Viene naturale chiedersi perché Stati Uniti d’America e Regno Unito di Gran Bretagna abbiano fatto una scelta di politica soprattutto economica, in qualche maniera  diversa e distante da quella dell’Unione Europea, spaccando in modo visibile il cosiddetto “mondo Occidentale”, che si considerava, con qualche forzatura e con la complicità dei cosiddetti “intellettuali”, sostanzialmente unito.

In realtà, se non può  negarsi che l’impronta giudaico-cristiana  abbia sempre caratterizzato e accompagnato la crescita della società capitalistica non solo nei Paesi euro-continentali ma anche in quelli anglosassoni, è ugualmente incontestabile che la considerazione della ricchezza dei protestanti calvinisti-anglicani (intesa come dono di Dio ai suoi figli prediletti) è abissalmente diversa da quella dei cattolici (vista come ostacolo all’ingresso nel Regno dei Cieli) e dei protestanti luterani (considerata fonte di corruzione nella Chiesa cattolica romana e dei suoi Pontefici).

Altrettanto diverse sono state le condizioni di sviluppo e di affermazione che hanno avuto in America del Nord e in Inghilterra le idee di libertà.

Esse sono state favorite da una cospicua presenza di atei, soprattutto nella forma di miscredenza più incisiva e corrosiva degli ebrei dissidenti (come dimostrano con grande evidenza i prodotti del grande cinema e della buona letteratura anglo-americani) e di persone decisamente ostili agli ideologismi politici, soprattutto francesi (l’illuminismo inglese è stato ispirato a un pensiero  ben diverso da quello degli invasati francesi) e tedeschi (fascismo e comunismo sono sempre stati ritenuti un’autentica aberrazione umana).

Una domanda, pertinente al tema,  potrebbe essere questa: quali vantaggi si ripromettono di avere Inglesi e Statunitensi nel lasciare l’Unione Europea al suo destino di polo produttivo claudicante, in un momento  in cui il suo  arretramento appare progressivo e sempre più soccombente nei confronti di Paesi industriali emergenti come Cina, India, Indonesia, Russia e via dicendo?

1)           In primo luogo di non essere trascinati nel baratro produttivo. Dopo molti tentativi di tirar fuori dai gorghi ideologici, religiosi e filosofici, in cui gli euro-continentali si erano fatti trascinare, per due millenni, da  irrazionali e false credenze universalistiche di asserita fratellanza mondiale (che nascondevano, invece, solo ambizioni di potere e di locupletazioni folli dei vertici istituzionali della cosiddetta “beneficenza umanitaria” organizzata) gli anglosassoni avevano bene il diritto di allontanarsi dal “vortice” e mettere in salvo i propri cittadini.

2)           In secondo luogo, era loro dovere recuperare il valore etimologico della parola “politica” che significa agire nell’interesse di una singola e ben circoscritta polis e non dell’intero Ecumene del Pianeta, come pretenderebbero di insegnare le dottrine dichiaratamente (e solo dichiaratamente e furbescamente) ugualitarie, in nome o di una comune discendenza divina di tutti gli abitanti della Terra (mai provata e, comunque di  difficile  prova) o della speranza di un “Sole dell’avvenire” più luminoso di quello consentito dalle regole e dalla collocazione dei corpi “celesti” nel Cosmo. Empiristi e pragmatici come gli Inglesi, i Romani della Repubblica avevano sancito: Salus rei publicae suprema lex esto! E il principio è valido ancora oggi. Certo, il vantaggio dei Romani, ancora non sottoposti a infiltrazioni ebraiche e cristiane, era che i loro Dei pagani non erano così “ficcanaso” nelle vicende intime degli esseri umani e la loro tolleranza per gli atti carnali, non ancora considerati “peccati”, era massima. Gli uomini politici, a quell’epoca, potevano essere combattuti solo con idee diverse da quelle da loro enunciate. Purtroppo, per gli Inglesi, il loro puritanesimo, se consente loro di tenere ben chiuse le  proprie orecchie (per non sentire il canto ideologico di interessate Sirene, fasciste o comuniste) non  consente di ignorare le news, fake o true, sui segreti delle alcove, pur essendo tali informazioni del tutto prive di rilevanza ai fini della sussistenza o inesistenza di qualità politiche negli individui presi a bersaglio. Felix qui potuita vere un Cesare capo e condottiero pur se marito di tutte le moglie e moglie di tutti i mariti!

 

3)           In terzo luogo, è necessario per gli Anglo-americani reinterpretare principi da essi stessi creati in nome del “liberalismo”. Alcuni di essi sono divenuti dei veri e propri boomerang per l’economia dei Paesi Occidentali e incidono negativamente su quella stessa libertà di pensiero e d’azione che intendevano proteggere. In particolare, essi hanno capito che non possono più essere mantenute:

  1. a)La libertà dello scambio delle merci, immaginata, a suo tempo,  per motivi di libertà concorrenziale e in favore degli abitanti della Terra anche oltre i confini delle comunità organizzate. Essa aveva un senso quando si producevano manufatti solo in Occidente e le condizioni di paga dei lavoratori erano più o meno uguali nei vari Paesi del vecchio o del nuovo continente. Oggi quella regola è divenuta solo punitiva per gli Stati Occidentali: nei Paesi autoritari, ex comunisti o comunque (ancora o definitivamente) poco democratici, i lavoratori sono pagati con il classico “tozzo di pane” e grazie alla tecnologia, ormai posseduta da tutti gli abitanti del pianeta (e quindi patrimonio universale privo di copyright)  i prodotti di tali Paesi sono altamente competitivi rispetto a quelli occidentali. In più, gli imprenditori Europei delocalizzano i loro opifici per beneficiare, nell’attività produttiva, del più basso costo del lavoro che trovano in altri luoghi e impoveriscono vieppiù i loro paesi d’origine e d’appartenenza.
  2. b)La libertà di trasmigrare oltre i confini in misura massiccia altera gli equilibri faticosamente raggiunti dalle varie comunità organizzate su un Pianeta, peraltro diviso da molteplici differenze culturali, e lede la libertà del singolo di scegliere i propri compagni di cordata per la durata della sua esistenza sulla base di affinità di vario tipo. In conclusione, gli Anglo-americani che hanno già evitato la cattolicizzazione dei propri Paesi  e la dittatura politica ad opera dei regimi figli dell’Idealismo filosofico tedesco, tenendo ben lontani dai propri confini o comunque impedendo loro di avere posizioni dominanti nella vita di relazione,  gli assolutismi intolleranti di fedi o di fanatismi politici di forte, irrazionale e pervicace dogmatismo, non possono subire, ora, l’islamizzazione crescente dei loro territori, voluta per ragioni, tutte non commendevoli, da religioni cosiddette “sorelle” o da congregazioni di banchieri avidi di guadagni.

 

 

 

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