Caro Cazzullo,

sono da sempre un accanito lettore del Corriere. Quindi ho avuto modo di apprezzare la sua scrittura piacevole ed ariosa, che rivela una solida radice culturale di stampo liberale, confermando che il liberalismo, prima ancora che un pensiero politico, è un metodo per osservare la realtà, scegliere e conformare i relativi comportamenti e, nel caso del liberalismo politico, gli indirizzi legislativi e di Governo.

Mi ha colpito il titolo, tratto dalla conclusione di una sua risposta ad alcune domande dei lettori, secondo cui “il liberalismo è il peggiore dei sistemi, ad eccezione di tutti gli altri”. In realtà si tratta di una famosa frase di Churchill, non riferita al liberalismo, ma alla democrazia. Rispetto agli argomenti di merito della risposta, tuttavia, la considerazione mi pare appropriata. Se non ho capito male, infatti, Lei ha cercato di sottolineare come la barbarie della globalizzazione finanziaria con le sue nefaste conseguenze, non è colpa del liberalismo, che combatte ogni forma di monopolio o di rapace predominio (pubblico o privato). Implicitamente nel suo scritto traspare che i liberali, inventori del Welfare, da sempre difendono la concorrenza, mentre la rivoluzione informatica, col suo rapido sviluppo, ha consentito a pochi, in grado di cavalcare il fenomeno innovativo, di costruire volumi di profitto e ricchezze enormi con la connessa possibilità di allocarli di volta in volta nei paradisi fiscali più opportuni, nell’inerzia, spesso complice, dei Governi.

Un liberale come John Maynard Keynes sosteneva, già a Bretton Wood nel 1944, la necessità di un governo mondiale dell’Economia, avendo previsto i rischi della globalizzazione. Aveva inoltre proposto la creazione di una moneta unica mondiale (questione che oggi sarebbe attualissima). Ottenne soltanto che il dollaro, ancorato all’oro, fosse moneta di riferimento, ma nel 1972 i costi esorbitanti della guerra nel Vietnam imposero al Presidente americano Nixon di dichiararne unilateralmente la sospensione.

Il liberismo più brutale, invocato dalle forze politiche conservatrici e reazionarie, fu già definito da Benedetto Croce come anarco o turbo liberismo e non ha nulla a che vedere con il liberalismo, anzi ne è la negazione. Dopo il fallimento, da lei sottolineato, del socialismo, sia nella forma autoritaria comunista, che in quella edulcorata socialdemocratica, la sola democrazia si è rivelata insufficiente. Quasi tutti i dittatori, salvo i casi di colpi di Stato militari, sono stati eletti attraverso un voto democratico, da Mussolini ad Hitler, da Peron a Chaves ed a Maduro, come da Putin a Erdogan, a tutti gli altri. Non si può non convenire quindi che l’unico sistema garante del bene prezioso della libertà è la democrazia liberale. Il piccolo Partito Liberale, di cui ho l’onore di essere il Presidente, ne custodisce e presidia i valori, che risultano non solo attuali, ma vitali per un necessario recupero di fiducia nel libero mercato, con la ovvia condizione di una fiscalità equa.

Stefano de Luca

 

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