La goccia che potrebbe far traboccare il vaso dell’attuale maggioranza di governo (che, per suo conto, fa acqua da tutte le parti,  causa dei provvedimenti contraddittori assunti, rispondenti a due logiche completamente diverse) assume proporzioni sempre maggiori.

Epperò, il luogo comune secondo cui, in Italia, chi determina la necessità di nuove elezioni, sistematicamente le perde, continua a produrre, quotidianamente, situazioni di conflitto tra Salvini e Di Maio che sono al limite del ridicolo e che potrebbero definirsi “buffe” o “comiche” se non fossero “tragiche” per i loro effetti.

Non manca occasione, infatti, in cui i due Vice-Premier (come si auto-denominano, scimmiottando gli Inglesi) o i due Vice Presidenti del Consiglio dei Ministri (secondo la più corretta dizione italiana) non dimostrino di non avere proprio nulla in comune tra di loro e di divergere radicalmente nell’impostazione dell’azione di politica economica ritenuta utile al Bel Paese; e non accompagnino, nello stesso tempo, le loro contrastanti proposte con l’affermazione, incomprensibile a lume di logica, che il governo in carica porterà a termine il suo mandato quinquennale. Non aggiungono: in modo ondivago e soprattutto non spiegano come faranno ad andare in direzioni opposte e contraddittorie, senza  rischiare di perdere consensi in aree di elettori, così distanti gli uni dagli altri.

In realtà è la sprovvedutezza disarmante e l’improvvisazione sconcertante di molti membri penta-stellati del governo attuale che rischia di far naufragare il Paese in modo irreversibile. Chiunque, però,  voglia riprendere nelle proprie mani le redini del governo dovrebbe tenerne conto.

Salvini non può ignorare che i tanti provvedimenti assurdi voluti dal Movimento delle Cinque Stelle (in un termine, per giunta, veramente breve, perché l’iperattivismo non è mai impedito dalla stupidità), saranno fatti ricadere anche sulla Lega. E le elezioni sarde ne sono una riprova.

Nel DNA dei suoi elettori v’è il rifiuto di  misure, scriteriate, che vanno dai soliti sussidi ai furbi e ai simulatori-falsi-poveri  alle iniziative, da “chierichetti” diligenti, adottate nella speranza di portare gli Italiani alla messa domenicale, chiudendo supermercati e negozi; dall’opposizione preconcetta a ogni opera pubblica al desiderio, in ritardo quasi secolare, di nazionalizzazioni ormai soltanto di staliniana memoria; dai voti on line su piattaforme mediatiche (di cui sarebbe interessante conoscere i misteri racchiusi nella scatola nera) che anticipano, soppiantano e rendono inutili e patetiche le decisioni del Parlamento alle proposte balzane, fortunatamente non messe ancora nero su bianco, di scelta dei parlamentari per sorteggio.

E’ difficile prevedere che gli elettori della Lega, rendendosi sempre più conto dello scarsissimo apporto del Movimento Cinque Stelle all’ipotesi di un ribaltone, non desiderino l’anticipo dei tempi della crisi di governo  e l’abbandono al loro destino di “guaglioni di paranzella” senza arte nè parte.

L’affermazione di Salvini secondo cui Di Maio resta comunque “il migliore alleato possibile”, con evidente riferimento a Berlusconi, sempre più preda di suoi consiglieri di non eccelso acume politico e ai suoi rimorsi di non aver saputo essere, come pure gli era stato ripetutamente suggerito, un democristiano andreottiano, convince sempre meno i suoi elettori. Alcuni di essi troverebbero più che soddisfacente l’uscita del Movimento Cinque Stelle dalla coalizione di governo.

Sentire i Dioscuri unirsi in un comico “duetto” per dire che “tutto va ben…madama la marchesa!” suscita il riso.

Se è vero, come sostiene Barres, che il senso dell’ironia è una forte garanzia di libertà, c’è da pensare che i due leader dell’attuale schizofrenico governo italiano possano essere anche capaci di privarci della libertà, perché, dicendo quel che dicono, dimostrano di  mancare, entrambi, totalmente di umorismo.

E’ vero che, allo stato,  rieleggere il Parlamento italiano con una legge balorda, come il Rosatellum,cambierebbe di poco le cose, ma è sempre possibile immaginare che il quadro politico cambi radicalmente dopo le elezioni europee e che, almeno una delle tante forze politiche in campo possa trovare il coraggio di infischiarsene del “luogo comune” sulle elezioni anticipate.

Certo, l’ipotesi di un ricambio dell’attuale maggioranza sarebbe favorita se, accanto alla Lega (peraltro, bi-polare anch’essa al suo interno, per la coesistenza di una lucida visione della degenerazione dell’Unione Europea in una tecnocrazia al servizio del sistema finanziario occidentale e, al tempo stesso, di nostalgie clerico-fasciste) vi fosse  una “nuova”, inedita, forza  liberale (nel senso anglosassone del termine), capace di capire ciò che veramente avviene nella Bruxelles dei banchieri e bancari e di far dimenticare ciò che i  liberali italiani, così diversi da quelli della ”perfida Albione” (come alcuni di loro, di derivazione Gentiliana, chiamano l’Inghilterra) hanno negato per un ritenuto “doveroso” omaggio ai sogni del tutto irrealizzati del Padri fondatori.

Oggi, invece, a sostegno del Salvini diverso dai suoi retrogradi amici di partito, fautori di una forte compressione di quei diritti civili, a fatica conquistati in un paese codino e bigotto come l’Italia, vi sono, potenzialmente:

a) i seguaci di Fratelli d’Italia che condividono con Luigi Di Maio sia la mania delle “nazionalizzazioni”, sia  il “livore” verso chi ha dimostrato, in anni di studio su “sudate carte” di saper leggere e scrivere, di avere un livello di istruzione diverso da quello maturato vendendo coca-cola negli stadi o frequentando rissose manifestazioni di piazza e di essersi fatto, brillantemente,avanti nella vita;

b) gli aderenti a Forza Italia, un partito che promette di volersi alleare, per le elezioni di Maggio, con il PPE, una delle forze, cioè, che con i socialisti di varia denominazione e con liberali di stampo totalmente diverso (anzi opposto) rispetto a quello anglosassone, ha reso possibile e concreto l’asservimento dei tecnocrati di Bruxelles alle direttive delle centrali finanziarie Occidentali.

Lo scenario non è confortante, né incoraggiante. D’altronde, è anche impossibile immaginare che gli Italiani, in caso di elezioni anticipate rispetto alla scadenza normale,  scoprano la necessità di abbandonare i pregiudizi ideologici per votare esclusivamente sulla soluzione da dare a problemi pratici  impellenti, come fanno i popoli non ideologizzati, non irretiti da false, irrealizzabili, se non interessate e truffaldine, nobili finalità,  e capaci di ritenere la libertà dell’individuo e della collettività in cui  si sono organizzati in Comunità come il bene più prezioso della vita.

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