Per buona fortuna, il fronte di cui parliamo è politico e non militare e bellico come quello di cui ci raccontano il bel libro di Erich Maria Remarque e il film diretto da Delbert Mann. E, per la precisione, è immobile ma  non è certamente “quiet” come dice, in inglese, il titolo citato. Non cambia ma è nel caos più totale. Riguarda, infine, solo parte eurocontinentale del fronte occidentale, dove il panorama, per la sua staticità è divenuto veramente allarmante.

In Francia nessuno pare in grado di fermare i gilet gialli che continuano a darsi appuntamento per i week-end, inseriscono nelle loro fila svaligiatori esperti nello scasso di gioiellerie e piromani provetti.  I rivoltosi non puntano a espugnare la Bastiglia (che, peraltro, non c’è più) come avevano fatto i loro progenitori nel 1789.

In Spagna i problemi che affliggono l’intera Europa passano in seconda linea perché gli iberici più che a rafforzare l’unione del vecchio continente continuano a cincischiare sul separatismo Catalano. Gli abitanti della vasta area che ha per capitale Barcellona dicono che nell’Unione Europea  ci vogliono stare ma a modo loro, non rendendosi conto che, a parte Germania e Francia, tutti gli euro-continentali ci stanno nel peggiore dei modi possibili.

In molti Paesi del vecchio Continente, c’è fermento nei partiti in vista delle elezioni europee.

La posizione euro-scettica di Orban continua, però, a convivere con le posizioni euro-oltranziste della Merkel nel PPE .

In Italia, quella di Salvini nel centro destra italiano coesiste con quella di Berlusconi che ambisce a schierarsi con la cancelliera tedesca a dispetto di vicendevoli irriguardosi episodi del passato.

L’immobilismo del fronte politico eurocontinentale è come quello di un cielo stellato: v’è movimento nel Cosmo ma l’occhio umano non lo scorge.

Gli osservatori politici più attenti qualche moto l’hanno registrato, ma  nella galassia anglosassone che sembra allontanarsi sempre di più.

La stampa internazionale ha raccontato che Donald Trump, a proposito di Teresa May, avrebbe detto: Doveva ascoltarmi e non l’ha fatto. Ora Bruxelles la farà a pezzi”.

Poi, però, con grande senso di real politik il Presidente degli Stati Uniti avrebbe aggiunto:  Faremo un grande accordo commerciale con il Regno Unito.

Solo la seconda è una vera notizia; e per giunta importante.

La prima è un commento che lascia il tempo che trova. Factum infectum fieri nequit, dicevano i nostri antenati romani, con saggezza scevra da ogni imbecille superfetazione fantasiosa. E chi ama l’Occidente può dare credito ai Romani sull’irrilevanza della bacchettata Trumpiana.

E’ importante la promessa fatta da Donald Trump. Soltanto, nella ripresa, a breve, della Gran Bretagna di Teresa May e nella durata al potere, a lungo, dell’attuale Presidente degli Stati Uniti d’America possono risiedere, infatti, le residue speranze del capitalismo Occidentale di essere restituito alla sua funzione originaria propria di sistema produttivo di prima grandezza di beni materiali, immateriali e di servizi, (soprattutto non finanziari) e di essere sottratto al suo destino di strumento di locupletazione senza limiti delle sole Banche.

C’è, infatti, chi sostiene che l’asfissia per gli operatori economici occidentali, diversi dai banchieri, sarà evitata solo se l’Occidente cesserà di essere erogatore di crediti a imprese manifatturiere traballanti e non più competitive  e abbandonerà il suo ruolo di trafficante dei nuovi schiavi del terzo millennio.

La concorrenza dei prodotti a basso costo di  Cina, India, Indonesia e via dicendo potrà essere battuta solo se l’Occidente non rimarrà vittima delle stesse regole che ha inventato secoli addietro in condizioni storiche ed economiche del tutto diverse da quelle attuali.

Altro che la scoperta di nuove vie della Seta, la strada della ripresa passa  per la strada di un’Unione Europea che segua la politica inglese e statunitense sul revisionismo delle dottrine liberali d’antan, di cui ho scritto più volte.

Dazi doganali e chiusura dei confini sono le uniche condizioni di sopravvivenza per popoli che pagano oggi lo scotto di avere rinunciato a pensare in maniera libera, abbagliati da utopie tanto irrazionali quanto irrealizzabili.

Le teorie ecumeniche di tipo salvifico sono tipiche delle religioni non dell’azione politica che non a caso è terminologicamente orientata solo a risolvere i problemi di una data e ben circoscritta Polis.

Le colpe degli Europei sono molteplici e tutte pregne di conseguenze negative:

1) hanno barattato il pensiero di una grande civiltà, quella greco-romana, con quello, piuttosto primitivo e grossolano, di popoli mediorientali;

2) non hanno dato credito a uno dei più grandi figli del Vecchio Continente, Niccolò Machiavelli, che metteva in guardia i suoi contemporanei contro l’errore di confondere il compito della politica (fare il meglio per i cittadini della polis) con quello della morale (vivere secondo regole etiche che  consentano di avere la solidarietà dei propri consimili e/o il Paradiso, nell’aldilà, per chi ci crede) e di tale errore continuano a subire gli effetti catastrofici per le loro polis.

 

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