La democrazia liberale sembra al tramonto.Ovunque nel mondo fioriscono populismi, sovranismi, spinte autoritarie, invocate da orde di analfabeti in cerca dell’uomo solo al comando, cui affidare la soluzione di tutti i problemi. L’Italia non è immune da tale pernicioso contagio. Partiti di antiche tradizioni culturali, a volte magari troppo ideologizzati, ma in grado di concepire programmi coerenti e classi dirigenti qualificate, sono stati sostituti da formazioni padronali, dominate dai rispettivi leader, che appaiono il più delle volte privi  del necessario bagaglio culturale per assumere le responsabilità elevate e delicatissime, che i relativi compiti comportano. Ne consegue che il Parlamento è pieno di disoccupati, precari analfabeti, compagni di merende, segretarie, amanti, passanti raccattati dalla strada. La produzione legislativa nella migliore delle ipotesi è nulla, o peggio, improvvisata, incomprensibile, contraddittoria, sgrammaticata. Il tono dei confronti è sempre gridato per mascherare la carenza di contenuti. Sono stati promossi al rango di ministri e sottosegretari, sprovveduti che non sono in grado di comprendere l’importanza delle funzioni cui sono stati chiamati. L’attività politica si svolge sempre sul balcone, in piazza o sul palco scenico. Svuotati Parlamento e Governo dalle loro delicatissime funzioni, di fatto usurpate dai capi politici, padroni dei due rispettivi partiti di strada,alleati in coalizione ed aborrita ogni concezione ideologica, ma anche organizzativa dello Stato, è stato lanciato un pericolosissimo attacco  alle autorità indipendenti (Banca d’Italia, antitrust, Consob, concorrenza, comunicazioni ecc.). In questo clima da dilettanti allo sbaraglio viene ignorato il principio della separazione e del bilanciamento dei poteri, mandando in frantumi i cardini della Democrazia Liberale. I nuovi eroi infatti non sanno che il pluralismo istituzionale (con metodologie di selezione diverse) è la garanzia di ogni Democrazia Liberale e che affidare ogni scelta al plebiscito popolare, porterebbe alla fine della democrazia di tradizione illuminista ed al trionfo del peronismo dei descamisados allo sbaraglio. Anche la magistratura, non consapevole di rischiare la propria autonomia ed indipendenza, perdendo il consenso dellopinione pubblica più accorta, già da tempo si è dilettata in interpretazioni giurisprudenziali creative, estensive, evolutive, fantasiose, spesso frutto di personalissime visioni ideologiche o di semplici paranoie dei singoli magistrati dassalto. Essi sovente assumono il ruolo di moderni Torquemada o angeli vendicatori, o più semplicemente di liberi pensatori che hanno perso ogni freno inibitorio e pensano di essere in grado, come se ne fossero i padroni, di dispensare perdoni o assoluzioni, ignorando invece il sacro principio di ogni Stato di diritto, costituito dal rule of low, la sovranità della legge. Pertanto condanne e assoluzioni non sono interpretazioni, magari errate o forzate della legge, ma libere interpretazioni delle coscienze di presunti superuomini, che si ritengono onnipotenti, quindi legibus solutis, come abbiamo dovuto constatare anche di recente, in materia di difesa dei confini nazionali, forzati con un atto violento da parte di una nave straniera, esponendo il Paese ad una penosa figura di fronte al mondo che seguiva l’evento con grande attenzione. Lo scandalo gravissimo che ha coinvolto lorgano di autogoverno della magistratura, dimostra che di superiore in questo Consiglio è rimasto solo laggettivo. Quanto abbiamo appreso dalle intercettazioni di colloqui notturni tra vertici del CSM e rappresentanti delle correnti della magistratura e dei rispettivi partiti politici, non ci ha sorpreso. Sapevamo che le nomine dirigenzialinegli uffici giudiziari erano frutto di una spartizionecorrentizia con la complicità dei partiti di riferimento. Scoprire il vaso di pandora ha tuttaviadimostrato la spregiudicatezza con la quale si conducevano tali operazioni, tra odi personali, vendette e tutela di interessi individuali, politici e non solo. Ha commesso un errore il Capo dello Stato convocando per ottobre lelezioni dei membri del CSM dimissionari, perché la crisi profonda di credibilità dellorgano sarebbe lunica occasione per modificarne la composizione, con la eliminazione dei rappresentanti politici ed un sorteggio tra un numero significativo di soggetti togati, munito delle relative caratteristiche di merito e notorietà, eliminando le correnti-partiti.

