“Sarà un anno bellissimo”.

Chi di noi potrà scordare questa frase del prof.Giuseppe Conte, pronunciata a un popolo che ne ha viste di cotte e di crude nel corso della propria avventura storica? Noi italiani infatti portiamo un DNA che, partendo dall’Impero Romano al dominio del barbaro Attila, dall’epoca dei grandi navigatori e degli artisti rinascimentali fino all’assolutismo fratricida, dalla sua Unità fino a due Guerre Mondiali, dalla fase Costituente fino a Tangentopoli prima e alle II^-III^-IV^ Repubblica poi, ne ha già viste di tutti i colori.

Tutto ci si potrà dire tranne che noi italiani potremo avere del residuo incanto per leader solitari.

Eppure cadiamo già più volte, dal 1994 ad oggi: prima nei tempi di Berlusconi-Bossi e poi in quelli del duo Prodi-Renzi.

Salvini, invece, da perfetto sovranista, non vuole soci.

Almeno stando agli ultimi sondaggi, proprio noi italiani siamo perennemente solleticati da un diavoletto interno che ci fa credere sempre all’uomo solo al comando: Mussolini docet.

Da un lustro, poi, questo vizietto ha preso le sembianze del comico genovese Beppe Grillo, che ha riempito le Aule che già sono state di  Pertini e De Gasperi, con degli adolescenti imberbi, al più miracolati disoccupati, sia pur guarniti con contratti a termine da “hostess”: questi tipi ci avevano già promesso di aprire come una scatola “di tonno” le sacre Aule e poi si esercitano in manovre, arrabattandosi con tecniche da vietcong parlamentari (per non dire del tutto “battone”), al solo fine di prolungare l’agonia di una Legislatura e per affamare l’alleato  che pure essi hanno impalmato, distorcendo pure i rituali classici del bon-ton parlamentare, con un bonario prete (Mattarella) consenziente.

Sí, perché l’aver rivisto volteggiare sulle tegole dei sacri palazzi dei condor già sopravvissuti dalla preistorica Prima Repubblica è la prova vera del fallimento pentastellato.

“Va bene, ma ora che si fa?”, mi ha twittato un amico anche lui  preso da quel delirio di onnipotenza che il web sta spalmando a piene mani.

“Tu e io proprio niente, contiamo meno delle scartine da briscola”, gli ho risposto d’istinto, un po’ pentendomi per averlo rimesso con i piedi per terra.

Ma eccolo qua il punto: nessuno sa che fare.

Partendo dal presupposto che non esistono più destra, sinistra e centro, ciascuno può muoversi come meglio gli pare e piace.  Allora uno si puó anche avvalere di quell’arma nucleare che pure lo scacchista azzarda di fronte alla sua ineluttabile fine: l’arrocco.

Sarà tutta  un’altra storia.

 

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