(Tratto dal romanzo antologico ‘’Storie di Metafantasia’’ di Giulio Romano Carlo)

In quanto giovane autore di narrativa, ormai è consolidato il mio ingresso nel mondo della letteratura, pongo attenzione su una riflessione del mio romanzo filosofico ‘’Storie di Metafantasia’’ ( Edizioni Progetto Cultura, 2019) inerente alla sfera politica.

‘’Il governo più giusto è il governo democratico in cui è presente un’impronta utopica sia a livello filosofico che a livello etico. Infatti sappiamo che un governo democratico rappresenta un punto di svolta nella politica perché rappresenta un ente che possiede conoscenze profonde, ma non abbastanza radicate come quelle dei suoi consiglieri che dovrebbero indirizzarlo sulla giusta via:infatti un governante non può consigliare, perché le sue conoscenze non sono abbastanza radicate, mentre un consigliere non può governare perché i valori materiali che possiede lo porterebbero alla corruzione e non ascolterebbe i consigli di nessun’altro.

In una città o in uno stato perfetto deve vigere una legge o una giustizia perfetta dove esistono le stesse pene per determinati reati, e soprattutto non deve essere presente la morte come punizione perché la morte non porta sofferenza quanto la reclusione in un carcere, dato che in un ambiente di reclusione si capirebbe di non poter condurre una vita normale, e non c’è migliore punizione per un ente razionale se non quella di non poter condurre una vita normale. Questo governo potrebbe apparire una monarchia ma, in realtà, è una democrazia poiché a governare sono i consiglieri che tramite i loro consigli  portano sulla giusta via chi governa. Al di sotto dei consiglieri deve essere presente la classe media, coloro che effettuano lavori utili per il benessere della comunità sia a livello scientifico che umanistico. Ogni esponente della classe media deve avere un compenso a seconda del contributo lavorativo che fornisce alla sua comunità; in uno stato perfetto non devono esistere schiavi, o persone che non sono retribuite per il lavoro che compiono, ogni persona che entra a far parte di uno stato deve contribuire al benessere della comunità e non devono esistere guerre e conflitti, ma l’identità nazionale di uno stato si deve mantenere anche all’interno di un contesto linguistico capace di far sentire l’identità di un popolo. Le guerre servono a disgregare l’identità nazionale di un popolo e a portare solo corruzione a chi governa, grazie all’acquisizione di valori materiali che portano alla totale distruzione delle norme e delle convezioni che regolano la vita sociale di ogni individuo nel suo ruolo socio-politico all’interno di uno stato.

In uno stato perfetto non devono esistere reietti, delle persone che vivono alla spese del governo, tutti devono contribuire con un lavoro e devono ricevere istruzione e, a seconda del livello di istruzione ricevuta, avere un ruolo all’interno della società; tutti hanno diritto all’istruzione in modo da poter emergere in ogni particolare contesto; chi rifiuta l’istruzione è meglio che venga esiliato e abbandonato da tutti, perché non permette alle proprie capacità di avere un fine ispirato alla felicità.’’

È una tautologia dire che tale passo corrisponde perfettamente alla mia visione socio-politica, basi su cui fondare un liberalismo mutuato dai principi positivi sia del conservatorismo che del progressismo. Tali parole devono essere soggette ad una mirata interpretazione funzionale alla critica ma anche agli spunti su cui costruire il nuovo sogno liberale.

*Contributo di un giovane della Gioventù Liberale Italiana

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