Esiste una parte d’Italia che lentamente, ma progressivamente sta scomparendo. E’ quella dei comuni con meno di cinquemila abitanti. Il paradosso è che queste realtà territoriali rappresentano ben il 69,45 per cento del totale dei centri abitati, quindi ben oltre la metà del totale complessivo.

Si tratta di aree rurali, agricole, montuose i cui abitanti nel volgere di qualche decennio hanno preferito emigrare altrove attratti dalle grandi città capaci di offrire opportunità di studio, ma soprattutto di lavoro. L’abbandono delle attività agricole e pastorali ha indotto molti piccoli comuni a vivere una fase di trasformazione peggiorativa. Infatti, la decrescita esponenziale del numero degli abitanti ha comportato la conseguente chiusura di scuole, sportelli bancari, negozi e sempre meno efficienti servizi di trasporto pubblico. Un dramma per tanti territori che a causa del continuo spopolamento stanno andando incontro ad una lenta morte e ad una sicura perdita di identità. Un vero peccato se si considera che proprio i centri piccoli sono quelli che in maniera più marcata tendono a conservare usi, costumi, tradizioni ed in sono ancora presenti i cibi genuini di un tempo. Aspetti valoriali sia materiali che immateriali sacrificati troppo frettolosamente sull’altare di una industrializzazione aggressiva e talvolta disordinata che ha prodotto l’abnorme crescita delle degradate periferie metropolitane, prive di una propria anima e di positive storie da raccontare.

Si sta assistendo, cioè, ad un processo di desertificazione sociale e umana che non sembra arrestarsi nonostante i tentativi e le provocazioni di sindaci e amministratori che propongono case in vendita ad un euro. Le aree interne sono quelle che hanno sopportato e stanno ancora sopportando il peso dello spopolamento anche a causa di politiche di sviluppo miopi in quanto poco protese a potenziare in maniera efficiente i collegamenti stradali e ferroviari tra i comuni piccoli e le metropoli. Da qui il fatto che interi nuclei familiari hanno abbandonato i luoghi di origine per cercare fortuna altrove.

Le regioni con il più alto numero di comuni al di sotto dei cinquemila abitanti sono il Piemonte che ne conta 1095, cioè il 19 per cento del totale nazionale, e la Lombardia che ne conta 1037. Non è un caso, infatti, che questi due territori sono anche quelli che a partire dal dopoguerra hanno vissuto uno spinto sviluppo industriale: la fabbrica cioè ha preso il posto della terra innescando un mutamento non solo reddituale, ma anche e soprattutto antropologico. In sostanza l’urbanizzazione di massa, che ha trovato la sua massima espressione durante gli anni Sessanta e Settanta, ha provocato indistinte colate di cemento a ridosso dei centri urbani sia del Nord che del Sud Italia causando l’impoverimento dei comuni minori sempre più alle prese con una irrefrenabile desertificazione, spesso sinonimo di impoverimento economico e umano.

L’Italia rurale, raccontata in maniera edulcorata e fiabesca, sta per scomparire sotto i colpi di uno sviluppo mal gestito che comporterà l’incremento dei cosiddetti “paesi fantasma” abitati solo dai ricordi del passato e da anziani nostalgici del bel tempo che fu.

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