Le distorsioni concettuali e le scelte politiche aberranti, imputabili alla falsa e manipolata informazione giornalistica della stampa e della  televisione sono di una gravità incalcolabile.

La vita democratica, pacifica e civile delle popolazioni può uscire dalla tempesta delle fake-news o dei gossip profondamente alterata.

Offre una prova convincente di tale affermazione il recente film statunitense,The Front Runner, di Jason Reitman relegato per la proiezione in un’unica sala d’essay a Roma, per lasciar posto ai troppi film d’animazione, di amori adolescenziali non più verecondi, di horror, di fantascienza e di traffico di droghe.

La pellicola racconta come la stampa nordamericana di provincia (l’Herald Tribune di Miami, se non ricordo male) è stata in grado, a suo tempo, di costringere Gary Hart al ritiro dalle elezioni presidenziali. Per una banale storia  (peraltro non provata) di sesso, il candidato, molto popolare e amato, fu costretto a rinunciare a contrastare G.W Bush, facilitandogli la vittoria.

Sceneggiatori e registi del film non vanno, però, molto in profondità. Si limitano a registrare che, per la prima volta nella storia statunitense, il gossip sia entrato trionfalmente, per stravolgerla, nella vita democratica di un Paese.

Non stigmatizzano  che l’America, pur dicendosi evoluta e liberale, conserva tra i cimeli nocivi del passato un puritanesimo religioso e bacchettone, che poteva essere giustificato ai tempi dei bisnonni dell’epoca di Monroe, ma che oggi fa ridere.

Esso fa rimpiangere la laicità e la modernità della Roma Repubblicana, dove la regola del neminem ledere impediva che fosse ritenuto responsabile di alcunchè chi praticava liberamente il sesso senza arrecare danni al partner con la violenza o con l’inganno.

Ma tant’è: quei tempi sono passati e solo le future generazioni dell’Occidente potranno essere in grado di liberarsi da molte idiozie attuali, anche grazie agli scandali erotici (quelli finanziari restano ben coperti e intoccabili), di cui le Chiese diventano sempre più prodighe.

Ritornando al nostro tema, talvolta è la notizia a essere menzognera; talaltra è il commento ad alterare il senso della realtà.

All’incapacità congenita di notisti e osservatori politici di intelligere e spiegare i problemi della polis si somma di consueto la malafede e un’interessata “propaganda” suggerita e sorretta da forme oscure e sotterranee di finanziamento dell’informazione.

Ovviamente, in pari causa turpitudinis,è preferibile la posizione (condicio) degli imbecilli, dei rancorosi per natura, dei provinciali nostalgici di beghe paesane con un nemico, sempre, da prendere di mira, fatte di odi e di rancori antichi, umorali, immotivati, acefali.

Gli informatori che si lasciano pilotare a seguito dell’intervento del Dio Denaro sono più pericolosi perché profondamente corrotti e spregiudicati nelle loro falsità.

Naturalmente, la situazione che va producendosi nei Paesi dell’Occidente (ma, verosimilmente, anche altrove) non appare arginabile; potrebbe essere controllabile, però, sia pure entro verti limiti. Come?

Se la gente dell’Occidente intero, capisse, come hanno compreso Inglesi e Nordamericani, che il dominio del potere economico  sulla stampa e sulla televisione, in una società capitalistica, aumenta a dismisura e diventa dispotico, se  prevalgono, in modo netto, il monetarismo e l’offerta di servizi finanziari su altre forme di produzione di beni, materiali o immateriali.

Se, infatti, l’egemonia delle banche e di altri istituti di credito, delle agenzie di rating, delle borse annulla o comprime gli aspetti legati alla produzione di  beni materiali, immateriali e di altri servizi non legati alla finanza, può assumere i connotati di un vero e proprio monismo tirannico e lasciare poco spazio di azione anche a governanti e legislatori coraggiosi di diverso orientamento politico ed economico.

E’ il caso dell’Unione Europea, finita nelle mani di banchieri e bancari e divenuta fanalino di coda del mondo produttivo globale, oltre che manipolabile con giornali sorretti dalle banche e televisioni nelle mani di governi-fantocci.

