Oggi, come dimostrano i controlli ai Grow Shop dove in alcuni casi ci sono stati sequestri e chiusure e in altri invece i complimenti ai gestori del negozio da parte delle forze dell’ordine, regna, come nella migliore tradizione italiana, la “con-fusione” più totale. Purtroppo bisogna dire le cose come stanno realmente ed è anche vero che in tanti (sulla spinta di alcuni speculatori) si sono avventurati in attività commerciali che non avevano e, a tutt’oggi non hanno, un basamento legislativo chiaro, inequivocabile e soprattutto stabile. Fin dall’entrata in vigore della 242/16 (di cui io personalmente ho redatto una parte) in tanti hanno voluto fare passare il messaggio che la commercializzazione della light fosse possibile e addirittura lecita, ma non è mai stato esattamente così. La legge 242/16 è sempre stata incompleta ma è anche vero che in tanti si sono sentiti autorizzati a vendere fiori e cime ma questo non è mai stato ufficialmente normato. Le interviste “esca” a chi stava facendo milioni di euro vendendo fieno di canapa, hanno sortito l’effetto desiderato e chi voleva speculare, approfittando della disperazione di chi non ha un lavoro o dell’inesperienza di chi vuole investire in un settore nuovo, lo ha fatto e in parte c’è anche riuscito. Purtroppo il tutto è avvenuto anche con la complicità di chi, volutamente, ha dato per buone e giuridicamente affidabili, tante indicazioni e tante informazioni (disciplinari di produzione, eventi pubblici, presentazioni commerciali nelle sedi Istituzionali) non vere o quantomeno non conseguenti ad una corretta interpretazione e applicazione della Legge ma, piuttosto avventate, ipotetiche e futuriste, sapendo che in Italia, come dimostrano i fatti di questi giorni, c’è una consistente parte politica (che comunque non è maggioranza) che è contro la Canapa per partito preso (è il caso di dire) punto e basta, e che con questa parte bisogna comunque confrontarsi per arrivare ad un serio impianto legislativo frutto di confronto politico vero, e quindi però definito, affidabile e stabile nel tempo. La 242/16 che è stata la legge migliore che si potesse avere in quel momento ed in quel contesto politico, se correttamente interpretata avrebbe, con i giusti tempi e modi, dovuto e potuto “aprire” al tema Canapa (ricordo a tutti che fino al 12 febbraio del 2014 era in vigore la più becera norma proibizionista di cui non scrivo il nome per non infangare questo scritto), farlo conoscere, promuovendo e divulgando le potenzialità della Canapa industriale (furbescamente oggi definita LIGHT) in agricoltura, come interessante alternativa a colture in crisi quali cereali e foraggi. E’ questa la motivazione di base della Canapa in agricoltura. Invece si è maldestramente approfittato del rilancio di una varietà di Canapa a basso contenuto di THC per riscattare ancor più maldestramente e miseramente il “diritto” all’utilizzo ed all’assunzione dei principi attivi che la Canapa contiene, che invece e per logica, non può avvenire se non attraverso una chiara e definita regolamentazione o legalizzazione della produzione e del consumo di tale principio attivo, che ad oggi è inserito, contemplato e normato solo e soltanto nel Testo Unico sugli stupefacenti DPR 309/90.  Quindi prima di tutto e nell’interesse del mondo Agricolo e della trasformazione industriale, occorre intervenire sul riposizionamento dei limiti del principio attivo THC, e contestualmente fare una coraggiosa e vigorosa azione Politica a sostegno delle libertà individuali di cura e di vita delle persone. Infatti è per questo che personalmente (ma con il supporto ed il sostegno di Parlamentari di quasi tutti gli schieramenti politici) ho redatto il documento/proposta qui di seguito riportato, che prevede una rivisitazione totale della regolamentazione del principio attivo THC al pari dell’alcol e di qualunque psicofarmaco o altra sostanza psico-attiva assumibile, partendo appunto dall’acquisizione scientifica che gli effetti sull’organismo sono oltre una certa soglia definiti droganti ed entro una certa soglia invece definiti non droganti. Mettere ordine nel settore Canapa ed in quello di tutti i suoi possibili derivati significa dare una svolta a tutta l’economia italiana, viste le molteplici applicazioni dei derivati in tanti e differenti ambiti industriali e commerciali. E questo oggi è una esigenza primaria per il nostro Paese che, non dimentichiamolo, per le sue singolari caratteristiche territoriali era già il più importante produttore di Canapa al mondo. Quindi rivediamo insieme le percentuali in modo da garantire la sicurezza sanitaria, la qualità delle produzioni, la continuità e la stabilità al mercato, e rifacciamo dell’Italia uno dei Paesi protagonisti a livello euro mediterraneo della produzione di Canapa. Ne avremo grandi benefici, in termini di salubrità e cura del territorio, di crescita occupazionale, di sviluppo industriale ecologico ed eco sostenibile, di crescita economica, culturale e di libertà individuali. Per dare più forza a questa azione collettiva abbiamo già ad inizio 2019 dato vita ad una struttura associativa organizzata di rappresentanza del settore, denominata A.N.C.I.CA. – Associazione Nazionale Coltivatori Italiani di Canapa e presente su tutto il territorio nazionale in virtù di una intesa programmatica ed operativa siglata con UCI – Unione Coltivatori Italiani. Serve la partecipazione di tutti i colori politici, per fare prevalere però nell’interesse dell’Italia intera, un solo bel colore, il Verde della Canapa !

Palermo, 1 Giugno 2019                                                 Dott. Antonino Chiaramonte

 

 

 

 

Proposta Politica di intervento legislativo

 

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“ Regolamentazione del  principio attivo THC  in favore del comparto agroindustriale della Canapa Sativa L., dei coltivatori e del mercato delle produzioni da essa derivate.”

Art 1 )   Definire il THC sostanza drogante  come da tabella T.U. 309/90 e considerarlo realmente tale a partire da una soglia limite di base rilevabile innalzata al 3 % , ritenendo quanto al di sotto di tale soglia non soggetto ad alcuna sanzione vista la vigente Legge 242/16, a riferimento generale, per tutti gli aspetti agricoli e industriali.

Art 2 )   Porre la soglia limite del THC al 3 % per ritenere idonei alla commercializzazione, al pari delle altre parti della Pianta, gli apici floreali integri e le diverse forme di estrazione industriale di tutti i principi attivi per come richiesto dal mercato, trattando in ogni caso tali prodotti come non droganti  e pertanto, entro e non oltre tale limite, non assimilabili alle sostanze contemplate dal T.U. 309/90.

Art 3 )  Demandare la gestione e i relativi sistemi di controllo, sulla parte non drogante del principio attivo THC ai Ministeri della Salute e dell’ Agricoltura per le rispettive competenze in ordine alla tutela, alla garanzia ed alla sicurezza della salute pubblica, del mercato, dell’indotto agrotecnico e industriale, a dei potenziali livelli occupazionali.

Art 4 )  Incentivare e sostenere la coltivazione, la ricerca, lo sviluppo di nuove e specifiche professionalità qualificate, l’innovazione industriale e tutto il settore canapa nel suo complesso e nella sua tipicità italiana.

Art 5 )  Dotare di adeguata e moderna strumentazione di controllo e verifica gli organi preposti alla prevenzione ed alla verifica delle corrette procedure dei processi produttivi di filiera, dei relativi protocolli, degli standard  e delle certificazioni di qualità.

 

Palermo 01/06/2019                                                  Il Presidente A.N.C.I.CA.

Dott. Antonino Chiaramonte

 

 

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