Matteo Salvini e Luigi Di Maio sono in difficoltà di vario tipo: alcune sembrano comuni a entrambi; altre specifiche di ognuno dei due “movimenti”.

La difficoltà comune è anche la maggiore. Alle prossime elezioni europee i due Dioscuri della politica italiana, per avere spazio anche nella politica nazionale, dovrebbero poter sottrarre l’Unione Europea all’egemonia dei cristiano-sociali e dei social-democratici, partiti politici  che sono tutt’altro che privi di solide alleanze nel mondo Occidentale.

Sono, infatti, dalla parte della gestione dell’Unione Europea sinora vincente:

1) le forze del monetarismo occidentale, interessate a far reggere in piedi imprese euro-continentali industriali zoppicanti (id est: non più competitive per l’alto costo della mano d’opera e del welfare) perché sono soprattutto esse ad avere bisogno del credito delle banche;

2) la maggior parte dell’intero sistema mass-mediatico occidentale, in mano di banche proprietarie o creditrici:

3) i più famosi e noti “maestri del pensiero” e gli “intellettuali” di più brillante e facile parola, selezionati dalla proprietà editoriale, come autori di articoli su giornali o di partecipazione a talk-show televisivi;

4) i partiti collegati idealmente (e forse non solo) con la vecchia socialdemocrazia mondiale, tuttora in vita: i Democratici nell’America del Nord (seguaci di Clinton, Obama), i laburisti in Inghilterra (fedeli di Blair, Corbyn),  i cristiani e socialisti tedeschi (al seguito di Merkel e Shultz), i socialisti francesi e spagnoli (Macron, Suarez) gli ex democristiani e i post-comunisti del Partito democratico italiano e così via in altri Paesi;  movimenti che continuano a definirsi “di sinistra”, pur essendo perfettamente consapevoli di non avere ormai alcuna possibilità di azione politica volta alla felicità ecumenica del mondo, dopo i cattivi esempi delle nomenklature partitiche (arricchitesi a dismisura, a dispetto dell’aumento del tasso di povertà nel globo), ma che non abbandonano il vessillo della piena occupazione operaia in fabbriche in crisi, non solo per chiari motivi elettorali ma anche per mascherare meglio le loro scelte politiche, coincidenti con quelle dei finanzieri di Wall Street e della City.Inoltre, i “buonisti” della sinistra (cattolica e comunista) dalla beneficenza statale hanno sempre saputo trarre vantaggi;

5) gli “addormentati” di ogni partito, usi a concepire la lotta politica solo in funzione di sfogo emozionale di rancori,  odi e idiosincrasie personali.

6)i giovani e spesso inesperti leader,cresciuti politicamente non si sa come né dove e setacciati con l’ausilio di misteriosi filtri (informatici e non) per essere imposti, con l’aiuto di personalità di spicco, in tenzoni elettorali che i mass-media, tutti di proprietà padronale o politica (di un certo tipo)  hanno il compito di configurare e modellare in modo utile per consentire il successo anche di individui del tutto anonimi e sconosciuti.

Per converso, i movimenti della protesta, sanno bene che Inglesi e  Statunitensi sono riusciti a fare fuori, elettoralmente, i vecchi establishment dei loro due Paesi (che erano divenuti completamente dipendenti dal sostegno economico e mass-mediatico dei grandi istituti del credito mondiale) e che sono in forte aumento le masse degli Stati-membri dell’Unione Europea che non accettano di essere  stati brutalmente privati della loro originaria sovranità, di subire l’intromissione politica, nei loro affari inerni, delle Banche, delle Borse, delle Agenzie di rating(che con le loro valutazioni, con i loro reporttendono a orientare l’azione politica dei Paesi). Sono strati della popolazione che non disconoscono l’utilità di stare insieme nel vecchio continente ma che  vogliono Stati Uniti d’Europa politicamente autonomi e non (etero)diretti da funzionari bancari, all’interno e all’esterno della comunità.

