Viviamo un periodo di vera e propria crisi della rappresentanza, frutto di una sorta di invecchiamento della politica, come l’avevamo conosciuta nel corso dei nostri studi e delle esperienze vissute. Un eccesso di rigore ideologico da una parte ed una sorta di allergia alle articolazioni complesse della democrazia liberale dall’altra, hanno determinato una richiesta di semplificazione, che ha finito con l’interpretare il principio illuminista della separazione e del bilanciamento dei poteri come un impedimento, anziché una garanzia. Ne è conseguito che, rispetto alla omogeneità di maggioranze politiche fondate sul comune sentire e sul consenso programmatico, si è cominciato a cercare la figura dell’uomo solo al comando, che attraverso le sue promesse apocalittiche riesce a vincere il pessimismo diffuso per un orizzonte di benessere che si allontana.
Il paradosso di coniare la denominazione di Capo politico per identificare il leader di un partito, (espressione che fino a qualche tempo fa sarebbe apparsa come una bestemmia) rappresenta simbolicamente la cifra del mutamento. Superata la divisione in base alle appartenenze tradizionali: liberalismo vs socialismo, libero mercato vs statalismo, occidente vs oriente, superate anche le divisioni religiose, che pure avevano fatto la differenza per millenni, oggi conta soltanto la figura dell’uomo forte che si propone come guida assoluta, indipendentemente dalle sue idee, ma soltanto in forza delle sue promesse e del carisma che emana.
Il ventesimo secolo, da poco trascorso, appare lontanissimo e le lotte alle dittature che lo hanno attraversato dimenticata. In nome della libertà, centinaia di migliaia di giovani vite sono state stroncate nella guerra più tremenda della storia contro le dittature fascista e nazista. Nella seconda metà del secolo breve, il comunismo si era imposto attraverso l’insopportabile dittatura sovietica, macchiandosi di crimini terribili, (deportazioni di massa, cancellazione di ogni diritto individuale, dominio di Stati sovrani invasi dai carri armati tutte le volte che hanno tentato una ribellione) ma è improvvisamente crollato, grazie all’esplosione spontanea della libertà.
In pochi anni il ricordo di tutto questo, salvo qualche sporadica esercitazione retorica, sembra cancellato. Materialismo ed egoismo dilagano in tutto il mondo, tanto che il modello prevalente, anche grazie ai successi nel campo economico, appare quello cinese. Indipendentemente dalla denominazione di Repubblica comunista, la Cina è sostanzialmente una dittatura politica ed un Paese aperto ad una concezione spregiudicata della finanza, del mercato e della concorrenza, in nome della crescita del prodotto interno lordo. L’Occidente sembra aver dimenticato la difesa della superiorità del proprio modello, fondato sui valori della democrazia liberale ed insegue Russia, Cina, Turchia, Egitto ed i diversi autoritarismi sud americani di stampo peronista, alla ricerca di un capo populista in cui identificarsi. Sono pertanto ritornati antichi riti tribali, come le adunate oceaniche, le processioni, le manifestazioni di massa all’insegna unificante di un’invocazione comune. Il nuovo potere si esprime attraverso una presunta partecipazione semplicemente emotiva, sempre manipolata. L’opinione del singolo non conta, la cultura è sfrattata perché considerata pericolosa, mentre si fa leva sul contagio protestatario delle manifestazioni di massa, facilmente manovrabili e rese strumento di un populismo plebiscitario, nemico della rappresentanza democratica.. La scorsa settimana in tutta Italia “Libera”, con la forza dell’enorme patrimonio che le ha regalato lo Stato, consegnandole la parte più cospicua dei beni confiscati alle mafie, ha organizzato decine di sfilate nelle strade di molte città, riuscendo a compiere facilmente il miracolo di riunire masse giovanili ingenue contro quello che certamente è un disvalore, ma che, anche grazie ad un’efficace lotta ormai quasi cinquantennale dello Stato, è stato in grandissima parte sconfitto e viene utilizzato oggi come simulacro del nemico da battere dai professionisti dell’antimafia. I potentati economici e politici protagonisti di tale liturgia hanno interesse, nascondendo la realtà, a rappresentarlo come un pericolo ancora attuale ed incombente ben oltre il reale per dare un senso al proprio ruolo, onde coinvolgere masse popolari ingenue, specialmente giovanili, con la complicità di una sinistra senza idee e di un Papa peronista. Si ripete la stessa logica delle processioni e delle manifestazioni di massa delle religioni di tutti i tempi ed in tutto il mondo. Analogo sembra il meccanismo di contagio emozionale delle manifestazioni verdi in tutta Europa, con la esplosione del fenomeno di Greta, una ragazzina sedicenne che i manipolatori hanno elevato al rango di leader e ispiratrice di un grande movimento internazionale di massa. Avevamo assistito a qualcosa di simile nel sessantotto, anche se in forma più politicizzata. Infatti, ai tempi delle ideologie, l’attacco doveva essere al potere, oggi serve un collante per resuscitare una sinistra, vedova del defunto cattocomunismo, idealmente morta e senza motivazioni, ma che ha bisogno di contrapporsi al populismo emergente con un messaggio facile da condividere. E’ bastata la semplice trasformazione del colore rosso delle bandiere in verde, non cambiando nulla della propria concezione dello Stato, ma limitandosi a gridare un verdismo pauperista contrario al progresso ed allo sviluppo, che sovente predica una decrescita felice. L’ambientalismo, quello vero, capace di coniugare sviluppo e salvaguardia della natura dell’unico mondo in cui viviamo, deve essere un’altra cosa e fondarsi su percorsi ed obiettivi più concreti, come quello di un grandissimo investimento mondiale per liberare i mari dalla plastica e difendere la sopravvivenza della fauna ittica, o quello della realizzazione di impianti di incenerimento e riciclaggio completo dei rifiuti che la società moderna produce in quantità sempre maggiori, favorendo la cultura della raccolta differenziata, ma senza paralizzare le attività produttive e lo sviluppo dell’economia, anzi rafforzandolo. Un ambientalismo di tal fatta è tratto tipico della cultura liberale, la quale, fin dai tempi di Adamo Smith, teorizza la necessità di uno sviluppo armonico, che, fondendo arte, cultura, rispetto per la natura, costituisce la ricchezza delle nazioni, che sono la vera cifra della civiltà umana.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here