Stati con un proprio governo politico, capace, quindi, di scegliere, senza condizionamenti esterni, la politica economica più idonea a porla nel novero dei grandi centri produttivi del Pianeta.

Se questo è il vero nocciolo della questione, si comprende agevolmente che tutte le chiacchiere sul “sovranismo” affrontano il tema con un’ottica distorta: non si tratta di recuperare “sovranità” per Stati che intendono ritornare a essere “divisi” l’uno dall’altro ma di cedere la propria sovranità (finanziaria, territoriale e così via) a una vera e propria entita politica che sia l’espressione di tutti i popoli rappresentati e non a banchieri e bancari di nessuna sensibilità adeguata al governo di una confederazione di Stati.

Lo scopo dev’essere anche quello di ricompattare l’intero mondo Occidentale con la comune e ferma volontà di riavere il suo ruolo nel mondo produttivo di beni (immateriali e materiali) e di servizi, in piena competizione con Cina, India e via dicendo e di non ridursi a elargire denaro in credito per produrre nuova ricchezza monetaria.

Anche se non sarà un voto referendario quello che gli Europei dovranno esprimere nella prossima primavera l’esito delle votazioni potrà costituire o l’avvio di un iter  lungo e laborioso per cambiare l’attuale stato o la perpetuazione di una rabbia permanente di molti eurocontinentali insoddisfatti dello stato di stallo in cui l’Europa è precipitata a causa della mancanza di una “politica” polidirezionale e non subordinata alle esigenze delle banche.

Solo, d’altronde, una maggioranza diversa da quella presente nell’attuale Parlamento potrà essere convintamente propensa a rivedere le basi dell’Unione.

Naturalmente, per la scelta di tale nuova maggioranza bisognerà fare i conti con le peculiarità delle realtà politiche dei vari Stati-membri (che, peraltro,  non sono così distanti l’una dall’altra) e capire quali forze agevolerebbero il compito del “cambiamento” e quali no.

Non v’è dubbio che tra gli oppositori a ogni mutamento dello status quo bisogna conteggiare i cristiano-sociali (o democristiani ed ex democristiani che dir si vogliano),  i socialdemocratici di varia intensità nella colorazione del rosso, i radical chic,sedicenti “intellettuali”, appartenenti alla classe borghese e portatori dei cosiddetti “valori repubblicani” alla francese (liberté, egalitè, fraternitè), molti affini a quelli della sinistra.

Sul fronte opposto, vi saranno i partiti che si qualificano e sono in realtà, almeno prevalentemente “anti-sistema”, ma che, al di fuori dal desiderio comune, preponderante e da tutti condiviso di cambiare l’Unione Europea, esternano anche un pout-pourrì di istanze anomale, difficilmente assimilabili,  conciliabili tra di loro e accettabili dagli strati più evoluti e up to date delle popolazioni.

Chi voglia un’Europa diversa da quella ora gestita dai tecnocrati (banchieri e bancari) di Bruxelles, in base alle direttive del capitalismo monetario, vuole porre fine ai vincoli agli Stati-Membri dell’Unione di tenere sempre fondi a disposizione per ripianare i deficit delle Banche e le spese di trasporto e di accoglienza degli immigrati; entrambe le misure rese indispensabili dalla scarsa competitività dell’industria manifatturiera eurocontinentale, a causa della concorrenza di Paesi con basso costo del lavoro.

Chi considera i limiti di sforamento di bilancio un ostacolo alla crescita onni-produttiva del Paese (e non limitata quindi al denaro prodotto dai prestiti, che soddisfa ampiamente soltanto gli istituti di credito), chi non tollera più di vivere in un Paese eterodiretto da burocrati ben pagati ma insensibili ad istanze socio-politiche….chi desidera tutto ciò non può che ricordarsi di Indro Montanelli.

E’ necessario che si  turi il naso e voti per un partito “anti-sistema” che, pur con i suoi ingredienti indigeribili nel bolo offerto agli elettori, interpreti meglio, alla prova del nove, l’istanza di trasformazione di cui s’è detto e s’ignorino i  “ninnoli” (anche di pessimo gusto o di discutibile fattura) aggiunti alla sua proposta politica di fondo.

Naturalmente, il lavoro ai fianchi, fatto dall’intellighentiainternazionale, divenuta per propria convenienza, gauchiste (cristiani, socialcomunisti, repubblicani nel senso francese sono dovunque in catastrofica discesa), allo scopo di identificare, in maniera manichea, la Sinistra con il Bene assoluto e la Destra con il Male di uguale natura, sarà sfruttato al massimo per attribuire ai movimenti che propugnano il rinnovamento dell’Unione Europea connotazioni xenofobe, razziste, destrorse in senso fascista, tali da suscitare lo sdegno dei benpensanti e dei timorati di Dio.

Tra gli elettori europei, gli Italiani sono quelli tenuti a porre la maggiore attenzione nella scelta dei propri rappresentanti al Parlamento europeo. I nostri due “movimenti anti-sistema” sono oltremodo confusi, tra di loro contraddittori, pur se attualmente alleati nel governo del paese.

E’ necessario sottoporre a una severa “vivisezione” i loro progetti politici; capire perché spesso leghisti e pentastellati non sono  sempre, sulla stessa lunghezza d’onda, i secondi più  dei primi appaiono legati ai gauchisti, di varia origine, per loro natura più vicini alla linea della sinistra italiana tradizionale, distrutta da Renzi, dagli scandali e dai mille conflitti interni. Anche il caso del salvataggio della Carige, sulla falsariga di quello del Monte dei Paschi di Siena, è sintomatica degli input che provengono dai misteriosi componenti e soci della piattaforma non a caso denominata Rousseau. Dal loro canto, i leghisti hanno tra i loro ranghi personaggi legati a visioni superate e retrograde dei diritti civili (gay, aborto, famiglia) incompatibili con  una società progredita del terzo millennio.

Un problema ulteriore, anch’esso esclusivamente italiano, è quello di capire se alle elezioni europee i due movimenti, cosiddetti “anti-sistema”, si presenteranno in qualche modo uniti (per essere certi di prevalere sulle altre forze) o divisi (per evitare confusioni, quasi giornaliere, ormai,  nella mente degli elettori).

 

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1 COMMENTO

  1. Di sicuro nulla deve essere come prima … nel senso che va comunque ripensata quest’ Europa governata dalla BCE e dalla Finanza e da un ‘ asse Franco-Tedesco-Lussemburghese ! E questo potrà accadere solo se vinceranno i gruppi politici che si oppongono al sistema di governo attuale europeo ! Non vedo perché i cristiano sociali-ppe o anche i socialdemocratici dovrebbero avere ragioni di riformare il sistema di governo e di potere europeo attuale figlio delle loro politiche . Abbiamo bisogno degli Stati Uniti d’ Europa su un modello americano con l’ elezione diretta del Presidente del Parlamento Europeo e di un Parlamento che faccia le leggi da essere valide per tutti gli Stati membri ”sovrani” e non schiavi della Commissione Europea che elegge il suo Presidente.!

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