Probabilmente Alitalia è la compagnia aerea che andrà a registrare il maggior numero di tentativi di salvataggio degli ultimi anni!

Diciamo che  i vari governi che si sono succeduti , e di diverso “colore politico”, si sono cimentati in vari tentativi di salvataggio, da quelli di centrodestra di Berlusconi che si inventò la cordata dei Capitani coraggiosi a quelli di centrosinistra che prima cercarono di regalarla ad AirFrance e poi l’hanno piazzata ad Ethiad, con una comune costante, ovvero hanno continuato a generare debiti su debiti.

Ora tocca al governo giallo verde a cimentarsi nell’ennesimo tentativo di salvataggio e, in prima linea, abbiamo, chiaramente, il ministro dello sviluppo economico ovvero Luigi Di Maio che continua ad inventarsi possibili soluzioni per completare il 100% di sottoscrittori del capitale sociale.

Diciamo che, nonostante tutti gli errori del passato, l’Alitalia commissariata da Gentiloni  ha dimostrato una buona efficienza, una riduzione dell’indebitamento di gestione , un aumento dei passeggeri trasportati ed ottime statistiche in termini di puntualità.

E’ stata anche finanziata con due prestiti “ponte” , è questa la definizione tecnica per by-passare il divieto di aiuti di stato imposto da parte della comunità europea, per un totale vicino ai 900 milioni di Euro, e quindi il primo problema che Di Maio si è trovato di fronte è stato di come poter ripagare questo prestito dovendo, al tempo stesso, evitare l’insolvenza da parte di Alitalia.

Dal MEF si sono mossi alla ricerca di partners industriali dello stesso settore, così come già si era mosso lo stesso Gentiloni, ma ben presto ci si è resi conto che nessuno dei potenziali partners aveva serie intenzioni di mantenere in vita tutta la struttura industriale di Alitalia e, soprattutto, di restituire il prestito ponte.

Vista la inconsistenza delle “buste” di offerte in arrivo allora il capo del MEF  ha prima coinvolto le Ferrovie dello stato dicendo che si trattava di creare una grande sinergia operativa tra i principali players del trasporto passeggeri ed ha mantenuto un percorso aperto con il partner di settore che si era mostrato maggiormente interessato, ovvero la compagnia aerea Delta.

Alla fine le Ferrovie dello stato si sono fermate al 30% del pacchetto, la Delta al 15% ed un altro 15% da veicolare tramite MEF,  in buona sostanza, allo stato italiano.

Cosa fare allora del rimanente 40% ? Spunta fuori il nome di Atlantia del gruppo Benetton ma Di Maio non può rimangiarsi quanto di negativo detto, e forse anche a proposito, del gruppo guidato da Castellucci e pesantemente coinvolto nella vicenda del ponte Morandi di Genova, e così si inventa la proposta al gruppo Toto !

Costoro sono gli ex fondatori di Air One che , in stato fallimentare, riuscirono a piazzare ad Alitalia nel 2011/2012 unendosi al gruppo dei capitani Coraggiosi di C.A.I., e creando un grosso conflitto di interessi a causa della società che gestiva i contratti di leasing degli aerei, conflitto che, ad oggi, ha generato un contenzioso da quasi 300 milioni di Euro.

Il personaggio che rappresenta il gruppo Toto è poi quello stesso Riccardo che aveva acquistato la Livingstone air da quell’altro soggetto border line che è Massimo Ferrero e che dopo pochi mesi di attività della nuova gestione Toto aveva poi dichiarato fallimento.

Se sono queste le operazioni “risolutrici” del ministro Di Maio allora stiamo per vivere l’ennesimo bluff per Alitalia, ovvero il rischio reale che la compagnia vada in realtà a finire nelle mani di Lufthansa con un declassamento a compagnia regionale e col taglio di almeno 5.000 esuberi.

Attualmente Alitalia, la cui messa in liquidazione probabilmente costerebbe più soldi di quelli che servono per un onesto salvataggio, ha ridotto le perdite rispetto a gestioni passate  ma le stesse si presumono essere, comunque, di oltre 300 milioni nel 2018, ed ha in cassa ancora 500/600 milioni del prestito ponte, ma la liquidità è generata dalla prevendita di voli che si dovranno compiere nei prossimi 6 mesi.

In buona sostanza tra le perdite del 2018, il prestito da dover restituire e i voli da dover poi effettuare a fronte dei biglietti già venduti e contabilizzati, serve almeno un miliardo e si fa fatica  a metterlo insieme tra i partners già interessati e quelli di cui si mormora, e senza pensare poi ai capitali necessari per rilanciare l’attività e rimodernare la flotta.

In realtà esisterebbe un compromesso che potrebbe sanare il problema della restituzione del prestito ponte e consentire uno sviluppo di nuove rotte con aerei più moderni, ovvero i capitali garantiti dai partners attualmente impegnati per almeno il 60% potrebbero apportare la liquidità necessaria alla gestione ordinaria e lo stato potrebbe aggirare le limitazioni poste dalla comunità europea conferendo la rimanenza del prestito ponte ad una società, dallo stesso posseduta, e ricapitalizzata ulteriormente, che acquisterà nuovi aerei da far operare, in leasing, da Alitalia finalizzati a nuove rotte di lungo raggio, ovvero le più remunerative.

A questo punto la sinergia con ferrovie dello stato e con Delta potrebbe aprire nuovi sviluppi per il nostro vettore di bandiera,con lo stato che resta doppiamente partner ovvero in quota del 15% direttamente e di sostegno con la società che affiderà le nuove macchine in leasing ad Alitalia.

Ecco questa sarebbe la soluzione che mi sarei aspettato da parte di chi siede sulla poltrona del MEF, piuttosto che andare a cercare personaggi come i Toto,di dubbia reputazione aeronautica e che, sicuramente metteranno sul piatto la richiesta di contropartite al “sacrificio” al quale sono chiamati, ovvero, ad esempio, gli appalti per tutti i lavori di rimessa a norma della Roma – L’Aquila.

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