Quando in una società maschilistica (tipica del  patriarcato dominante sul Pianeta) la scelta per una posizione di un importante vertice politico cade su una donna, bisogna sempre porre molta attenzione all’evento, ponendosi delle domande e tentando di dare delle risposte adeguate alla comprensione dei motivi sottostanti.

Se poi, come nel caso delle recenti nomine all’Unione Europea, sono ben due le donne che occupano i ruoli di maggiore rilevanza politica, significa che, come suol dirsi, “gatta ci cova” e che le domande diventano più intriganti.

Allora: che cosa può nascondere la fumata “rosa” con le immagini dei sorrisi accattivanti delle due (apparentemente gentili) signore prescelte, riprodotte da tutti i mass-media mondiali?

C’è chi afferma che non sia peregrina l’idea che quelle immagini muliebri tendano a coprire una “sterzata”, molto dura che s’intenderebbe dare alla configurazione, non solo formale ma anche sostanziale, dell’Unione Europea.

In altre parole,  escludendo  dai posti di maggiore evidenza mediatica ogni personalità politica non riconducibile all’asse franco-tedesco si eviterebbero confusioni sui veri ruoli che altri Paesi possano avere e svolgere rispetto a quelli del binomio. Il lussemburghese Juncker  e l’italiano Draghi non rispecchiavano il reale potere nell’Unione della Merkel e di Macròn: meglio eliminare equivoci.

Certo si farebbe torto alla scaltrezza dagli “gnomi” dell’alta finanza, burattinai dell’operazione, se si attribuisse loro l’intento di fare capire apertamente  agli abitanti del vecchio continente che l’Unione Europea altro non sia che la realizzazione di un sogno egemonico di due Paesi (peraltro, sempre presente nella storia del vecchio continente ma perseguito in maniera disgiunta da ognuno dei due) attraverso un’alleanza di ferro, ottenuta addirittura con il beneplacito o il silenzio coatto degli altri Paesi.

Storicamente, collusioni dei grandi finanzieri con altri regimi dittatoriali occidentali ve ne sono state ma esse sono state sempre ben celate.

Che cosa poteva esservi di meglio e di più rassicurante che il viso di due signore, emblemi di una rivincita femminile oggi di grande popolarità? E ciò, anche se il loro carattere deciso, ostico, persino duro è ben noto negli ambienti che contano.

Circa le ragioni che possano avere indotto a una svolta tanto determinata da apparire autoritariamente imposta,  il problema è ancora di più difficile soluzione.

Bisogna prendere le mosse dai venti di guerra (sia pure avvertiti soltanto come brontolii di pancia dei cittadini euro-continentali) che sono giunti sino alle ovattate stanze dove lavorano i  Paperoni del capitalismo monetario che, conseguentemente, avrebbero deciso di serrare i ranghi e di non aprire in Europa varchi a infiltrazioni (a essi non gradite).

D’altronde, il Presidente degli Stati Uniti, dichiarando di considerare l’Europa una nemica (sottintendendo la sua dipendenza dalle centrali finanziarie da lui combattute), aveva messo tutti sull’avviso.

Il collegamento stretto che le due donne elette hanno sempre avuto con gli avversari, anche politici (oltre che finanziari) di Trump come Obama e i democratici statunitensi costituisce una sorta di prova del nove.

Ancora: non può considerarsi fortuita la scelta di David Sassoli alla Presidenza dell’Europarlamento; italiano sì ma appartenente anch’egli a uno di quegli schieramenti politici che non hanno mai dato pensieri ai tecnocrati di Bruxelles.

Come spesso avviene, però, quando la cittadella assediata sa di avere un “Annibale alle porte”, le “mosse” escogitate dagli strateghi della pur comprensibile necessità di difesa possono risolversi in un formidabile “boomerang”.

E ciò, nel caso in esame, per tre ragioni:

a) innanzitutto, perché i sorridenti volti femminili prescelti per dirigere la politica dell’Unione non riescono  certamente a nascondere che l’aggregazione voluta dai Padri Fondatori non ha nulla a che vedere con il riconoscimento, certamente non solo formale ma sostanziale, dell’asse franco-tedesco;

b) in secondo luogo, perché i nemici del capitalismo finanziario, presenti ormai non solo in Gran Bretagna e negli Stati Uniti d’America ma anche nella parte continentale dell’Europa, potranno trarre linfa e coesione per le proprie battaglie comunitarie proprio dall’esclusione subita, da tutte le cariche di un certo rilievo per effetto dell’intesa Merkel-Macron;

c) in terzo luogo perché i Governi dei Paesi anglo-americani saranno più spinti a venire allo scoperto come eventuali “alleati” delle truppe d’assalto eurocontinentali e stimolare e favorire exit progressive, anche con più esplicite promesse di sostegni e di aiuti.

E’ prevedibile, naturalmente, che “alti lai”, taluni ipocriti e interessati, altri, purtroppo, in perfetta buona fede, si leveranno contro la progressiva caduta di un “nobile” sogno di grandi Statisti del dopo-guerra di venerata memoria.

Pochi diranno che si tratta del benefico crollo di un’ illusione dannosa e nociva per i poveri Euro-continentali, precipitati dalla sommità del vertice dei grandi Paesi produttori al livello infimo delle Nazioni senza crescita economica, cinicamente sfruttate dalle Banche e dai trafficanti di mano d’opera centro-africana.

L’Unione Europea non è mai divenuta l’equivalente dell’idea di Sir Winston Churchill degli Stati Uniti d’Europa, ricalcata sul modello Statunitense già sperimentato e collaudato oltre-Oceano.

E, probabilmente,  nessuno aggiungerà (come chi scrive) che essa è stata, da un certo momento storico, soltanto un’unità di facciata che ha nascosto (e nasconde) una realtà di servaggio nei confronti di quel capitalismo finanziario, coraggiosamente ripudiato dagli stessi Stati (Regno Unito di Gran Bretagna e Stati Uniti d’America) in cui esso era allignato e prosperato.

Domanda finale: la politica dello struzzo, sinora prevalente nel Vecchio Continente, continuerà ad impedire ai cittadini degli Stati membri dell’Unione Europea di comprendere che i veri burattinai della grande maggioranza dei governanti europei siedono nei bureaux degli scintillanti edifici di Wall Street e della City e non in quelli della melanconica e piovosa Bruxelles?

L’autogol delle recenti nomine europee potrebbe svolgere un suo imprevisto ruolo.

 

 

 

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