I lettori più assidui delle mie note su questo giornale ricorderanno che ho citato più volte i fratelli  De Rege, Guido (in arte Bebè) e Giorgio (in arte Ciccio), per paragonare scherzosamente Matteo Salvini a (Bebé)  capo-comico del duo teatrale e Luigi Di Maio al fratello (Ciccio), creatore di gag di esilarante    “stupidità” politica.

A tali “battute” del leader delle Cinque stelle attribuivo la crescita incredibilmente alta della Lega e concludevo che il suo leader non aveva alcun interesse a mollare un partner di governo così prodigo di “uscite” clamorose.

Ora, però, sulla scena  sta avvenendo qualcosa di nuovo e di diverso dalle performance sin qui recitate dal “duo”.

Gli attori hanno smesso di ripetere il consueto battibecco su TAV sì TAV no, su altre opere pubbliche e in generale, su pensioni d’oro con difese e attacchi a pretesi “ricchi”, su reddito di cittadinanza e altre forme di pauperismo pietoso (gli ottanta euro di renziana memoria) e sono volate sul palcoscenico, per così dire “parolacce” invereconde, gestacci minacciosi.

Lo spettacolo da vagamente comico è diventato ridicolmente tragico: Ciccio (Di Maio) ha preso a scalpitare, battere con forza i piedi sul pavimento ligneo, come un attore della Commedia dell’Arte, e inveire senza controllo nei confronti del partner di scena, attribuendogli nefandezze indescrivibili, sognandone la chiusura nelle patrie galere.

Bebè (Salvini) nella più pura tradizione melodrammatica italiana ha intonato “Nemico della patria?!…E’  vecchia fiaba che beatamente ancor la beve il popolo” dal terzo atto dell’Andrea Chénier di Umberto Giordano.

Le “performance” dei due protagonisti hanno cominciato a piacere sempre meno al pubblico italiano (quello straniero, da tempo, ostentava un sorrisino di scherno se non di disgusto).

E ciò, anche perché, in un crescendo rossiniano, il giovane pomiglianese ha cominciato a fare di tutto, in modo sempre più scomposto e a scaraventare contro il partner oggetti e persino persone. Da ultimo, ha tirato fuori dalla buca dove se ne stava acquattato, un falso suggeritore,  che è uscito furibondo e invelenito  nonché  uno spettatore più adirato di lui (Alessandro Di Battista), noto per il suo eloquio nazional-popolare di ritenuta, grande efficacia.

Bebè (Salvini),  ha  cominciato (necessariamente)  a capire che lo spettacolo-rissa alla lunga puà diventare francamente insostenibile anche per un pubblico paziente come quello italiano.

Fuor di metafora e dei raffronti ironici si è chiesto seriamente: Che fare? imitando Lenin.

Paradossalmente, per continuare a trarre vantaggio dagli errori madornali di Di Maio e della sua troupe di comparse incompetenti, il leader leghista dovrebbe provocare una crisi e augurarsi la costituzione di un governo Cinque Stelle-PD.

Nel caso immaginato, gli errori dei suoi pentastellati si sommerebbero a quelli di tipo renziano di cui nel Pd non s’è persa la memoria, per la presenza di vaste schiere di nostalgici dell’altro Matteo della più recente storia italiana.

Il suo errore, invece, sarebbe quello di cadere nella trappola di una vecchia coalizione di destra, malamente comportatesi nel “decennio nero” degli Italiani.

A di là, comunque, delle questioni di alleanze e di schieramenti, gli Italiani vorrebbero potere assistere a uno spettacolo diverso sul palcoscenico della politica italiana.

Gli abitanti dello Stivale sognerebbero uomini politici che la smettano di parlare  di “destra”, di “centro” e di “sinistra”, rendendosi finalmente conto che quei termini non rappresentano più nulla nel mutato panorama politico italiano e occidentale; e pensando, invece, senza etichette inutili, a risolvere concretamente i problemi del Paese.

Gli attori sul proscenio dovrebbero rendersi conto che il pubblico è cambiato. Solo pochi “anziani” hanno la mente ancora protesa verso visioni universalistiche e di tipo salvifico dell’intero ecumene. Gli altri, i più giovani,  sono stanchi di sentir parlare di un Bene Universale perseguito dai “buonisti” umanitari di tutto l’Occidente (dimentichi dei trascorsi coloniali) mentre i propri figli sono costretti a lasciare il Paese per una “cultura” che è divenuta “somma ignoranza” grazie agli effetti dell’articolo 3 della nostra Costituzione e delle scuole parificate religiose e private. Volte ad applicare la regola biblica del rifiuto della conoscenza perché opera del Diavolo, queste istituzioni (benenerite per la Chiesa) hanno prodotto prima il ’68 e poi il livello culturale dell’attuale classe politica.

Molta gente è stufa di  “illusioni” di natura religiosa o ideologica che la storia ha mostrato come esiziali. E ciò, o attraverso due millenni di guerre di religione cruente e distruttive o mediante un secolo (definito “breve”) di intolleranze, violenze,  carneficine genocide, fasciste e comuniste.

Il nuovo pubblico non accetta più gli scienziati della politica con il loro inutile bagaglio di concetti astratti e fumosi, ma vorrebbe uomini che pragmaticamente risolvano i problemi della “polis”, alias della collettività di cui fanno e vorrebbero continuare a far parte con le forme di civiltà sin qui rispettate.

Non è più tempo di Madonne pellegrine in giro con processioni benedette dai parroci nei paesini e nei villaggi dello Stivale né di comizi affollati dove la falsa oratoria da mestieranti della politica faceva premio.

E’ del tutto superfluo e leggermente ridicolo stringere rosari  tra le mani come stendere il braccio nel saluto fascista o stringere il pugno in quello comunista.

Il pubblico di oggi vorrebbe altro e cioè  non subire più:

a) le invasioni straniere stravolgenti del nostro modo di vivere e di convivere;

b) le ingerenze finanziarie di potentati economici stranieri, volte a sostenere l’attività di banche falsamente generose verso imprese in crisi e bisognose, esse, di mutui ed eventuali sostegni pubblici per sopravvivere;

c) la costrizione del nostro governo a non fare investimenti per tenere sempre a disposizione fondi per ripianare debiti verso istituti di credito o organizzazioni di trafficanti di lavoratori a basso prezzo;

d) il diktat di tecnocrati comunitari pagati con soldi dei contribuenti ma non al loro servizio (lo sono, in buona sostanza, di poteri extra-europei).

e) gli atti di delinquenza sempre più protervi, perpetrati nella fiducia dell’applicazione della teoria dell’emenda,  del perdono e della “redenzione” del reo, (miscuglio, anch’esso, costituzionalmente previsto);

f) la mancanza di coraggio di uomini politici che scimmiottano economisti stranieri, usandone i termini, per stravolgere le loro teorie e applicarle all’italiana (vedansi le ipotesi aberranti di unaFlat taxper le famiglie! come se si trattasse di consentire alla middle-class di acquistare una pagnotta di pane in più al mercato rionale e non di permettere ai ricchi di fare investimenti produttivi!);

g) le ripetute giaculatorie sulla riforma della giustizia mentre in tale campo continua ad avvenire di tutto e di più.

Di ciò e di molto altro gli Italiani hanno le tasche piene e aspettano che qualcuno gliele svuoti.

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