Se siamo felici saltiamo ed esprimiamo l’emozione con un ampio sorriso. Nel nostro organismo il cuore batte più velocemente , respiriamo più forte e le pupille si dilatano. I nostri corpi agiscono perseguendo ciò che ci fa sentire bene ed evitando il più possibile, come la peste, tutto ciò che ci provoca reazioni fisiologiche sgradevoli come tremori, tachicardie, tensioni muscolari , sudorazione , insomma tutto ciò che sappiamo ci metta a disagio. Il senso della nostra vita di organismi fisici è nella esigenza di provare emozioni piacevoli e di evitare quelle spiacevoli. I nostri cervelli, è scientificamente noto, decidono d’impulso ed al novantacinque per cento la risposta è esatta, quella giusta , mentre la decisione razionale comporta un fortissimo dispendio di energia per il nostro cervello il quale di conseguenza fa economia e si convoglia e procede immediatamente verso la decisione all’impronta, d’istinto. Per il nostro cervello è molto difficile sbagliare nelle relazioni sociali con gli altri, a quanto pare. I nostri corpi emettono e trasmettono segnali chiari, evidenti – anche per chi menta o sia dotato di abilità sociali superiori tanto da potere controllare il proprio corpo e con tali capacità gli altri – e i nostri corpi li recepiscono, li decifrano, più che altro li constatano e osservano , li vedono prima ancora di averli interiorizzati e capiti. I nostri cervelli e le nostre emozioni sociali difficilmente “sbagliano”.
Il cervello umano privilegia la componente sociale su quella razionale perché da essa trae o sa, fin dall’inizio dei tempi, di potere e dovere trarne enormi benefici. Controindicazioni di cotanta socialità sono i disturbi – sociali- quali lo stress, l’ansia, la depressione. Gli effetti deleteri sono scientificamente provati. Lo stress causa malattie mortali , come ad esempio l’infarto. A lungo andare anche l’ulcera gastrica, l’obesità e in generale la mal nutrizione, l’invecchiamento prematuro. Lo stress influenza negativamente i nostri geni e la struttura stessa dei nostri cromosomi. Tecnicamente aumenta il ritmo respiratorio e cardiaco che serve ad ossigenare meglio i muscoli per rispondere alla situazione stressante , alza i livelli di cortisolo per apportare più energia sopprimendo così la risposta immunitaria al fine di risparmiare energia per l’utilizzo richiesto dalla situazione di emergenza, dallo stress. Nella maggior parte dei mammiferi la risposta immediata stressata dura poco, giusto il tempo di apprestare la difesa, al contrario in noi uomini – primati altamente sociali – la risposta stressata dura settimane o addirittura mesi. Così a lungo termine, i livelli di cortisolo crescono e accumulano grasso nelle arterie , si dà fondo e finiscono le riserve di energia, si diventa più vulnerabili alle malattie infettive perchè sono state soppresse le difese immunitarie e, dulcis in fundo, muoiono in massa – ripeto, muoiono – in massa i nostri neuroni.
Affascinante è lo stato cerebrale cosiddetto “rete della modalità di default” che si ha quando ad esempio immaginiamo e proviamo emozioni che non scaturiscono da situazioni reali. Il sistema o “rete di default” , quando disattivato, comporta la disattivazione del nostro pensiero spontaneo, associativo e libero. Il cervello ci dà la possibilità di vivere le emozioni altrui, anche attraverso la narrazione di storie . Così sono nati la letteratura, il cinema, il teatro, i fumetti, l’arte, la musica utili e didattici per vivere ed aventi la capacità di portarci in altri luoghi e situazioni, producenti effetti a dir poco piacevoli per il cervello, e alla nostra vita. Le regioni emozionali del cervello ad esempio si attivano intensamente al semplice ascolto passivo della musica, e le parti del cervello che si illuminano sono le stesse di quando ascoltiamo qualcuno parlare. Musica e linguaggio si sovrappongono nelle medesime aree del cervello. Con le recenti tecniche di neuro-imaging si è scoperto che gran parte del cervello è sempre molto attiva , e quando si chiede ad esempio ad una persona di fare qualcosa, la stessa impiega solo il cinque per cento in più rispetto alla condizione del cervello che si pensava si mettesse e fosse a riposo. Appena dobbiamo fare qualcosa, si attivano cioè le aree del cervello in automatico a quel qualcosa preposte e si disattivano -sempre in automatico- quelle che non servono. Quando non facciamo niente si attiva all’unisono un insieme di aree cerebrali, detta ”rete della modalità di default”. Se dobbiamo fare attenzione a qualcosa, il nostro cervello disattiva la “rete di default” e attiva le aree proprie dell’attenzione. Portato a termine il compito, il cervello umano riattiva la “rete di default” che si considerava riposo ma che tale poi si è visto non era. Il nostro cervello, in pratica, non riposa mai.
La “rete di default” è all’evidenza collegata all’”io” dato che si aziona quando diamo informazioni su noi stessi o sul nostro passato , quando riflettiamo su noi stessi , su come gli altri ci vedono o su come ci si sente emotivamente, quando pensiamo agli altri alle loro intenzioni e ai loro sentimenti, quando immaginiamo, simuliamo o sperimentiamo mentalmente. La “rete di default” , che coinvolge la corteccia prefrontale mediale il precuneo e cingolato posteriore e la corteccia tempolaterale e polo temporale e la giunzione temporoparietale, è collegata al concetto che ciascuno di noi ha di sè e con quello che si crede gli altri abbiano di noi. In questo meccanismo o sistema è la capacità di immaginazione dell’essere umano che ci porta al di là della realtà immediata , ci consente di vagare al di fuori del tempo e dello spazio, rendendoci illimitati ed infinitamente ricolmi di possibilità.
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