Il peruviano Alberto Fujimori non aveva in programma di diventare un dittatore. Anzi, non aveva nemmeno il proposito di diventare Presidente. Fujimori, era un rettore universitario di origine giapponese, che era sconosciuto ai più, e nel 1990 voleva concorrere per un semplice seggio in Senato. Quando nessun partito acconsentì a candidarlo, ne creò uno suo chiamato “Cambio 90” e si candidò in modo autonomo. A corto di fondi, si lanciò nella corsa alla presidenza per dar visibilità alla sua campagna per il Senato. Ma il 1990 era un anno particolare e di grave crisi per il Perù: l’economia era precipitata in una spirale di iperinflazione – causata dal precedente governo socialdemocratico guidato da Alan Garcia Pérez – e inoltre, i guerriglieri maoisti di Sendero Luminoso, che dalla fondazione del gruppo, avevano commesso decine di migliaia di omicidi e stavano cominciando a minacciare la capitale, Lima. I peruviani erano ormai sfiduciati dai partiti tradizionali. Per protesta molti di loro iniziarono ad avere simpatie per il partito che aveva come slogan “Un Presidente come te”. Fujimori ebbe un’inattesa esplosione di consensi nei sondaggi. Infatti, alle elezioni si piazzò secondo e riuscì, di conseguenza, ad accedere al ballottaggio contro il neoliberista Mario VargasLlosa, il più celebre romanziere del Paese. I peruviani ammiravano VargasLlosa, che avrebbe successivamente vinto il premio Nobel per la Letteratura. Inoltre tutto l’estabilishment – politici, media, industrie – lo sosteneva, ma il peruviano comune lo vedeva come un personaggio troppo vicino alle élites, che non poteva comprendere le reali problematiche del popolo. Fujimori, con i suoi discorsi populisti, riusciva a raccogliere questa rabbia e ad apparire come l’unica opzione reale per risollevare il malandato Stato peruviano. E vinse.

Il nuovo Presidente del Perù ci mise appena due anni per sciogliere il Parlamento e abolire la Costituzione, e dunque diventare un vero e proprio dittatore abolendo ogni residuo di democrazia rimasta.

Il percorso politico di Fujimori è molto comune a molti populisti di tutto il mondo, con la differenza che egli è riuscito a conquistare il potere. Tuttavia, i pericoli per le democrazie non sono terminati con lo scorso secolo ma sono costanti. Sono proprio storie come queste che devono aiutare a capire chi potrebbe rivelarsi un dittatore ed eliminare via via i diritti che con tanta fatica i nostri padri ci hanno donato. Dunque, uno dei motivi fondamentali del dover studiare la Storia è quello di evitare il ripetersi di determinati errori già successi in passato, ma purtroppo in Italia spesso siamo ciechi e sordi dinanzi a questi segnali che abbiamo già visto nel nostro Paese e all’estero, e abbiamo permesso a ben due populisti di governarci, mettendo in piedi un esecutivo che, con le misure che sta adottando, compirà gravi danni all’economia e alle istituzioni con il rischio di ripercorrere i passi di Paesi come il Perù del 1990.

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