Quando un leader politico in Italia (ma il discorso vale anche per l’Europa continentale) imbrocca un’ipotesi di soluzione ai problemi del momento che appare ampiamente condivisa (per la direzione scelta) dalla maggioranza della popolazione ed aggiunge, però, che per realizzare l’obiettivo ha bisogno che gli si diano “pieni poteri”, i ben pensanti dicono che il pericolo dell’autoritarismo è alle porte.

E non hanno tutti i torti.

Certo! I tempi odierni, con i nuovi sistemi di comunicazione e di scambio delle opinioni, non più controllabili dai proprietari di testate giornalistiche e reti televisive, non sono i più favorevoli all’istaurazione delle dittature; “internet” ha allontanato tale pericolo; ma essere governati da un “duce”, sia pure  in sedicesimo e spodestabile con libere elezioni, non è piacevole per chi ami la libertà nel senso più ampio e temporalmente esteso possibile.

Il fondamento del timore è di natura storico-ambientale – assolutamente, quindi, non biologica ed etnica –  ed è molto ragionevole. Le condizioni storiche e ambientali hanno un valore assorbente e non consentono eccezioni.

La diversità della “mentalità” esistente (per credenze, consuetudini di vita) tra gli appartenenti a date civiltà in determinati periodi storici  gioca un ruolo decisivo per il destino dei popoli; soprattutto sotto il profilo della qualità dei governanti e degli spazi di libertà godibili.

I Romani del periodo Repubblicano non erano biologicamente diversi da quelli vissuti al tempo dell’Impero: eppure ricordiamo, diversificandole e apprezzandole, le rilevanti personalità politiche e il benessere popolare della prima fase storica di Roma dalla vita vissuta nella seconda, che solo per rari aspetti giudichiamo positivamente.

Anche nell’Italia di oggi è difficile immaginare che in questa parte del mondo possano esservi governanti dalla mente lucida, sgombra da pregiudizi religiosi o ideologici e una vita di libertà piena e non condizionata.

In altre parole, non è un caso che un Winston Churchill, sia nato e si sia affermato come leader politico a latitudini diverse dalle nostre.

Certo, avrebbe potuto nascere ed essere apprezzato nel nostro mondo pagano, pre-cristiano e pre-socratico o, avrebbe potuto tentare di farsi avanti nella Roma repubblicana come nell’Italia Rinascimentale (rischiando molto, però, in questo secondo caso, per la sua fisica sopravvivenza), ma non oggi, né nel “secolo breve”.

Se per caso un novello Churchill nascesse sullo Stivale, sarebbe, allo stato attuale, destinato alla solitudine politica più assoluta: non avrebbe seguaci. Nessuno tra i fideisti religiosi e i fanatici politici di destra e di sinistra (che, nel Bel Paese, rappresentano probabilmente il novanta per cento della popolazione) darebbe mai credito a un ateo dichiarato e a un empirista (idest: antidealista) convinto.

Da quando  “credenze assolutistiche”, religiose e filosofiche, hanno preso piede in maniera presso che esclusiva  nella parte continentale della vecchia Europa sono venuti fuori solo Capi con vocazioni autoritarie, figli delle dottrine assolutistiche dominanti. E cioè, all’epoca di Churchill: Hitler, Mussolini, Franco, Salazar e Stalin; oggi: aspiranti dittatorelli sia fascisti, sia comunisti (e nell’uno e nell’altro caso, troppo spesso, con la complicità dei cattolici) sotto mentite spoglie democratiche.

In condizioni storico-ambientali sfavorevoli alla nascita dei Lucio Quinzio Cincinnato, dei Gneo Marcio Coriolano, dei Winston Churchill  che cosa può fare il popolo?

Non ha altre possibilità, oltre al rifiuto di partecipare alla vita democratica del suo Paese (con l’assenteismo o con il voto nullo: non la scheda bianca che in un Paese spregiudicato e corrotto non offre alcuna garanzia, perché può essere riempita nel seggio, prima dello spoglio) che “turarsi il naso” e scegliere l’uomo politico che s’impegns a realizzare il maggior numero possibile delle istanze che egli ritiene prioritarie. Altro non gli è concesso.

