Mi sembra che le analisi circolate nel PLI sulla situazione italiana non abbiano tenuto conto di alcune considerazioni fondamentali per cercare di capire il momento politico che stiamo attraversando e per intravedere un futuro migliore possibile.

E questo nonostante che le considerazioni che vi rammento so che sono sostanzialmente condivise.

La prima e la più ovvia è che è inutile parlare dell’Italia e degli affanni del popolo italiano se non si inquadra il tutto all’interno dello scenario internazionale.

E’ proprio la situazione mondiale dei popoli, dell’economia, della socialità e soprattutto dei diritti individuali che ci deve terrorizzare.

Ormai la vita dei cittadini delle diverse nazioni è condizionata dall’egemonia delle forze finanziarie che sono capaci di ogni cosa pur di aumentare il proprio potere: rinunciano tranquillamente ai diritti dell’uomo sanciti dalle costituzioni di tanti stati, impongono di fatto scelte politiche atte solo a far aumentare la propria influenza, determinano senza alcun scrupolo la riuscita o meno dei governi.

E poiché la loro prosperità aumenta soprattutto con l’aumentare dei volumi d’affari che si svolgono nel mondo sponsorizzano una società ove la crescita continua economica è la base per la pace sociale.

Ma ormai la gente ha capito o meglio ha percepito che lo sviluppo tradizionale, su cui si sono basate le società occidentali negli ultimi due secoli, ha percepito che questo sviluppo non può continuare all’infinito e che dunque tutto ciò che ieri era doveroso attuare forse oggi non va più attuato.

E nella confusione di una percezione non razionalizzata da un pensiero logico si commettono scelte affrettate e spesso sbagliate.

Ma noi dobbiamo capire che tante di queste scelte sono una rivolta, giusta, contro l’inganno in cui oggi i popoli occidentali si sentono a ragione o a torto prigionieri.

Il problema non è, non sarà quello di ricostruire il problema è oggi individuare un modello di società mondiale più giusta.

La libertà della circolazione delle merci, dei capitali, degli uomini che noi abbiamo voluto non essendo accompagnata dalla identica circolazione di valori condivisi ha generato e sta tutt’ora provocando ingiustizie immense in tante parti del globo.

La situazione in cui vivono grande parte dei popoli africani, l’alienazione di tanti sudamericani a cui il mondo ricco chiede sacrifici ambientali che lui non ha fatto e che non è disposto a pagare, e nel mondo occidentale i numerosi gruppi di manovalanza operaia che vedono svanire le possibilità di un roseo futuro in nome della libertà di commercio internazionale sono queste solo una parte delle situazioni a cui il pensiero liberale non è stato sin’ora capace di dare risposta.

Così diventa inutile stracciarsi le vesti se in casa Italia abbiamo una situazione quasi postrivoluzionaria: basta guardare in altre parti del mondo Gran Bretagna, Francia, Stati Uniti e troviamo situazioni di disagio che spingono tutte verso una vera e propria rivoluzione delle scelte politiche e della società.

Io non sono pessimista per l’Italia lo sono per il pensiero liberale: da sempre si dice che “un uomo non è mai fallito sino a che non da la colpa del proprio fallimento agli altri”, noi dobbiamo rimboccarci le maniche e capire dove abbaiamo sbagliato.

Non dimentichiamoci che questa Italia è figlia delle nostre scelte politiche fatte neppure troppi anni fa.

Basti pensare al mondo della istruzione e della ricerca che abbiamo trascurato colpevolmente in favore di altre scelte ed oggi siamo il paese con il più basso numero di laureati in Europa!

L’educazione diffusa è l’unica risorsa che riesce a dare successo ad un popolo, dopo l’unità d’Italia il nostro meridione ha avuto le difficoltà che sappiamo semplicemente perché l’85 per cento dei suoi abitanti era analfabeta contro il 50 per cento della Lombardia e delle regioni del nord.

Oggi l’ignoranza al potere è anche colpa nostra, anche da qui dobbiamo partire per serenamente pensare a quale tipo di futuro possiamo traguardare e a cosa dobbiamo fare per realizzarlo.

Vorrei anche ricordare cosa scrive Sabino Cassese “Sarebbe sbagliato attribuire meriti e demeriti alle due forze politiche che sono riuscite a mettersi d’accordo. Le ragioni della loro vittoria risalgono a tutto il settantennio, che l’ha in qualche modo preparata….lo storico francese René Grousset ha osservato che – nessuna civiltà viene distrutta senza essersi prima rovinata da sola-“

Non si può essere né pessimisti né ottimisti, bisogna essere i ricercatori di una via nuova che possa in qualche modo risolvere i problemi che oggi rendono difficile la vita di tante persone, dobbiamo trovare nuovi obiettivi per le nostre genti renderli condivisi e lottare per essi dimenticandoci la supposta gloria del passato ma solo guardando al futuro.

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