Negli ultimi tempi veniamo tempestati sui mass media da notizie poco rassicuranti sul nostro Servizio Sanitario Nazionale. In particolare viene paventata una terribile evenienza che a breve affliggerà la nostra nazione: la mancanza di medici, siano essi dipendenti del servizio sanitario pubblico che medici di medicina generale.

Si stima che nei prossimi cinque anni smetteranno di lavorare 14.908 medici di famiglia (fonte FIMMG nazionale) e 14 milioni di italiani potrebbero rimanere senza assistenza di base e che tali numeri sono destinati a peggiorare visto che nel 2028 verranno a mancare 33.392 medici di famiglia.

Il problema nasce nel lontano 1988 quando lo stato italiano su pressione dei sindacati medici e dei suoi organismi rappresentativi istituì il numero chiuso nelle facoltà di medicina generale, tale misura fu resa alquanto più restrittiva quando nel 1991 con il Dlgs 257/91 (che recepiva con enorme ritardo la direttiva europea 82/76/CEE) veniva istituito il corso di formazione specifica in medicina generale per i laureati a partire dal 31/12/1994, titolo fondamentale per l’acceso alle graduatorie regionali di medicina generale prima ed alla convenzione con SSN poi. Tale recepimento, non più procrastinabile e fondamentale per equiparare la formazione dei giovani medici italiani a quella dei loro colleghi europei creò però un imbuto: i posti a concorso non bastavano a coprire le richieste degli aspiranti medici generalisti.

Ma l’errore fondamentale fu quello di non programmare tale corso e ve ne forniamo l’evidenza: il corso di durata prima biennale e poi triennale doveva formare il numero di medici di medicina generale necessari a sostituire quelli che sarebbero andati in pensione due o tre anni dopo l’inizio dello stesso, es. se nel 1994 sono andati in pensione 3000 medici di medicina generale il corso partito due anni prima doveva dare l’accesso e formare 3000 medici, ma così non è stato.

Procedendo col tempo e passati i primi anni in cui sono stati chiamati alla convenzione le migliaia di medici che “sostavano” nelle graduatorie regionali di medicina generale in questi trent’anni si è creata una grave discrepanza fra la richiesta di nuovi medici di medicina generale e quelli formati e pronti ad assumere il nuovo incarico. Ed ahimè non esistono soluzioni fantasiose come quelle proposte per la dirigenza medica ospedaliera (richiamare in servizio i medici pensionati, utilizzo dei medici del 118, etc…), inoltre risultano pannicelli caldi le soluzioni proposte dall’attuale Ministero della Salute in quanto l’aumento dei posti messi a concorso per tale corso di formazione è risibile rispetto alla reale esigenza ma soprattutto gli effetti di tali “correttivi” si vedrebbero solamente fra tre anni.

Eppure la soluzione esiste ed anche a costo zero (il che non guasta in un periodo così povero di risorse come l’attuale), le direttive europee in materia prevedono che gli stati membri riconoscano dei titoli equipollenti a quello rilasciato dal corso di formazione specifica in medicina generale, per cui in Italia, dove questa soluzione non è mai stata né proposta e figuriamoci attuata si potrebbe con un disegno di legge ad hoc far rientrare nella medicina generale migliaia di medici con una formazione equipollente, che risponda naturalmente ai requisiti europei, ottenendo subito ed a costo zero due grandissimi risultati:

1. Risolvere in parte o totalmente il problema della carenza di medici di medicina generale.
2. Dare lavoro a migliaia di medici specialisti a cui i tagli alla sanità non hanno dato la possibilità di trovarlo costringendoli alla sottoccupazione od ahimè ad emigrare con grave danno per il nostro SSN che perde così valide professionalità.

Nello specifico un disegno di legge basato sulla direttiva europea 93/16 CEE riconoscerebbe la specializzazione in Geriatria o Medicina Interna (individuati come percorsi formativi complementari) equipollente  al diploma di formazione in medicina generale e previo tirocinio in uno studio di medicina generale idonei alla convenzione col SSN in qualità di medici di medicina generale. Il garante di questo disegno di legge che ripetiamo è a costo zero sarebbero gli ordini dei medici di ogni Provincia. 

Noi Liberali vogliamo risolverquesto problema con la competenza che ci contraddistingue depositando questo disegno di legge ad hoc nella speranza di trovare nei vari partiti politici presenti attualmente in Parlamento la collaborazione utile a tutelare la salute di noi tutti.

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