Alle elezioni dei giorni scorsi  nella penisola iberica, il Paese si è frantumato, frammentato, centrifugato  in modo tale da rendere difficile il governo e, con esso, la soluzione dei problemi pratici del Paese.

Il caso non è isolato e rappresentaè solo l’ultimo esempio di sfaldamento politico, interno a uno Stato membro dell’Unione Europea.

Come in Spagna, tutta la massa dei cittadini del vecchio Continente, privata da due millenni  della sua attitudine a pensare in modo libero e incondizionato, è allo sbando.  Se Madrid è alla ricerca di impossibili alleanze (socialisti-podemos, popolari-ciudadanos e vox, socialisti e popolari?) Parigi non se la passa meglio in preda, com’è, alle titubanze pericolose di un Macron, dimostratosi incapace di fronteggiare la rivolta dei gilet gialli) e Roma offre l’inverocondo spettacolo di litigi quotidiani tra due forze di governo, alla ricerca esclusiva non della soluzione dei gravi problemi del Paese ma della rissa a fini elettorali; rissa che, poi, ha già danneggiato il Movimento 5Stelle e comincia a nuocere alla Lega (come dimostrano i risultati del voto in Sicilia, dove il trend positivo di Salvini s’è arrestato soprattutto dopo la “palla corta” dei fondi per Roma).

A proposito delle elezioni iberiche, Marco Gervasoni scrive su “Il Messaggero” che Madrid è entrata “nella spirale, europea di paralisi dei sistemi politici”.

L’affermazione è ineccepibile, ma, a mio giudizio, il discorso può anche non fermarsi alla costatazione dello stallo.

La retorica, di cui parla l’articolista, insita nell’ultimatum elettorale “o noi o il diluvio” è tipica dei Paesi dove i cittadini  non sono chiamati a esaminare le varie proposte politiche di tipo pragmatico, dirette a risolvere i problemi della polis(come nel mondo greco) o a salvauardare la salus rei publicae: suprema lex(cme nella Roma repubblicana) e “messe sul tappeto” dai partiti  per ricevere il consenso (o il dissenso) degli elettori, ma a fare “il tifo” per “bandiere” ideologiche diverse e contrapposte e di uomini politici  sedicenti portatori di Valori nobili e universali.

In altre parole, gli schieramenti non si contrappongono nelle competizioni elettorali del vecchio continente  in nome e in difesa di quel “sano” egoismo allargato alla comunità organizzata ma affermano di essere al servizio di grandi principi e di battersi per valori universali dell’intero Ecumene planetario.

In realtà, la gente, oggi, è pienamente  avveduta che mentre ad Atene e a Roma l’uomo politico che non migliorava le condizioni della comunità di appartenenza perdeva il favore popolare (e spesso se ne ritornava a fare il suo mestiere, senza essersi arricchito), nell’Europa dei buoni sentimenti,chi promette mari e monti, per risolvere i problemi di miseria dell’intera umanità, ha successo e locupletazione garantiti.

In realtà, la lotta, non solo politica, alle latitudini euro-continentali tende unicamente a conquistare posizioni di potere; dalle quali i predilettidal popolo (id est: alti Prelati e membri delle nomenclature politiche) ricavano molto di più delle quattro paghe per il lessodi carducciana memoria e i votanti, dal loro canto, si ripromettono, innanzitutto, di ricevere personali benefici e poi, solo in via subordinata e molto ipotetica, vantaggi collettivi.

D’altronde, la tendenza delle forze politiche antagoniste a cimentarsi in bracci di ferro ed esibizioni muscolari senza neanche preoccuparsi  del perseguimento di risultati utili concreti, è il risultato inevitabile dall’allontanamento dei leaderdi vario genere dall’obbligo di curare i problemi della polis, della res publica in cui sono eletti, e non quelli, giganteschi e sostanzialmente insolubili, degli abitanti dell’intero globo. Ed è così che la soluzione ai problemi concreti della comunità specifica di cui si è parte diventa per i Paesi eurocontinentali  un’irraggiungibile chimera.

