Il tema della famiglia, oggetto, nei giorni scorsi,  delle manifestazioni chiassose e rissose di Verona, volute da individui oltranzisti di varia specie, è così  intriso e commisto di aspetti religiosi, come tali profondamente irrazionali, e morali al limite del  peggior fanatismo, da suggerire a ogni avveduto leader politico di tenersene ben lontano.

Lo sanno bene le persone che seguono, soprattutto attraverso Netflix,l’evoluzione della fiction seriale anglosassone che ha messo la famiglia al centro del degrado esistenziale degli individui, imputabile ai falsi miti che l’umanità ha creato, in maniera del tutto emozionale, intorno a quell’istituto, nel corso dei millenni.

La famiglia, quindi, è diventata il bersaglio maggiore della speculazione intellettuale di pensatori e intellettuali inglesi e statunitensi.

In particolare, con le immagini animate sonore della fiction cinematografica e televisiva la famiglia, per molti secoli oggetto di un culto spesso irragionevole anche se già da tempo foriero di conseguenze imprevedibili e talvolta persino delittuose, è rappresentata più come  una creazione feticistica che non come il mito celebrato con maschere, striscioni e tatuaggi dagli organizzatori del family day veronese.

Il disagio che permea la società umana contemporanea, quando si affronta il tema della famiglia, dipende,  secondo l’analisi dei cineasti anglosassoni, in larga misura dalle troppo falsità che pervadono la vita familiare; che, peraltro, proprie grazie alle scelte dei pater familias più ricchi ed economicamente e politicamente eminenti si sta frantumando, atomizzando sotto le spinte della globalizzazione disgregatrice egli usi e costumi più consolidati.

Naturalmente, un tale tipo di denuncia del declino dell’istituto familiare seduce le giovani generazioni, in difficoltà crescente di rapporti con quelle precedenti; sconvolge, invece,  queste ultime.

Ciò che è successo a Verona, con lo scontro di opinioni seguito coevamente nel sistema mass-mediatico,  rappresenta  la dimostrazione più palese di quanto la confusione delle idee e dei concetti possa nuocere in politica anche a leader noti per la loro capacità di  “azzeccare” le mosse giuste per conquistare il favore popolare.

Il cosiddetto congresso delle famiglie, organizzato dal leader del Family Day, Massimo Gandolfini, in lotta feroce con sua figlia Maria (un florilegio dalla intervista della donna al “Corriere della sera” riporta le seguenti frasi:  “da lui non ho mai ricevuto amore; mio padre ritiene che la mia famiglia allargata sia da nascondere; mi giudica un “mostro”, una “pecora nera”; ha organizzato un evento da Medioevo; è un maschilista e un retrogrado”)  ha portato alla luce posizioni di pensiero molto conflittuali, soprattutto sul piano di un’organizzazione civile e coesa della polis,che molti Italiani ritenevano superate per sempre.

La stragrande maggioranza degli Italiani, intellettualmente più evoluti, riteneva positive sia l’introduzione del divorzio sia  l’eliminazione di criminali rendite di posizione derivanti dall’esercizio di attività professionali ginecologiche formalmente “vietate”dalla legge ma praticate a prezzi “maggiorati” per il rischio connessovi.

Per molti altri, invece, non era così:  c’era chi, ritenendo di doverlo fare in nome di Dio, credeva doveroso auspicare un ritorno al passato.

Lo scontro alimentato a Verona ha dato l’occasione a movimenti e partiti in difficoltà per una serie di scelte sbagliate compiute negli ultimi tempi di riequilibrare le loro sorti politiche. Hanno salutato con fervorosa gioia la caduta sul campo di leader, sgambettati da compagni di squadra.

L’uso goliardico dei maglioni ha fatto il resto, dimostrandosi stupido come la pantomima delle camicie rosse di Garibaldi e quelle nere di Mussolini. C’è, infatti, chi si ostina a non capire che  i paludamenti e i travestimenti in abiti impressivi (pour epater) si addicono solo alle religioni e mai alla politica (Hitler, Mussolini, Stalin, Mao Tse Tung, Fidel Castro docent).

A quest’ultima, comunque,  nuoce (e forse anche di più)  la sua confusione con l’etica che è strettamente personale, individuale ed ha il compito di indagare se il comportamento pratico dell’uomo sia improntato al concetto del “bene” o a quello del “male”. E’ il terreno di coltura delle religioni, l’argomento principale delle prediche dei preti e dei cosiddetti “moralisti”.

La Politica, invece, ha per oggetto la cura e la direzione della vita della polis,della collettività organizzata: l’unico requisito “etico” che a essa si richiede è di essere conforme all’interesse della comunità elettrice e votante, improntata ad accortezza sotto tale profilo.

Non si è uomini politici corretti se si persegue l’etica individuale e soggettiva di volere un preteso (e praticamente irrealizzabile) “bene” dell’intera umanità a scapito degli interessi concreti degli appartenenti alla polis;  quelli, cioè, che con il loro voto hanno fatto la scelta dei propri rappresentanti al governo della res publica,comune, e dai quali vogliono “protezione” e non “opere di bene ecumeniche”, nè “fiori” inseriti nelle bocche dei cannoni pagati dai contribuenti per la propria difesa.

La natura prevalentemente morale del problema può sgomentare i ranghi ecclesiastici (peraltro sottoposti dallo stesso cinema anglosassone a terribili accuse per l’incredibile numero di casi di pedofilia entro le mura di seminari, di conventi e di sagrestie che vengono, di giorno in giorno, alla luce) ma non di certo le persone di buon senso che conoscono bene la natura umana, con le sue punte di generosità ma anche di malvagità, a qualunque latitudine germinata.

D’altronde, va riconosciuto che condurre il problema esclusivamente nei suoi scarni e razionali confini giuridici e/o politici non è agevole per leader politici che devono fare i conti con un elettorato la cui mentalità è stata distorta da due millenni di insegnamenti, falsamente buonisti (ma intrinsecamente e nascostamente diretti alla locupletazione più smodata).

D’altronde, già il momento iniziale del fenomeno che dà origine alla famiglia, il matrimonio, sia sotto l’aspetto dei diritti  interindividuali nascenti dal connubium sia sotto quello dei riflessi che il matrimonio determina sull’ordinato svolgimento della vita nella polis subisce pesanti interferenze fideistiche delle religioni.

Un effetto preponderante sull’assetto familiare e sociale esercita anche la concezione di vita nettamente patriarcale, che domina in maniera quasi esclusiva nell’intero pianeta.

Anche le migliori organizzazioni della vita sociale, storicamente realizzate dagli esseri umani, sono state impregnate da forti connotazioni di maschilismo strettamente connesse con il sistema patriarcale.

La stessa civiltà greca e romana (della epoca Repubblicana) che ha costituito la vetta più alta mai toccata dall’organizzazione della polis in Occidente (prima delle invasioni barbariche mediorientali e nordeuropee), pur disconoscendo  differenziazioni individuali basate sull’orientamento sessuale  (c.d. identità di genere), non escludeva un rapporto di dominazione dell’uomo che dava prova della sua virilità mascolina, realizzando una sudditanza sessuale, di tipo psicologico, dei partner sia femminili sia maschili. E ciò, per effetto delle linee patriarcali della società.

C’è da meravigliarsi che a Verona sia successo ciò che è avvenuto, per suggestione del signor Gandolfini?

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