Le parti più  elettrizzanti ed esaltanti  del pensiero di destra e quelle salvifiche e ugualitarie delle ideologie di sinistra, entrambe espresse dall’idealismo tedesco di fine ottocento  rappresentano epigoni, purtroppo, non ancora stanchi del Platonismo autoritario e pseudo-aristocratico delle origini e continuano a essere condivise da pattuglie di pseudo-intellettuali nella parte continentale dell’Europa; e ciò, non solo tra fascisti e comunisti ma anche tra sedicenti liberali.

Considero fondamentale il coraggio di ritornare all’individuo, alla cultura della polis e della res publica e dimostrare che i cantori del Bene Universale, anche laici, fanno leva sulla pelle della povera gente non per perseguire nobili principi ma per sopraffare illiberalmente i più deboli tra gli esseri umani e trarne personali vantaggi.

Il narratore che abbia fiducia illimitata nell’uso della ragione può contribuire a tutto ciò. Può fare previsioni libere e incondizionate su ciò che può avvenire, pur senza prove e indizi, collegando gli eventi conosciuti con un rigoroso filo logico. Nel verificare i nessi deve porre grande affidamento solo nella ragione, escludendo la passione.

Il mio orientamento, anche nelle composizioni, definite (non sempre correttamente e talora solo pomposamente) “poesie”, è quello di scrivere in forma metrica (gradevole all’orecchio) satire pungenti, mordaci, caustiche. Raramente mi lascio sedurre da componimenti “d’occasione” o puramente evocativi di bellezze sia pure molto armoniose Queste soddisfano il mio senso estetico, mi trasmettono gioia e piacere ma non avverto alcuno stimolo a scriverne per riprodurre con le parole emozioni vissute o per comunicarle ad altri.

Ho bisogno invece di scrivere per gridare al mondo, a tutto volume, il bisogno dell’uomo di conquistare spazi di libertà interiore, sottraendosi alle ipoteche iscritte, sin dall’infanzia, nella sua vita da cattivi insegnamenti di genitori, maestri, sacerdoti per effetto di millenarie stupidità acefalamente ripetute.

Scrivo per rappresentare la massima aspirazione dell’essere umano di essere radicalmente libero nei suoi pensieri e intendimenti.

Scrivo per esprimere la mia sofferenza nel vedere individui privati della loro libertà di indirizzare, nei limiti del possibile, il proprio destino. Naturalmente, tale privazione è spesso di origine e di provenienza esterna ma può nascere anche da se stessi; e in tal caso è ancora più dolorosa.

Scrivo perché sono profondamente convinto che l’Uomo non faccia sempre buon uso del suo raziocinio. Spesso per una credenza acritica rinuncia ad avere e ad esprimere idee.

Scrivo perché il pensiero libero cessi di fare paura agli individui che, irrazionalmente, ritengono di avere ricevuto, quello che chiamano il “dono della fede”, ritenendolo ottenuto per volontà o per intercessione divina.

