Non esistono luoghi del Pianeta dove l’irrazionalità dei comportamenti umani non sia presente per condizionamenti ideologici, religiosi o emotivi di vario genere. Ciò che varia è la “misura”: essa è diversa da Paese a Paese.

Nell’Eurocontinente (e  in Italia) le mentalità deviate da due millenni di  dogmi e assiomi indimostrabili sono più  prevalenti che altrove.

La politica in conseguenza, da tempo altrettanto immemorabile, è determinata dagli “schieramenti” piuttosto che dalla prospettiva di soluzioni diverse per risolvere i problemi della collettività.

Si dice che le popolazioni euro-continentali  e soprattutto i loro governanti  mancano di pragmatismo; i secondi, in particolare, fingono di seguire fole astratte (con cui ingannano i primi, i cittadini) per raggiungere il potere che utilizzano, poi, soltanto nel loro esclusivo interesse.

Tra i Paesi, in tale senso così mal governati, l’Italia detiene un primato fin dai tempi successivi alla Roma antica del periodo repubblicano; esempio, quest’ultimo, di empirismo filosofico e di pragmatismo operativo mai più comparso sulla penisola, dominata, dai tempi dell’Impero, da teocrati, monarchi e tiranni di variegata (e per loro utile e necessaria) dogmaticità.

In Italia, persino il pensiero liberale ha avuto origini filosoficamente astratte, costruendosi come dottrina, e si è nutrito di assiomi idealistici di provenienza teutonica (Gentile e Croce docent) o di falsa retorica risorgimentale (a copertura dei veri interessi in gioco, italiani e soprattutto stranieri)   che gli hanno impedito di perseguire obiettivi politici chiaramente e nettamente pragmatici.

Ora sembra che le cose stiano cambiando.

Sarà merito dei social o delle nuove generazioni, imbevute di cultura anglosassone (quanto mai altre prima)…  sarà che gli anziani, dopo tante prove eclatanti ricevute di insuccesso (clamorosamente catastrofico) delle loro scelte politiche (quelle, appunto,condizionate da dogmi e da assiomi, in cui riponevano assoluta fiducia) stanno riconoscendo di essersi abbeverati a fonti inquinate dall’assolutismo astratto, religioso e ideologico, perdendo di vista i problemi concreti che avrebbero dovuto contribuire a risolvere…. sarà per questo e, probabilmente, per altro ancora….ma sta di fatto che gli ultimi sondaggi pubblicati dal “Corriere della sera” (per quanto opinabili come tutte le rilevazioni di orientamento elettorale) fanno riflettere sui cambiamenti in atto nella società italiana.

In altre parole, i risultati di tali sondaggi fanno sperare che la politica degli schieramenti ideologici e astratti stia cedendo progressivamente terreno a visioni più concrete dei problemi pratici del Paese attualmente sul tappeto.

Esaminiamoli, più da vicino.

I dati danno sostanzialmente stazionaria la Lega in testa alle preferenze degli Italiani (35,7% in luogo del 37,9% di qualche mese fa). Dobbiamo chiedercene la ragione, azzardando qualche ipotesi.

Probabilmente, essa ha saputo disfarsi del bagaglio fantasioso dei miti celtici della Padania e affrontare senza falsi universalismi  umanitari il problema del disfacimento della coesione civile e sociale del Bel Paese, individuandone le vere ragioni nell’immigrazione selvaggia di popoli del centro dell’Africa.

La Lega sembra avere compreso che il traffico umano, sporco com’è sempre stato anche in altre epoche storiche, è esclusivamente nell’interesse delle Banche di mantenere in piedi un claudicante sistema di produzione agricola e industriale-manifatturiera, bisognoso oltre che di mutui e crediti, di lavoro a basso costo.

Non ha avuto il coraggio, però, il movimento di Salvini, di dichiararsi favorevole alla linea revisionistica del liberalismo d’antan del libero scambio di merci e di persone, perché i politici di grande tempra come Winston Churchill e Donald Trump sembrano prediligere altre latitudini per venire alla luce.

L’attenzione, però, dimostrata per esso dall’attuale Presidente degli Stati Uniti sembra essere di buon auspicio.

Una domanda, comunque, il leader leghista deve porsi: perché si è arrestato il trend positivo del suo Movimento? Che cosa ne ha arrestato l’ascesa, oltre alla stravagante alleanza con i pentastellati comunistelli di sacrestia in bilico su piattaforme instabili?

La risposta è: a causa delle sue contraddizioni: a) di partito sedicente di destra (erroneamente, in un momento in cui il termine sta cadendo in desuetudine, come quelli di sinistra e di centro) che vota quota cento e plaude, sia pure in maniera tiepida, al reddito di cittadinanza, rinunciando sostanzialmente al “piatto forte” della miltoniana flat tax, lasciato nelle mai dei suoi alleati di coalizione elettorale: Fratelli d’Italia e Forza Italia; b) di partito sedicente moderno e avveniristico che rispolvera vecchi cavalli di battaglia di cittadini retrogradi dalla mentalità  trogloditica (divorzio, aborto, atteggiamenti omofobici e via dicendo).

I dati pubblicati dal “Corriere” danno pure in  lieve ripresa (23,3%) il Movimento Cinque Stelle rispetto al tonfo (dal 32,7% delle politiche 2018 al 21,2% del febbraio 2019) che lo aveva visto crollare nella considerazione degli elettori.

La seconda domanda, quindi, da porsi è: a che cosa attribuire tale ripresa, sia pure modesta,  di consensi?

La risposta per i Grillini è evidente. Erano apparsi, ormai, come l’ultimo residuo dell’ideologia catto-comunista, con i suoi rancori livorosi verso  presunti o pretesi ricchi, con i suoi ecologismi da strapazzo (finanziati, peraltro, com’è noto, da centri occulti di potere economico) e con le sue avversioni alle opere pubbliche infrastrutturali, e invece si sono occupati, nella “zona Cesarini” della loro disfatta di uno spicciolo problema pratico: : chiedere, tutto e subito, il rimborso per i cittadini truffati dalle banche.

E’ difficile, comunque, che il soffio d’ossigeno ricevuto dall’agonizzante Movimento gli impedisca di fare la fine dell’Uomo Qualunque ai tempi della prima Repubblica (si fa per dire, perché essa, poi, è sempre rimasta la stessa).

Motivazioni meno pragmatiche e consistenti in proposte politiche concrete ha, invece, la lieve ripresa del Partito Democratico e di Forza Italia.

In questo caso, è il “vecchio” che ritorna a galla con il suo bagaglio di false promesse sinistrorse in materia d’immigrazione o destrorse in tema di flat-tax.

E’ un de ja vu che non giova all’Italia e alla sua volontà di porsi su una strada meno avvezza a secolari insuccessi in campo politico.

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