Prima domanda: Perché ciò avviene? Risposta: L’Europa del Continente è contrassegnata da visioni politiche che pur confliggenti e contrapposte, sono, però, ugualmente assolutistiche e fondate su dogmi; sono il frutto, in altre parole, di assiomi contrastanti (e di varia natura) ma ritenuti dai followertutti incontrovertibili. Ciò si sostanzia nell’estrema difficoltà di utilizzare i metodi di confronto di una vera democrazia.

Seconda domanda: Che cosa, allora, ha tenuto in piedi sinora la parte continentale dell’Europa? Risposta: L’adozione, nelle sue varie articolazioni nazionali, di modelli di Stati centralizzati, di tipo giacobino e napoleonico.

Ora, infatti, che quei modelli di governo stanno franando sotto la spinta di autonomie, secessionistiche (o solo meramente più spinte di quelle tradizionali), la dissoluzione e la disgregazione minacciano tutte le comunità organizzate dell’Euro-continente.

Terza domanda: Da che cosa nasce tale situazione? Risposta: Da una finta partecipazione democratica e da un anelito solo apparente alla tolleranza e allo scambio delle idee prodottisi nel vecchio Continente.

Da quando l’Europa, sin dai tempi antichi, è diventata la sede unica e privilegiata di Teocrazie, Monarchie, Oligarchie e Tirannidi di vario tipo e di diversa denominazione tutte le  forme di governo succedutesi sono state del tutto indifferenti alle esigenze dei cittadini. Un susseguirsi di servaggi politici e di dipendenze militari o diplomatiche di vario e confuso intreccio internazionale ha fatto il resto, impedendo, in epoca successiva, anche alle cosiddette liberal-democrazie o social-democrazie di essere veramente tali e di rispondere adeguatamente ai promessi programmi di piena libertà e di effettivo, diffuso progresso sociale.

L’ultimo e il più grave degli assoggettamenti subiti dagli Eurocontinentali è stato quello all’Unione Europea. Gli abitanti degli Stati-membri si sono volontariamente privati di un vero vertice politico in grado di auto-determinazioni,  divenendo, in buona sostanza, soggetti alle direttive dei banchieri di New York e di Londra, e lasciandosi governare da tecnocrati e funzionari di banca.

E’ questo, oggi, lo stato degli atti. La situazione diviene ogni giorno più esplosiva: la conflagrazione all’interno dei vari Stati-membri ne è una drammatica riprova.

L’Europa, ormai, è altresì priva  dell’aiuto fornitole, anche dopo le due tragedie del “secolo breve”, dall’idealismo tedesco, assolutistico e intollerante.

Esso, attraverso l’imposizione di ideologie contrapposte definite di Destra e di Sinistra, ha, per lungo tempo, costituito, più male che bene, la stampella per un bipolarismo politico, utile soltanto a consentire alternanze nel governo dei Paesi e il mantenimento delle apparenze di una falsa democrazia.

Si trattava pur sempre di alternative sbilenche, sgangherate, precarie che (a causa della loro forte ideologizzazione, non risolvevano e non intendevano risolvere i veri problemi della collettività). Esse  riuscivano, però, a nascondere il disorientamento di una popolazione che, tenuta al guinzaglio per oltre due millenni da fideismi e fanatismi religiosi e ideologici, non era più in grado di guardare ai problemi della sua stessa sopravvivenza, senza paraocchi e libera da falsi schermi.

Conclusione: E’ del tutto erroneo attribuire all’Euro-scetticismo e alla spinta verso le autonomie delle piccole patrie regionali (moderate, o all’italiana) o verso le secessioni più imponenti (catalane e basche degli Spagnoli) la colpa di mettere in crisi la vecchia Europa delle Nazioni, provocandone la dissoluzione nella sua identità (unitaria o divisa che sia).

Sono, invece, le matrici irrazionali del suo non-pensiero non-politico(a tutto è rivolto meno che alla polis), che, dai tempi lontani di Roma repubblicana,  non è stato (e non è) mai libero di concentrarsi concretamente e pragmaticamente sulla soluzione dei problemi. Smarritosi, con l’aiuto di cattivi maestri, nell’empireo di astratti Valori Universali da perseguire sia a livello di Ecumene Planetaria sia di Nazioni da ritenere uber alles, quel non-pensiero o pensiero contortoè l’unica e vera fonte dei mali europei.

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