Truffati banche: è ancora silenzio sui grandi debitori. Una scelta precisa che getta un’ombra sospetta sui rapporti che riguardano il mondo della politica, delle banche, delle imprese e degli organi di informazione.

Mentre da un lato i risparmiatori raggirati potranno iniziare a beneficiare dei rimborsi nel rispetto di precisi parametri e paletti, dall’altro poco si sa in relazione a coloro che ottenuti milionari finanziamenti non hanno più restituito il malloppo.

Un raccapricciante mutismo che dovrebbe indurre a riflettere non solo i cittadini gabbati ma tutti i protagonisti dell’intero sistema economico.

La questione della restituzione del denaro a favore di piccoli azionisti e obbligazionisti sembra si stia incamminando verso una soluzione praticabile e tale da fornire il giusto ristoro a centinaia di correntisti al contempo poco esperti di materia finanziaria e troppo fiduciosi nei propri interlocutori.

Se, però, le cosiddette banche del territorio sono crollate sotto i colpi dei crediti deteriorati è perchè non sono stati osservati i necessari principi di accortezza e diligente vigilanza all’atto dell’elargizione dei prestiti.

Le banche notoriamente vivono e sopravvivono grazie al rapporto credito-debito: raccolgono liquidità e rivendono il denaro ai richiedenti per poi vederselo restituito maggiorato di interessi. Un meccanismo collaudato che affonda le radici  in tempi ormai lontani ma che con il trascorrere degli anni ha vissuto scossoni e profondi traumi: la crisi economica che ancora imperversa è innanzittutto crisi finanziaria.

A dover essere attenzionate, cioè, le scelte discrezionali che hanno sotteso e che sottendono il settore creditizio con riferimento ai cosiddetti grandi debitori che hanno goduto di una evidente copertura politica e mediatica. Il gran parlare e il tanto discutere degli addetti ai lavori sottace il vero nocciolo della questione, cioè la mancata restituzione di imponenti prestiti concessi che ha innescato un meccanismo a cascata di letali insolvenze.

Sullo sfondo centinaia di milioni di euro scomparsi nel nulla, mai più restituiti e che hanno alimentato per decenni la rapace voracità di alcuni gruppi imprenditoriali a scapito di tanti  risparmiatori travolti loro malgrado dai fallimenti bancari.

Ora sembra che alcuni passi importanti a favore dei truffati si stiano compiendo. Senza dubbio un fatto positivo al di là delle antipatie e delle simpatie politiche. Spiace notare, però, che il tanto frastuono non sia anche accompagnato da precise assunzioni di responsabilità da parte di chi ha beneficiato di favoritismi imperanti durante la Prima e la Seconda Repubblica.

La proposta dell’istituzione di una nuova Commissione parlamentare d’inchiesta dovrebbe svelare qualcosa in più circa l’opaco universo bancario, riuscendo a far emergere verità nascoste ma accuratamente taciute al fine di garantire un pacifico quieto vivere tra i diversi protagonisti dello scempio creditizio dell’ultimo trentennio.

 

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