Gli esempi canonici di stato “centralista” e di stato “federale” , senza bisogno di andar lontano o di ricordare eventi drammatici come le secessioni americana o Iugoslava, li abbiamo qui davanti a noi : La Francia e la Germania. E tutti e due funzionano abbastanza bene. Certo uno può sentire un’autorità locale più vicina e partecipata, allo stesso modo però che un altro può sentirsi al contrario sulla testa troppi livelli di potere (sono ben 6, dalla circoscrizione alla UE) e tutti a regolamentare a imporre regole, tasse, divieti e gestirsi un pezzetto di welfare. Ma tutti e due i sistemi, volendo, funzionano. Si può ipotizzare che forse i francesi sono più simili a noi degli ordinati tedeschi, ma alla fine si può trovare una ragionevole efficienza in entrambi i sistemi, a patto di utilizzare il buon senso, tenere fermi i principi e non cercare  di ottenere cose diverse da quelle che si dichiarano.  Il buon senso mi sembra dire, ad esempio, che se un tronco stradale congiunge semplicemente due città della stessa regione è abbastanza logico considerarlo regionale, mentre un asse fondamentale come l’autosole è direi nazionale per sua natura e da non spezzettare in tante mini autorità, lo stesso dicasi, sempre ad esempio, per i fiumi, mentre, che so, il servizio sanitario nazionale, che permette, quando opportuno, di farsi curare in un’altra regione è cosa buona, contrariamente al dover andare fino a Roma per una banalità locale. Se lo scopo però è di restituire al cittadino tutta la sua libertà, confiscata da anni di statalismo socialista, il problema non è di dare più potere alle regioni rispetto ai ministeri o viceversa, ma di diminuire realmente i poteri dello stato, centrale o periferico che sia, allo stesso modo che l’efficienza economica non dipende da trasferimenti all’interno del pubblico, ma dalle privatizzazioni. Insomma le regioni, in astratto, si possono potenziare o, al contrario, addirittura abolire, perché il problema non è lì.  L’intuizione originaria della Lega, ripresa dalla più classica delle considerazioni liberali, e cioè che l’uomo solo su di un’isola deserta non sia libero, ma solamente solo e che il problema della libertà individuale sia in realtà legato a quello della comunità in cui l’individuo vive è un attitudine che stata molto meritoriamente estesa da Salvini a tutta la comunità nazionale e di questo l’Italia intera deve essergli grata, perché pone al riparo da rischi di secessione e anzi fa della Lega un fattore di unione.  E questo dovrebbero provare a capirlo tutti, anche coloro che eventualmente si attardino a cercare sempre nuovi fattori di polemica per proporre un’autonomia divisiva, per provare insomma a far passare surrettiziamente dalla finestra quello spezzettamento della Nazione che non solo è rifiutato dalla enorme maggioranza degli Italiani, al sud come al nord, ma che non tiene conto che quella Lega forte abbastanza per introdurre un federalismo regionale negli ordinamenti, è forte proprio perché, divenuta partito nazionale, prende finalmente consensi in tutta L’Italia. Il richiamo ai principi poi , sempre fondamentale, lo è ancora di più quando si procede a cambiamenti che incidono sull’assetto statale, non è affatto la stessa cosa se si chiede più autonomia gridando viva l’Italia o los von Rom (via da Roma ) come chiedevano gli austriacanti e qui è bene fare molta attenzione, perché certi atteggiamenti sopra le righe e scioccamente massimalisti, del tipo o tutto o niente, di alcuni estremisti dell’autonomia, possono ingenerare confusione e sospetti sulle loro reali finalità fino ad arrivare a vanificare la più bella conquista della Lega, quella di essere diventata il vero partito della Nazione. Il nord del Paese era più efficiente anche molto prima dell’assetto regionale e le regioni possono essere fattore di efficienza come di confusione burocratica, quello che non possono e non devono diventare è un pericolo per la coesione nazionale. Anche solo a livello di sentimento, perché nessuno ha il diritto di dimenticare le centinaia di migliaia di meridionali che si schierarono sul Piave per difendere non Catania o Palermo, ma le nostre città del nord e il nostro diritto a non essere sudditi austroungarici di serie B.  La Lega “Partito Italiano” non è solo una speranza, è anche una necessità di tutta la Nazione.

*Ripreso dal quotidiano  Il  Tempo

 

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