Raggiungere il successo, principalmente in una società dominata dalle rete, è molto facile. Basta avere mezzi economici e mettere al lavoro un grande numero di operatori con il compito di monitorare costantemente l’opinione pubblica. Sempre attraverso il denaro è possibile assicurarsi una diffusione su larghissima scala dei messaggi che appaiono più graditi alla massa attraverso i social media, i quali sono divenuti quasi l’esclusiva fonte di informazione per un numero sempre più vasto di persone, ormai non solo giovani. Si è determinata quindi una inversione del rapporto tra classe politica e popolo. Non sono più le grandi personalità emergenti ad ispirare il consenso, perché i nuovi leader populisti prestano orecchio alle richieste più diffuse, per trasformarle in promesse elettorali da porre a carico di una già stressata spesa pubblica. Questo ha fatto la fortuna di burattini travestiti da statisti, ieri Renzi ed oggi Salvini. Tuttavia la politica ha regole non scritte inesorabili. Se non si posseggono per indole, caratura personale e preparazione culturale vere qualità, i limiti vengono a galla. Matteo Renzi, ha bruciato un successo ed un consenso, che sembravano inossidabili in pochissimo tempo a causa del tragico errore di impuntarsi su una riforma costituzionale sbagliata e mettendosi quindi contro tutta l’opinione pubblica dotata di buon senso e non disponibile a seguire il gregge delle pecore adoranti. Successivamente ha definitivamente perso credibilità, tentando delle forzature per tornare rapidamente al timone, pur avendo dichiarato che, in caso di sconfitta, si sarebbe fatto da parte. Inevitabile che venisse messo da parte dagli altri. Oggi, continuando nei propri errori, cerca di riemergere intestandosi proposte politicamente contraddittorie fondate su acrobatiche alleanze con i Cinque Stelle, che ci auguriamo non possano avere futuro.
Salvini, nonostante il grande risultato elettorale del 26 maggio, ha finito col mettere l’Italia di fatto fuori dai giochi europei, registrando una sostanziale sconfitta per il Paese. Dopo, non ha voluto ascoltare Giancarlo Giorgetti, che gli consigliava, approfittando del momento di debolezza del M5S, di provocare la crisi ed andare subito ad elezioni anticipate, capitalizzando il momento di grande popolarità. Ha invece prodotto una rottura nel momento più sbagliato, probabilmente preoccupato per la sgradevole vicenda dei rubli russi alla Lega, che vede coinvolti suoi strettissimi collaboratori e gli è costata la presentazione di una mozione di sfiducia individuale. Ha tardivamente dichiarato finita l’alleanza convinto di poter sfruttare il voto contrario dei pentastellati sulla TAV. Invece, trattandosi di una, per quanto errata, loro antica battaglia, li ha galvanizzati ed ha aperto un varco per gli opportunisti di tutte le stagioni del PD (Renzi, Franceschini, Del Rio e tutti coloro che vedono il loro seggio in pericolo) i quali sperano di poter realizzare una nuova coalizione PD, M5S, LEU. Capitan Salvini andava per suonare e fu suonato, o almeno esistono alte possibilità che ciò avvenga. Non solo, ma il suo grave errore sui tempi e sui modi della rottura, ha finito col restituire centralità al Cavaliere, di cui egli voleva disfarsi per non subirne la personalità, offrendogli invece una inaspettata possibilità di recuperare i suoi e di cercare anche nuovi spazi al centro.
Al punto in cui sono le cose, esiste realmente un’alta probabilità che si costituisca una maggioranza di tutti contro Salvini, alla quale per saggezza ed esperienza Berlusconi non si presterà. Potrebbe invece nascere un Governo capace di ricompattare una sinistra, che sembrava definitivamente fuori gioco, in grado di durare e rendere molto difficile la battaglia di opposizione e persino la ricomposizione di un centro destra, che lo stesso capo della Lega ha di fatto dichiarato morto, nel momento in cui, attraverso la scelta sovranista anti europea, si è messo contro la UE, mentre furbamente i suoi alleati, cominciando da Conte, che rischia di diventare il prossimo leader dei Cinque Stelle, sono stati molto più prudenti ed accorti.
Dobbiamo augurarci che la saldatura della sinistra incontri delle difficoltà. Solo in questo caso, con l’attuale Governo o con uno tecnico con lo scopo di approvare soltanto la legge finanziaria, si andrebbe ad elezioni anticipate. Molti ritengono che in questo clima confuso e pericoloso, sarebbe preziosa una voce liberale autorevole. Il PLI intende farsi promotore di un rinnovato patto di alleanza tra i non pochi inossidabili liberali dispersi ed i tanti, principalmente giovani, che vanno scoprendo il valore politico, ideale e morale del liberalismo e vi si vorrebbero accostare. Con tale intento ha indetto per il venti settembre a Roma gli “Stati generali dei liberali italiani”. Con L’ augurio che sia finalmente la buona occasione!

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1 COMMENTO

  1. Articolo lucido e sicuramente illuminante, ma le “regole non scritte inesorabili” a cui fa riferimento il Presidente sono le stesse che hanno privato i liberali italiani di un partito al quale riferirsi.
    Per questo motivo si sono momenti storici nei quali può essere utile superare i “riti” della politica – che spesso appaiono come meri bizzantinismi – e aprire le porte a tutte quelle forze, vecchie e nuove, che siano in grado di rilanciare un’azione che, da troppi anni, appare opaca e assopita.

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