Uno degli scenari, che in ambito accademico, viene sempre più spesso prefigurato e discusso è quello della democrazia cosmopolita. Essa per ora rimane esclusivamente un progetto ambizioso, una proiezione futura delle speranze di un mondo unificato, senza conflitti e completa sintonia tra i popoli. Sarebbe riduttivo delimitare la democrazia cosmopolita ad un programma di governo mondiale, ma in realtà, secondo la definizione di David Held è: “un progetto per l’unione volontaria e revocabile di istituzioni governative, con il potere coercitivo di ultima istanza distribuito tra i diversi attori e sottoposto al controllo giudiziario già esistente e opportunamente riformate istituzioni internazionali”. Tutto ciò potrebbe sembrare un puro esercizio teorico da parte di alcuni scienziati politici, ma essi offrono anche proposte concrete poiché, innanzitutto, la democrazia cosmopolita implicherebbe l’unione degli Stati, senza però prevederne la scomparsa di questi ultimi, ad un livello più profondo di quelle realizzate sino ad ora. La rappresentanza sarebbe garantita sia per gli Stati che per i singoli cittadini, ai quali verrebbe assegnata una cittadinanza globale oltre a quella nazionale. I conflitti cesserebbero di esistere in quanto essendo parte di una stessa federazione si risolverebbero attraverso lo strumento negoziale.

Il processo che porterebbe alla realizzazione della democrazia cosmopolita è inevitabilmente lungo, poiché è necessario sviluppare nel breve periodo istituzioni sovranazionali, istituendo o laddove già esistenti rafforzando, le federazioni tra Stati. Nel lungo periodo dovrebbero essere sviluppate un sistema mondiale unificato di istituzioni democratiche e rappresentative. I loro maggiori obiettivi sarebbero quelli di dirimere i conflitti, migliorare le economie delle parti del globo più svantaggiate e riuscire ad affrontare emergenze globali come quella dell’ambiente.

L’idea di democrazia cosmopolita, parzialmente ispirata dalla “Pace perpetua” di Kant, è sicuramente suggestiva poiché permette di intravedere una possibile evoluzione della democrazia e della politica mondiale che possano garantire un futuro migliore rispetto al nostro presente.

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