Quando, però, i movimenti constatano che l’appoggio più importante alla loro azione proviene, in buona sostanza, dai conservatori inglesi (con poche eccezioni) e dai repubblicani americani (con alcuni dissenzienti), sprezzantemente, definiti (sui giornali e nelle televisioni delle banche) “di destra” cominciano a spaccarsi e le divisioni e i problemi diventano specifici a ogni forza in campo per la protesta.

Capire che cosa possa succedere in futuro, diventa a questo punto un rebus complicato e complesso che impone all’elettore di  procedere a tentoni.

Sembra verosimile che la posizione dei Conservatori inglesi e dei Repubblicani americani possa essere condivisa da Matteo Salvini, ma non da Luigi Di Maio.

Crollato il social-comunismo, ritenere che il nuovo nemico da abbattere sia proprio il capitalismo finanziario e monetario, che blocca la produzione dei beni, materiali e immateriali, e rende sempre più ricchi soltanto gli gnomi delle Banche a danno di tutti gli altri abitanti del Pianeta rappresenta una posizione “liberale” cui non dovrebbero darsi altre connotazioni (destra, sinistra, centro).

Ora che i due Dioscuri dell’attuale governo possano considerarsi “liberali”  è veramente dubbio.

Il leader della Lega, non mettendo a tacere alcuni suoi collaboratori, di posizioni “illiberali” in materia di diritti civili e di famiglia ne ha condiviso veramente  tante. Dal Movimento Cinque Stelle sono giunte addirittura proposte di sopprimere le elezioni parlamentari e di affidarsi a sorteggi per la scelta di parlamentari e governanti!

Dato, però, che non si tratta ormai (nè in Italia nè altrove in Europa) di scegliere rappresentanti del popolo pienamente adeguati al loro ruolo e che non ci si vuole neppure affidare a un “governo dei custodi” di antica memoria, si può convenire che il leader della Lega abbia frecce nel suo arco di non poco conto se raffrontate a quelle dei penta-stellati, anche perché  gli sono state offerte da studiosi seri dell’economia mondiale.

Bloccare investimenti produttivi in nome della cosiddetta “austerità” e imporre pareggi di bilancio e divieti di sforamento per consentire agli Stati-membri di fronteggiare con i soldi dei contribuenti “tenuti sotto il mattone” le crisi bancarie (eventuali) e le spese necessarie (certe) per il traffico di mano d’opera a basso prezzo significa favorire quella “decrescita felice” teorizzata da studiosi vicini ai tycoon di Wall Street e della City, ma certamente deleteria per gli abitanti del vecchio continente.

Naturalmente, per fare cambiare la musica orchestrata sinora dai tecnocrati di Bruxelles, il movimento di Salvini può contare sulla libertà di comunicazione offerta dal Web. E ciò, soprattutto, in futuro,  per difendersi e contrattaccare sulla necessità, se condivisa, dello stop all’immigrazione incontrollata della forza-lavoro; misura già realizzata da Gran Bretagna e Stati Uniti d’America.

Tutto ciò, però, non sembra essere gradito all’altra ala della protesta. V’è chi sostiene, per la possibile presenza  di veri e propri infiltrati  in essa di appartenenti a piattaforme mediatiche apparentemente gauchiste e vicine, in maniera sostanziale, anche sospetta, alle posizioni cristiano-sociali e social-democratiche che si dice di voler combattere.

Gli Italiani assistono frastornati alle diatribe che si svolgono in ambito governativo tra Lega e Movimento Cinque Stelle,  ma non sono così stupidi da non avere capito che non tutte le posizioni contrabbandate come protesta sono veramente tali.

Se le misure che si vogliono adottare vanno nella stessa direzione di quelle sostenute dalla gauche euro-continentale e se si è capito che tale movimento di pensiero (o d’interesse) è diventato l’unica longa manus possibile dei poteri finanziari, industriali e informativi,  arroccati negli Uffici delle centrali mondiali di Wall Street e della City che senso ha votare per un Di Maio al posto di un Renzi o di un Fico al posto di un Macron?

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