Avrebbe dovuto essere Colin Farrel. Poi, per motivi ancora tutti da chiarire, il ruolo di protagonista del film Cosmopolis è stato assegnato a Robert Pattinson.

Con tutto il rispetto per il giovane venticinquenne, buono e bel “vampiro” di Twilight del 2008 (tutta la saga può entusiasmare, a dir tanto, un pubblico di adolescenti), che esordì nel 2005 in un episodio di Harry Potter, riteniamo che Farrel (tra i tantissimi film di successo citiamo giusto Alexander nel 2004) sia attore ben più collaudato. Però si sa, il buon Rob è divenuto ormai oggetto di sogni di notti passionali per migliaia e migliaia di allupate fan di tutto il mondo – che in questi giorni lo assediano sul set di Toronto. Teniamo comunque a freno i pregiudizi, anche se, a naso, l’opera filmica che sarà diretta da un certo David Cronenberg (La mosca nel 1986, Inseparabili nel 1988, A History of Violence nel 2005, solo per citarne alcuni) non dovrebbe lasciare un segno indelebile nella storia del cinema.

C’è un fattore che (potrebbe risultare ostico seguire questo ragionamento) lascia perplessi. Ed è il cast piuttosto nobile che circonda il corteggiato ragazzo inglese. Tale elemento fa presagire la famosa tecnica degli “specchietti per le allodole”, espediente furbesco e spesso adoperato nel cinema, al fine di attrarre gente al botteghino, per poi, di norma, lasciare indignato il pubblico più scafato.

Vediamola (in minima parte) questa squadretta di attori di indiscutibile qualità: la conturbante parigina Juliette Binoche (Chocolat nel 2000), preferita nel ruolo di protagonista femminile all’altra capitolina d’oltralpe e pur valida Marion Cotillard (La Vie en Rose nel 2007), soprattutto perché quest’ultima è in “stato interessante” (e questo sì che è un buon motivo). Poi c’è il poliedrico Paul Giamatti (quarantatreenne di New Haven, Connecticut, USA, protagonista del recentissimo La versione di Barney). Per non allungare ci fermiamo a questi due, tuttavia sufficienti ad alimentare il fosco presentimento di cui sopra.

Ma veniamo al film. La sceneggiatura è ispirata dall’omonimo romanzo dell’acclamato scrittore americano Don DeLillo. Occhio e croce, il narratore newyorkese è stato orientato (per l’opera pubblicata nel 2006) niente po’ po’ di meno che dall’Ulisse di James Joyce. Vale a dire, un’intera vicenda concentrata in un giorno. Anche sul grande schermo si assisterà a un episodio, una sorta di odissea di ventiquattro ore, vissuta dal giovane miliardario Eric Packer (Pattinson), tempestata di circostanze a dir poco bizzarre. Il riccone rischia di perdere il proprio patrimonio mentre attraversa Manhattan con la sua limousine per andare dal barbiere. La storia si svolge quasi interamente all’interno dell’automobile. La fine delle riprese di Cosmopolis è prevista per il 21 luglio prossimo. Quindi, c’è la possibilità di vederlo alla Mostra Cinematografica di Venezia.

Per concludere, Paulo Branco, “sensitivo” e brillante produttore, ospite di recente al Festival del Cinema Europeo di Lecce, ha parlato del progetto definendolo tra i suoi più ambiziosi e ha confessato di aver pensato subito a Cronenberg, appena terminata la lettura del romanzo dello scrittore statunitense. Pare che il regista canadese, forse particolarmente intrigato dal racconto “delilliano”, abbia scritto il soggetto del film in soli 15 giorni.

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