Non è certamente questo il Parlamento che può intestarsi una riforma coraggiosa e radicale, che dovrebbe prima di tutto passare attraverso la non più rinviabile decisione di separare le carriere di PM e giudici, creando due organi distinti di autogoverno. Come diciamo da tempo, inoltre andrebbe soppressa la giustizia amministrativa, fonte di connivenza col potere politico e di corruzione, così come quella tributaria, che ha dato anch’essa risultati discutibili ed in molti casi riprovevoli, unificando tutta la giurisdizione nel campo ordinario, con sezioni specializzate. Inoltre andrebbero aboliti, al di fuori dei processi penali ordinari, con tutte le garanzie ed il rigoroso obbligo di prova, i procedimenti cautelari di sequestro e confisca dei patrimoni, che si presumono acquisiti in modo oscuro od opaco. Tali provvedimenti, se fossero affidati alla Corte giudicante del connesso reato, in contraddittorio, avrebbero tutte le necessarie garanzie. Oggi, procedimenti sommari spogliano gli aventi diritto di ingenti patrimoni aziendali, per affidarli a incompetenti commissari, amici e talvolta sodali dei magistrati che li hanno nominati. Il risultato, indipendentemente dal grave giudizio di ordine morale, è che, dopo alcuni anni, i complessi aziendali risultano distrutti,  il personale, spesso specializzato da anni di esperienza lavorativa, ha perso il posto ed ai vecchi proprietari, accusati ingiustamente di presunte connivenze, mai dimostrate, vengono restituiti inservibili rottami di nessun valore, che è quello che in mano a persone inadeguate rimane dell’azienda.

Si tratta sovente di procedimenti fondati sul nulla, adottati con leggerezza, che hanno distrutto importanti gruppi aziendali e bruciato posti di lavoro, per di più emessi, non passando attraverso le rigorose prove di un processo con relativo diritto di difesa, ma sulla base di semplici sospetti ed indipendentemente dalle azioni volte a perseguire concrete fattispecie di reato. Tutto questo ha fatto dire che, se il nostro Paese è stato in passato la culla del diritto, oggi si é ridotto ad essere la tomba della giustizia.

Forse l’Italia non può permettersi il lusso di una magistratura elettiva, come in altri Paesi di democrazia liberale, ma pretendere una terzietàreale da parte di funzionari, che hanno l’unico merito, come tanti altri, di aver superato un concorso statale, questo sì. Sotto tale profilo la auspicata riforma potrebbe prevedere una più lunga fase sperimentale per i giovani uditorineovincitori di concorso, un avanzamento di carriera per merito e non semplicemente per anzianità, un controllo più penetrante da parte del Ministro, azioni disciplinari più numerose ed affidate ad un organo terzo e, finalmente, una effettiva responsabilità civile, come per tutti i professionisti che possono commettere degli errori nell’esercizio delle loro funzioni, rispondendo personalmente, anche attraverso polizze assicurative e non ribaltandone la responsabilità soltanto sull’erario pubblico.

In realtà tutto va bene così, perché alla demagogia imperante nelle piazze animate da agitatori violenti o in quelle virtuali, ancora più spregiudicate e telecomandate da guru spregiudicati e capaci di coltivare la pianta perniciosa dellodio sociale, il caos risulta il migliore humus per contagiare la loro rabbia ed invidia sociale, al fine di far prosperare soggetti e personalità politiche destinate a danneggiare le istituzioni ed a mettere in pericolo la democrazia e la libertà.

CONDIVIDI

2 COMMENTI

  1. È, questo articolo, una inoppugnabile analisi della degenerazione della società italiana; analisi che non si basa su ipotesi e punti di vista individuali, e, per questo, confutabili, ma su dati e fatti “sperimentali”. E se questa degenerazione parte dalla Magistratura, definita mirabilmente “tomba della giustizia”, c’è poco da stare allegri: il virus ormai è pandemico e difficilissima sarà ogni rinascita; non basterà usare le energie e le intelligenze migliori. Il virus è entrato nel DNA. Purtroppo, la fucina è lo statalismo, diffuso, pervasivo: usato nella doppia veste del diavolo (nel creare il disagio) e dell’angelo (nel portare sollievo). Senza accorgergene, diventiamo dipendenti: cioè schiavi.

Comments are closed.