Scrivo perché ritengo che il non avere fatto uso del raziocinio non è stato privo di conseguenze, a mio giudizio, dannose, per l’intera umanità. In termini generali, il pensiero che caratterizza il genere umano rispetto al mondo animale e vegetale, poteva consentire agli esseri umani  di controllare con l’uso della ragione e della logica (a differenza delle bestie) i propri impulsi ed istinti e impedire che gli esseri umani si moltiplicassero come gli insetti in un termitaio. Invece, non è stato così. La  conseguenza è che, oggi, masse ingenti di individui, come in preda a un incontrollabile moto perpetuo, hanno preso a vagare disperate o almeno fortemente insoddisfatte da una parte all’altra del Pianeta in cerca di condizioni di maggiore benessere e serenità. Sono tanti, ormai, gli esseri umani che  pensano di sfuggire alla fame, alla povertà, alla carestia, alle malattie, alle guerre (da essi stessi provocate e volute), ai furibondi massacri interetnici (scatenati soprattutto nelle condizioni più miserabili di esistenza), eventi tutti dovuti in buona misura al sovraffollamento. Molti di essi, in tale odissea. incappano con frequenza in trappole, anche mortali, oggettive o predisposte da uomini senza scrupoli. In buona sostanza, sotto il profilo evidenziato, la scelta che ha  compiuto l’homo (che senza  alcun senso dell’ironia si è persino autoproclamato sapiens), nel corso dei millenni (a partire dalla sua comparsa aul Pianeta) è stata dettata, a mio giudizio,  da  un pensiero in cui era assente ogni forma di logica e di raziocinio e ciò  ha condotto l’umanità a muoversi in un vero e proprio labirinto, in cui la vittima più evidente è stata la libertà dell’individuo. Trovatosi, infatti, a vivere in un mondo tra mille difficoltà (un mondo, cioè, molto diverso da quello sperato) l’uomo, anzi che seguire il suo egoistico istinto vitale di realizzare le migliori condizioni per la sua sopravvivenza con il solo rispetto dell’analogo diritto altrui alla vita, è stato sospinto e quasi costretto a immaginarne uno diverso, facendo ricorso  alla fantasia, al sogno, all’utopia; e a fare, talvolta anche suo malgrado, scelte definite altruistiche e umanitarie che possono mettere a rischio il suo sano amore per l’esistenza, che è naturalmente quella propria e non quella dell’intera umanità. In questa distorsione del sentimento vitale, hanno avuto buon gioco sciamani e religiosi di diverse fedi, filosofi e sedicenti “maestri di pensiero” di varia scuola, poeti, romanzieri, sociologi. Cattivi maestri hanno illuso, per secoli, le popolazioni del Pianeta circa la possibilità di  riscatti terreni (con rivoluzioni, prevalentemente cruente) e/o ultraterreni (con l’osservanza di comandamenti divini, spesso innaturali)  tanto magnificati quanto di incerta realizzabilità, approfittando della condizione di paura infantile presente nelle menti da indirizzare. Ancora oggi quelle irraggiungibili mete rappresentano, per molti, il pane quotidiano delle loro speranze, soprattutto dopo che la situazione degli esseri umani, prossimi a raggiungere il traguardo degli undici miliardi di viventi, sta divenendo più drammatica che mai.

Scrivo per testimoniare che gli eventi del “secolo breve”   hanno liberato i nostri contemporanei di molte illusioni (hanno decretato la distruzione della filosofia idealistica tedesca nelle sue due versioni di destra e di sinistra, ugualmente deleterie e apportatrici di morte) e che i primi anni del terzo millennio stanno provocando a tutte le religioni l’insorgenza di vari e delicati problemi di credibilità.

Scrivo anche per avvertire che certamente non mancheranno i colpi di coda. E’ vero che la favolistica platonico-idealistica  non ha più l’effetto energizzante di un tempo e che la condotta degli sciamani e sacerdoti religiosi incorre con sempre maggiore frequenza nell’infrazione di divieti da essi stessi posti (omo e pedofilia, corruzione e idolatria del Denaro) e che, spesso, i loro vertici incappano in conflitti diplomatici (per indebite e illegittime invasioni di campo nella politica degli Stati: un tempo, accuratamente evitate e dribblate) che potrebbero dimostrarsi esiziali per le loro fortune e che filosofie di esaltazione patriottica, di destra e salvifiche dell’intera umanità, di sinistra dell’idealismo tedesco di fine ottocento pu mostrando la corda, sono ancora condivise da sparute pattuglie di pseudo-intellettuali incauti e maldestri, che non si sono accorti ancora di avere curato la loro erudizione (e non quindi la loro cultura) attingendo a piene mani nel campo del fake e, soprattutto, di essersi spesso rifugiati in verba magistri, totalmente  incapaci, com’erano, di pensare con la loro testa.

Scrivo perché gli uomini liberi e amanti della libertà (che hanno pagato, per troppo lungo tempo, un duro scotto per il trionfo delle più assurde promesse dei Dulcamara, imbonitori interessati di piazza, propagandisti di paradisi terreni e ultraterreni futuri con il racconto di frottole neppure ben confezionate e che hanno dovuto accettare che un’Accademia regolata autoritariamente, all’origine, da Platone  e da Aristotele e diretta in seguito da menti conformistiche  ponesse sugli altari del sapere “tromboni della parola”) apprezzino e stimino  i veri pensatori più profondi e acuti, Giacomo Leopardi, in testa, scoperto come filosofo solo di recente dalla cultura anglosassone, docet.

Scrivo perché si ampli il numero delle superstiti persone  libere che devono la loro fortuna al fatto di non avere accettato come maestri  fautori dell’ideologismo religioso e filosofico, sempre pronti a intervenire di fronte allo sbandamento delle moltitudini e a montare in cattedra per indirizzare le facoltà dell’immaginazione, della fantasia, del sogno verso lidi di confortanti ma irraggiungibili utopie.

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