E’ caccia aperta al voto dei cattolici. Milioni di preferenze che da sempre fanno gola ai partiti in cerca di ampi consensi. Una costante della pratica elettorale italiana dal dopoguerra ad oggi.

Da questo punto di vista la Democrazia Cristiana è stata maestra: lo Scudocrociato come formidabile magnete di voti al Nord come al Sud. Non solo una geniale idea grafica ma anche e soprattutto sentimentale capace di suscitare pulsioni e simpatie. Una scelta che per un cinquantennio ha premiato la Balena bianca sia a livello centrale, che periferico.

Un aspetto quello di cercare il consenso cattolico che non ha mai scandalizzato, ma che non ha mai raggiunto i picchi, talvolta ridicoli, degli ultimi giorni. Non si ricorda a memoria d’uomo un leader di partito e ministro dell’Interno agitare in eurovisione e ostentatamente il rosario ed elencare una sfilza di santi durante un plaudente comizio, come se si trovasse ad un’adunata di fanatici. Una vicenda che ha del grottesco ma che probabilmente riuscirà a sortire l’effetto sperato: sedurre la base cattolica lontana dalle gerarchie vaticane rappresentate da una Papa sempre meno amato.

L’Italia come recita in maniera esplicita l’art.7 della Costituzione è un Paese laico, ovvero aconfessionale in cui tutti i credi religiosi hanno pari dignità ed in cui Stato e Chiesa operano su piani distinti e distanti. Si tratta cioè di due entità indipendenti e sovrane che agiscono in campi diversi e per questo necessariamente separati. Come è noto i rapporti tra di essi sono regolati dai Patti Lateranensi sottoscritti nel 1929 durante il Ventennio fascista. Un’intuizione mussoliniana finalizzata ad evitare una situazione di perenne, aspro conflitto con la Santa Sede.

Oggi, a distanza di molti anni, si sottolinea ancora una volta quanto peso abbia il mondo cattolico nel Belpaese: migliaia di parrocchie, milioni di attivisti, centinaia di associazioni, decine di riviste e TV. Da qui la scelta della Lega di corteggiare apertamente un elettorato di tipo conservatore poco propenso ad accettare riforme e cambiamenti in campo sociale. In sostanza la laicità dello Stato è formalmente garantita ma nei fatti il condizionamento religioso è ancora determinante. Pertanto non deve risultare strano che nel 2019 si invochi così apertamente la chiamata alle armi di un popolo coeso, quello cattolico, che sembra aver ingaggiato anche con il Vaticano un conflitto silente e non apertamente dichiarato che va ben oltre le prossime elezioni europee.

Sbaglia chi da Oltretevere non lo ha capito o fa finta di non capire cercando una contrapposizione con la politica attraverso gesti simbolici che vengono letti come inutili provocazioni. Il clima è cambiato anche per il Papa.

Da qui lo sventolare del rosario e l’invocazione di santi e madonne durante un appuntamento di partito. Senza dubbio un fenomeno nuovo che  rischia di sembrare agli occhi di molti osservatori inutilmente insulso ma che rappresenta un’istantenea di quanto sia importante per la politica riuscire ad ottenere voti a tutto campo.

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