L’essere umano da sempre si è posto il problema del suo rapporto con il mondo in cui vive. Ne ha fatto un uso per molti versi brutale, saccheggiandolo e abusando delle sue risorse naturali, ma sovente lo ha anche abbellito. Ha imparato a coltivare la terra, a raccoglierne i frutti e quindi a seminare per un nuovo raccolto, alimentandosi con i suoi prodotti. Ha esplorato le savane ed i luoghi più impervi, affrontando difficoltà, pericoli, aggressioni da parte di feroci animali, con i quali quasi sempre ha finito per avere la meglio, e, pur di origine erbivora, ha imparato a mangiare la carne animale. Ha sfidato anche il mare, che si presentava più ostile rispetto alla  sua natura di essere terricolo, ed ha imparato ad affrontarlo per scoprire nuove terre e pescare pesci, alghe, molluschi, frutti di mare e crostacei con i quali si è nutrito. Ha, sin dall’antichità, percepito di essere nel globo l’essere più dotato ed ha sfruttato questa sua superiorità rispetto alle altre specie viventi. Incessantemente si è confrontato con l’eterno problema della propria origine e del proprio destino, inventando quindi l’esistenza di esseri superiori, che ha chiamato divinità e talvolta, in virtù delle proprie capacità superiori, si è spinto fino a ritenere di  derivare dagli dei, in  quanto figlio di un essere umano e di una divinità o dio stesso. Quasi tutte le religioni hanno coltivato credenze di questo tipo per esaltare la figura dell’eroe o per affermare l’incarnazione divina. L’uomo, pur essendo stato il peggior distruttore del pianeta e lo è tuttora, l’ha esplorato, cercando di capire come era fatto, cosa poteva dargli, e ne ha colto i frutti, lo ha usato come riparo per il freddo, la calura soffocante e le tempeste, ha estratto quanto gli serviva per organizzare la propria vita, per costruire armi per la caccia e le guerre ed ha voluto infine che la stessa madre terra lo seppellisse. Ha reso domestici e quindi adatti ad aiutarlo nel suo lavoro gran parte degli animali, tenendo  lontani o uccidendo quelli troppo feroci. Ha cercato di possedere ampie estensioni di terra e dominare i suoi simili, ha coltivato uno strano rapporto con la donna: madre adorata, moglie dedita alla casa ed alla prole, schiava per i lavori pesanti e per il piacere allo stato puro. Anche i nemici sottomessi li ha ridotti sovente in schiavitù. L’essere umano ha tenuto sempre lo sguardo verso l’orizzonte per ampliare i propri possedimenti o le zone d’influenza e verso l’alto nel desiderio di conquistare il cielo e lo spazio, finché non vi è riuscito, scoprendo nuovi Continenti, raggiungendo l’antica aspirazione al volo ed avviando la conquista dello spazio. Si è nobilitato con l’arte, la poesia,la letteratura, la filosofia, le scienze matematiche, fisiche, astronomiche e naturali, la medicina, l’ingegneria, l’architettura, la musica, il ballo, la cultura in senso più generale. Questo lo ha fatto diventare l’uomo civilizzato di oggi. Tuttavia troppo tardi si è reso conto che il patrimonio a sua disposizione non aveva risorse infinite ed oggi lotta con una natura che si ribella e potrebbe travolgerlo. Capisce che il mondo, che sembrava nell’antichità enorme, oggi è divenuto piccolissimo e principalmente fragilissimo.

Sin dall’antichità la politica è stata concepita come dominio sugli altri esseri umani o, più raramente, come l’arte per assicurare una pacifica convivenza. L’equilibrio è stato sempre precario, così la storia dell’umanità si è dipanata in un susseguirsi continuo di guerre feroci e sanguinarie. Neppure l’invenzione delle micidiali armi moderne, con la loro capacità distruttiva enorme , è bastata a far comprendere la necessità del ripudio della guerra o delle azioni terroristiche, che ancora attraversano il nostro pianeta e, particolarmente in alcune aree, lo terrorizzano. L’arma nucleare ha avuto infatti un parziale effetto dissuasivo sotto il profilo dei conflitti a dimensione mondiale, mentre continuano a registrarsi scontri regionali, attentati e pericoli per il sereno scorrere degli eventi umani.

La politica moderna avrebbe dovuto prendere atto della nuova realtà ed adeguarsi, trovando altre forme per regolare e comporre i contrasti, soprattutto imponendo la tolleranza ed il rispetto verso chi è diverso o coltiva un’opinione difforme. Invece viviamo sempre tra terribili tensioni rivelatrici dell’egoismo dell’animo umano, come se, nonostante la civiltà, fosse rimasto nell’uomo un qualche residuo di primitivo. Il fenomeno si è accentuato dopo la fine della guerra fredda, a causa del progressivo decadere dei valori dell’internazionalismo, della pace, del ruolo dell’ONU e delle altre Organizzazioni sovranazionali, della fiducia nella lezione dell’Illuminismo, che aveva sconfitto l’assolutismo, esaltato il valore dei Parlamenti eletti a suffragio universale, affermando il roule of low, cioè l’imperio della legge, in  contesti costituzionali fondati sull’equilibrio dei poteri, in modo che nessuno di essi potesse avere la forza di prevaricare l’altro. Questo insieme di regole, adottate da tutti gli Stati occidentali, si chiamava “democrazia liberale” e sembrava destinato ad essere esportato ovunque. Con la fine del socialismo reale, molti ebbero la convinzione che tale superiorità sarebbe stata inevitabilmente riconosciuta e che sarebbe divenuto il modello di riferimento. Invece, superato il muro  del conflitto ideologico, fu accettata praticamente da tutti gli Stati, anche non sempre correttamente, l’economia di mercato per sfruttare meglio la concorrenza a basso costo delle economie sottosviluppate. Sostanzialmente venne adottato anche il metodo democratico del suffragio universale, che tuttavia, senza la separazione dei poteri, ha determinato l’insorgere di nuove, spesso feroci, dittature, rafforzate da una presunta legittimazione popolare. Infatti per i Paesi che venivano o permanevano nei regimi comunisti o integralisti, la libertà rappresentava un lusso troppo elevato per introdurla nei rispettivi ordinamenti e farne regola di vita. Successivamente si è determinata, sempre per ragioni principalmente legate al mercato ed alla concorrenza, anche in molti Paesi occidentali, in nome di un pretestuoso, quanto anacronistico sovranismo, una tendenza alla difesa delle economie dei singoli Stati, rinnegando l’internazionalismo e la cultura delle frontiere aperte al libero scambio ed alla circolazione degli individui, che precedentemente si erano andate affermando, principalmente in Europa.  L’egoismo mercantile, in parte per la necessità di alzare difese rispetto al fenomeno della globalizzazione e della finanziarizzazione dell’economia, oltre alla paura per una immigrazione di massa dai Paesi più arretrati verso quelli più ricchi, hanno prodotto un esasperato egoismo, la chiusura ermetica delle frontiere, la tendenza a reintrodurre dazi, l’esplodere di una nuova forma di nazionalismo, che somiglia ad un ritorno alle monarchie assolute medievali. Il mondo moderno imporrebbe invece l’allargamento dei commerci , la facilitazione degli scambi, la tendenza ad omologare valori  e stili di vita globali, cominciando dall’introduzione di una moneta unica universale, da una fruizione a più ampio spettro dell’arte e della cultura, da una umanizzazione della ricerca scientifica finalizzata alla difesa dell’ambiente in cui viviamo, da un rinnovato entusiasmo per la straordinaria avventura della conquista dello spazio, con l’obiettivo di vivere in un mondo migliore.

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