Matteo Salvini e Nicola Zingaretti non rappresentano gli uomini politici “ideali” per una persona amante del pensiero libero: è difficile dimenticare che sono i “pronipoti” dei fanatici delle nefaste ideologie del “secolo breve” di destra e di sinistra, quelle che hanno messo definitivamente al tappeto un’Europa già stremata da lotte religiose, fratricide, nazionalistiche, combattute  da monarchi e tiranni, dispotici e assoluti.

E ciò, anche se l’uno e l’altro fanno di tutto per apparire orientati a risolvere concretamente i problemi che affliggono gli Italiani senza lasciarsi condizionare dalle ideologie di ”sottofondo”.

Talune “spie”, però, si accendono  di tanto in tanto e sono utili per mettere sull’allarme chi rifiuti di portare la sveglia al collo.

I “fregolismi” di Salvini, che forse in odio al doppio petto berlusconiano, preferisce giubbotti in poliesteri  o in pelle dei carabinieri, dei poliziotti, delle guardie di finanza, dei vigili del fuoco, delle guardie forestali e quanto altro, ricordano il Duce  a torso nudo nelle battaglie del grano, con la spada dell’Islam su un cavallo di razza araba, con il piccone tra le mani per demolire case fatiscenti e via dicendo; utilizzati allo scopo di “fingere” un’immedesimazione con le masse su temi specifici.

Zingaretti non ha avuto ancora il tempo di mostrare il suo volto “mascherato” e forse non lo mostrerà mai, perché il personaggio del Commissario Montalbano di suo fratello Luca lo condiziona troppo, per consentirgli di utilizzare altri travestimenti (come, nel secondo dopoguerra mondiale, facevano i “trinariciuti”, secondo Giovannino Guareschi).

Certo: per entrambi il lungo tempo trascorso dai fasti neri e rossi e il crollo successivo e catastrofico prima del fascismo e poi del comunismo hanno abbondantemente “annacquato” le idee “bellicose” dei loro “progenitori” ideali.

L’understatement che riescono, però, a esprimere nella loro azione politica non è, comunque, quello di un rappresentante del Parlamento britannico d’anta; si avverte una certa “forzatura”.

E, poi, nuoce ad entrambi la coabitazione nei loro rispettivi partiti e, nel caso della Lega, nella coalizione di cui essa fa parte, di personaggi che hanno avuto un ruolo rilevante, molto negativo e deleterio, nel “decennio nero” degli Italiani.

La nota, favorevole ad ambedue è che sia Salvini sia Zingaretti rappresentano l’antitesi del sogno del “mondo salvato dai ragazzini” e sono il segno, l’uno della persistenza, l’altro  del ritorno, della politica nelle mani di persone  professionalmente votate ad essa  e dotate degli strumenti necessari per evitare le grezze delle “criature” nelle cui mani, in questi ultimi tempi,  era finita “a’ pazziella”. Molto tempo fa, quando nelle piazze paesane e cittadine comparivano i “Dulcamara”, abili nella vendita di prodotti di vario genere, compreso l’Elisir d’amore, i primi a fare circolo intorno a loro erano minorenni imberbi e malvestiti, senza quattrini in saccoccia; a questo punto la voce imperiosa dell’imbonitore suonava: – Giovanotti, fateci lavorare!

E’ anche vero, però, che il leader leghista, con la scomparsa e dissoluzione del Movimento Cinque Stelle, ormai in fase molto avanzata (si attende l’arrivo di Dibba e la comparsa di più foto istantanee dell’instancabile ideatore di messaggi “da piattaforme”, per il colpo finale), perderà quella che ho definito, con gergo preso in prestito dall’avanspettacolo, la “spalla”.

I sondaggi, per quanto fasulli di Sky, non gli daranno più il sollievo di vedere che tutte le proposte innovative e le critiche a quelle leghiste, enunciate, con un sorriso a cinquantaquattro denti, da Luigi Di Maio  ricevevano sonori ceffoni e sberleffi da parte di presumibili votanti; e ciò in percentuali quasi “bulgare.”

E la situazione per lui sarà più complicata anche perché se Zingaretti riuscirà a liberarsi di tutte le figure più ingombranti del suo partito e più compromesse con le misure anti-democratiche del “decennio nero”, per la Lega sarà più difficile affrancarsi dalle ipoteche di “Forza Italia” e dei “Fratelli d’Italia”.

Per poter dire che è veramente ritornato il tempo della politica affidata a professionisti e non ai dilettanti (senza l’istruzione necessaria per evitare gaffe eclatanti, soprattutto nell’uso di brocardi latini), bisognerà dimostrare subito la buona volontà di modificare l’improvvida legge elettorale attuale (il famigerato Rosatellum del PD, antidemocratico come il Porcellum del leghista Calderoli)  e ridare ai cittadini il diritto di cui sono stati privati: quello di scegliere autonomamente i propri rappresentanti in Parlamento.

Non credo, infine, che il crollo progressivo del Movimento Cinque Stelle peserà negativamente (per i vituperati “sovranisti”, accusati  da bancari e impiegati in panciolle, nientedimeno, che di voler recuperare la sovranità sottratta ai loro Stati dai banchieri di Wall Street e della City) sul voto Europeo.

Né penso che Zingaretti riuscirà in breve tempo a risollevare le sorti di un PD che resterà, comunque, pur sempre legato al carro cristiano sociale, socialdemocratico e liberale dell’Unione Europea.

Pasolini diceva che non occorrono né prove né indizi per prevedere ciò che accade in politica, se si connettono bene tra di loro gli eventi e si usa una logica rigorosa nell’interpretarne i nessi.

Applicando tale regola, può dirsi che quando i poteri finanziari catapultano al vertice dei governi degli Stati-membri dell’Unione Europea  leader che si dimostrano inidonei e capaci di registrare solo fiaschi, richiedono l’aiuto di strutture oscure o ben celate (piattaforme, consorterie segrete) per disfarsi del loro “aborto”. Alla maniera di Pasolini, potrebbe dirsi che quando ciò è avvenuto per Matteo Renzi, l’aiuto (certamente interessato) è stato richiesto al Movimento Cinque Stelle; quando è scoppiato il caso di Emmanuele Macrò, il ricorso al rivoluzionarismo da week-end dei “gilet gialli” può essere stato preferito a ogni altro metodo, data la forza dell’apparato statale ideato dal Re Sole e perfezionato da Napoleone e da De Gaulle.

Non è un caso che, sbagliando come sempre, Luigi Di Maio abbia reso più chiaro (per chi ha occhi per vedere) il disegno occulto dei Paperon dei Paperoni, facendo pubbliche offerte di collaborazione ai “gilet gialli”.

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