Lo scadimento della classe politica di governo non soltanto in Italia ma un po’ dappertutto, soprattutto nei Paesi dell’Europa continentale è un dato certamente preoccupante; e ciò, soprattutto  ai fini della sopravvivenza dei sistemi liberal-democratici.

Ancora più sconvolgente, però, agli stessi fini, è il marasma  che caratterizza l’amministrazione della giustizia sia a livello comunitario sia in ambiti nazionali euro-continentali piuttosto numerosi.

L’Italia, naturalmente, tra gli Stati-membri dell’Unione Europea è in prima fila.

Le notizie diffuse dai giornali quotidiani che sconcertano l’opinione pubblica e determinano scoramente anche nei più ottimisti dei nostri connazionali che ancora confidano nello stellone che proteggerebbe il territorio dello Stivale, sono ormai all’ordine del giorno; spesso sono a ridosso l’una dell’altra, in un accavallarsi sorprendente.

Si legge di tutto e qualche notizia appare di una tale aberranza da fare apparire ridicolo ogni quisque de populo“italiota” che insista nello stupido orgoglio di definire il Bel Paese la “culla del diritto”.

Anche da Corti e Tribunali della parte continentale Europea di livello comunitario o nazionale (in tale ultimo caso, in misura, comunque, di gran lunga inferiore che dall’Italia) giungono, spesso,  decisioni molto conturbanti.

Se ciò avviene, è probabile che la ragione debba ricercarsi nella diversità culturale (e conseguentemente politica e ordinamentale) che ormai caratterizza i due blocchi in cui s’è spaccato il mondo Occidentale: il polo anglosassone, da un lato, e quello euro-continentale, dall’altro.

Mentre, infatti, nelle liberal-democrazia anglo-americane è il popolo sovrano a dare l’investitura a tutti e tre i poteri dello Stato, Legislativo, Esecutivo e Giudiziario, eleggendo i propri rappresentanti al Parlamento, nominando, in via diretta o indiretta i membri del Governo e affidando la giustizia, per la sua delicatezza, a persone di matura esperienza professionale e con modalità di nomina, almeno dei vertici, da parte della stessa Comunità dei cittadini in base a norme particolarmente severe; in quelle dell’Europa continentale sono nominati pubblici accusatori e giudici dei meri dipendenti statali (dopo la  “vittoria” alle prove di un concorso necessariamente nozionistico, data la giovane età dei partecipanti).

In altre parole,  ad accusare e  giudicare gli altri cittadini possono essere, paradossalmente,  giovani, di ambo i sessi, ben lontani dalla soglia della maturità, appena usciti dall’Università e totalmente privi di esperienza. Essi, per giunta, non sono mai chiamati a rispondere, in modo reale e significativo, delle loro azioni in materia accusatoria e giudiziaria, davanti a un’autorità sovraordinata.

In Italia, l’organizzazione dei dipendenti statali del potere giudiziario è affidata alla stessa corporazione, sostanzialmente auto-gestita, anche per i provvedimenti di natura disciplinare, dai rappresentanti della pubblica accusa e degli organi giudicanti.

La differenza tra i due blocchi dell’Occidente sopra delineati, anche e soprattutto per il fatto che lo stesso giornalismo non presenta più le medesime qualità di serietà e di affidabilità delle grandi firme del passato, non è tanto importante per la qualità della giustizia data ai cittadini (l’eccellenza è rara in tutti i sistemi giudiziari del Pianeta, per l’umana fallibilità degl individui), quanto per la tenuta del sistema liberal democratico, molto più garantito nel polo Anglosassone che in quello Euro-continentale.

Un’Unione Europea, già burocratizzata nei suoi vertici operativi di Bruxelles e nelle pubbliche amministrazioni “colbertiane” o “asburgiche” e comunque sottoposte alle ingerenze del potere politico  dei vari Stati-membri, e affidata, per giunta, alla giustizia che possono amministrare, a livello comunitario, i funzionari scelti discrezionalmente dagli establishment al vertice dei vari Paesi e, a livello nazionale, gli impiegati dei vari Stati, assunti con prove selettive gestite da funzionari ministeriali sarà molto più facile “preda” dell’egemonia di poteri “occulti”, soprattutto finanziari, di quanto non lo siano i Paesi Anglosassoni con un Parlamento, un Governo e una Giustizia direttamente espressi e indirettamente controllati dalla collettività dei cittadini.

Ecco perché, nel nostro malandato Paese, pur bisognevole di riforme appropriate nel suo generale sistema ordinamentale, una radicale trasformazione del suo sistema giustiziale appare la più urgente da realizzare.

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