Ad avvertire, prima  in modo indistinto e poi a capire perfettamente i pericoli di un capitalismo ridotto alla sua dimensione monetaria e creditizia, sono stati Donald Trump e Teresa May che hanno sovvertito e cambiato la fortuna degli establishment a loro precedenti, totalmente proni ai voleri dell’alta finanza e della grande industria delle armi da guerra. Il mondo anglosassone ha compiuto nuovamente il miracolo di dare all’Occidente leader dalle idee chiare; come già avvenne all’epoca di Winston Churchill e di Franklin Delano Roosevelt, quando l’Europa eurocontinentale, era letteralmente invasata dalle aberrazioni dell’idealismo tedesco.

Oggi, soltanto pochi individui di particolare sensibilità politica e di una certa perspicuità intellettiva cominciano a comprendere che nella parte continentale dell’Europa sta avvenendo, a opera del potere finanziario mondiale, qualcosa di ugualmente grave e deleterio.

Pochi si accorgono del danno che ha provocato, con la sua   esiziale egemonia, la “triade” di forze politiche che per i molti decenni successivi al secondo dopoguerra mondiale ha fatto il bello e il cattivo tempo: cristiano-sociali, socialisti (o socialdemocratici) liberali (abusivi portatori di un nome che s’ispira a quella libertà, soprattutto di giudizio, di cui essi non fanno più uso da molto tempo). Queste forze hanno confinato il vecchio Continente alla paralisi presso che totale.

Le prossime elezioni per l’Europarlamento potrebbero segnare l’inizio del riscatto da un passato ignominioso di servilismo agli gnomi della Finanza.

Perché ciò avvenga, è necessaria, però, la scomparsa delle citate tre forze, responsabili dei troppi decenni neri del Vecchio Continente.

Esse, sentendo smuoversi il terreno sotto i loro piedi,  dopo avere costruito l’attuale, pallida, rachitica Europa, debole e succube del binomio franco-tedesco,  farneticano come profeti, ormai incartapecoriti e, per vecchiezza,  quasi afoni, di sventure indescrivibili. Parlano di crescente autoritarismo Trumpiano, di deleteria (per loro) Brexit dagli effetti sciagurati (non di certo per gli Inglesi), di caos politico prossimo venturo. Escogitano, con la rabbia tipica degli impotenti che diventano progressivamente sempre più rancorosi,  neologismi come populisti, sovranisti, euro-scettici, putinisti, trumpiani,crogiolandosi, nel pronunciarli, come bambini con le mani in bocca, imbrattate di marmellata. Vantano appartenenze al centrodestra o al centrosinistra, dando al termine centro,premesso alle loro tendenze più vere e spesso nascoste, il significato di una “moderazione” che intende mascherare solo la loro tiepidezza e  mancanza di coraggio nelle idee e nelle azioni. Non si rendono conto che si tratta di termini ormai desueti, perchè messi dalla Storia, quella dei fatti e non degli storici accademici, nel cestino dei rifiuti.

La domanda di chi vuol sapere tutto in anticipo prima di decidersi è: chi ci garantisce che le forze contrarie al sistema dell’imperante tripartito europeo, costituito da cristiano-sociali, socialdemocratici e liberali, saranno migliori e più illuminate?

La risposta è: Nessuno. Dopo ciò che è avvenuto in Italia con il Movimento Cinque Stelle, non c’è persona che possa più credere, ragionevolmente, nelle chiacchiere di chi protesta e si dichiara “anti-sistema”. La delusione è sempre dietro l’angolo.

C’è, comunque, un “però”. Senza il suffragio dato ai Cinque Stelle avremmo ancora tra i leader politici italiani Matteo Renzi.  Oggi l’imperativo è liberare l’Unione Europea dalla triade. Poi si vedrà se i nuovi eletti saranno capaci di portarci a una vera Unione, con una politica propria, autonoma e indipendente da quella di banchieri e bancari.

 

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