Modernità vuole dire tecnologia, globalizzazione e governi di stampo liberale , non tecnocrazia, livellamento di tutti al basso e oligopolio od elite anti democratica che dir si voglia. Tradizione non significa sovranismo, populismo, popolo nell’accezione più becera del termine, ma valori e principi comuni che fanno da collante e collegamento di una collettività, uniscono le persone ed i popoli nel segno della condivisione e crescita comuni. Ecco perché oggi si è fuori strada quando, a guardare l’Europa o anche l’Italia, si contrappone la tecnocrazia al populismo e viceversa, o il globalismo al sovranismo e viceversa, e le élite e gli oligopoli al popolo inteso in senso bieco. Sono tutte categorie che hanno qualcosa di buono, ove dosate insieme in un mix intelligente nel tempo e nello spazio, per la nuova Europa . Bisogna uscire cioè dalle categorie e dalle categorizzazioni e usufruire di tutto in piccole dosi, miscelando l’insieme utile è perfetto. Si prenda ad esempio il sistema bancario che in Italia è diventato quasi tutto estraneo al Paese, nel senso di proprietà e gestione, e soprattutto introiti ed interessi esteri, per lo più statunitensi. È certamente stata fatta una politica eccessivamente globalista e lasciato in mutande il funzionante substrato medio-borghese italiano. Con la politica di accentramento nelle mani di pochi ed esteri delle banche italiane, le piccole e medie imprese, in Italia, non hanno più ricevuto sostegno e fondi per ingrandirsi , gestirsi al meglio, allargarsi e crescere e sono per lo più stramazzate, chiudendo i battenti. Anche le banche cosiddette popolari, le casse di risparmio italiane , secondo l’ottica globalista di un oligopolio europeo che si è autoproclamato élite, sono state costrette a assembrarsi e trasformarsi coattivamente in società per azioni mandando così al macero non solo le tradizioni ma anche e soprattutto il forte sostegno alle moltissime ex imprese di territorio, una volta floride e “pompe” produttive e funzionanti di creazione di ricchezza e benessere per la popolazione italiana, oggi di fatto annientate e inesistenti, con la conseguenza ovvia e predeterminata della distruzione e desertificazione del territorio italiano medesimo. Quando la burocrazia autoelettasi al potere in Europa ha agito ed agisce in tal modo, i popoli si ribellano e chiedono il pane. Non è questione di incolpare la globalizzazione o il populismo quanto piuttosto capire come sia stata male interpretata e malissimo applicata, nei provvedimenti europei (ed italiani) la modernità e la tradizione. Ecco perché si chiede con forza e insistenza oggi (e sempre si chiederà) la rimodulazione delle regole, a cominciare da quelle bancarie europee, perché i popoli non deflagrino e trovino nella nuova Europa pane e companatico, democrazia e regole di buon senso, modernità con i piedi tenuti saldi nella tradizione. L’Italia non è all’evidenza un Paese strutturato finanziariamente, dunque per cominciare a consentirne la crescita è necessario si dia la stura alle costruzioni, alle infrastrutture, agli investimenti che per gli italiani vogliono dire case, immobili, non solo bot e azioni, titoli finanziari. In Italia è importante che lo Stato si distanzi dalle attività produttive, non accentri a sè le attività tutte lasciando libero spazio, espressione degli entusiasmi e delle capacità, foga degli italiani che producono nelle loro attività. Lo Stato italiano deve in pratica togliersi il più possibile di torno , esattamente in maniera inversa e diversa da quanto è tuttora. L’Italia deve crescere con nuove composizioni di Parlamenti e governi moderni e rispettosi delle nostre comuni tradizioni allo stesso tempo.

 

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