Solo la fanatizzazione di un solo colore, accoppiata al fideismo cristiano per sua tradizione bi-direzionale (clerico-fascismo o catto-comunismo sono le due formule ricorrenti) può consentire agli Italiani di essere governati senza sconquassi e scombussolamenti ripetuti.

C’è, nelle condizioni ambientali odierne, una vocazione degli abitanti dello Stivale a “fare gregge”, a porsi sotto la guida di un Capo, sia esso teocratico, monarchico, oligarchico,  tirannico o anche solo molto autoritario.

E’ questo l’effetto di duemila e più anni di pensiero addomesticato dalla fede o da una filosofia metafisica,  che, come la prima, è altrettanto irrazionale,  fantasiosa, immaginifica.

Gli Italiani della cosiddetta civiltà “giudaico-cristiana”, dopo il declino di quella vera “greco-romana”,  hanno smarrito il sentiero della logica, del raziocinio, della riflessione meditata: si muovono soltanto su impulsi emozionali, derivanti da credenze irrazionali oltre che sulla spinta (furbesca) verso il conformismo (comodo rifugio, che non crea problemi di scelte autonome); non possono neppure dolersi del fatto che non c’è peggior disgrazia che ricordarsi, nella sventura, di un passato glorioso.

Quest’ultimo risale a troppo tempo addietro per fare da alternativa di confronto.

Già all’epoca di Giacomo  Leopardi, d’altronde, il vate vedeva le mura, gli archi e le colonne…. ma non più la gloria.

Ricordando il passato fulgore, gli abitanti dello Stivale dovrebbero mordersi le mani al pensiero che a detronizzarli dalla loro posizione di primazia nel mondo civile siano stati non solo i “Tre malfattori” indicati da Baruch Spinoza, ma anche i seguaci del supponente e autoritario Platone che, imponendo di giurare sempre in verba magistriha creato la più formidabile schola di “ciucaggine” e di conformismo, esistente al mondo, denominandola Accademia.

Se tale quadro è esatto, si deve ritenere che gli Italiani, ai prossimi appuntamenti elettorali, si troveranno di fronte un problema che li sconcerterà  all’inizio, ma poi non più di tanto.

Un leader politico, non amato (com’era prevedibile e scontato) dai salotti della borghesia romana e provinciale (soprattutto meridionale), dai ben noti pseudo-intellettuali della gauche e, per certe sue “uscite” criticato anche dalla gente di un certo buon senso e gusto, sembra avere imbroccato, per fiuto autonomo o per imitazione di un grande modello straniero (non a caso: anglosassone), la strada giusta, per risollevare il Paese dalle secche in cui s’è incagliato, proprio a causa della “mentalità” in esso dominante.

Le previsioni più ricorrenti e consolidate sono che tale strada, per i suoi elementi positivi, possa essere condivisa da una maggioranza crescente di cittadini. Perché? Le ragioni sono molteplici.

In Italia la gente non ne può più a) di subire invasioni immigratorie, b) di impoverirsi progressivamente per la politica dell’Unione Europea di servaggio verso tecnocrati della Finanza, banchieri a livello di guida e bancari a livello di esecuzione, né, infine, c) di sopportare una pressione fiscale esagerata, non avendo, per giunta, adeguati servizi (a causa della corruzione endemica nel settore politico-amministrativo) né speranze di ripresa economica (per effetto del pareggio di bilancio e dell’austerity).

L’uomo politico in discorso è, però, un Fregoli del travestitismo e può apparire, in conseguenza, un pericoloso mistificatore; ha seguito per decenni, con compunta serietà, riti celtici sulle rive del Po e ora si lascia riprendere dalle telecamere mentre stringe nel pugno della mano rosari e crocefissi che voluttuosamente bacia dinnanzi a folle esaltate e festanti; invoca la Madonna per chiederle il permesso di contrastare un Pontefice che invade ripetutamente le competenze dello Stato Italiano, creando problemi di ogni tipo ai governanti di livello nazionale e persino locale; si fa “selfie” nelle più svariate circostanze, non sempre di felice intuizione propagandistica (quello del mitra è stata una vera e propria “palla corta”, almeno per qualche giorno).

Eppure, a seguire i sondaggi, gli Italiani si appresterebbero a votarlo con una significativa percentuale di voti.

E ciò, si può presumere, per evitare che tornino a governare il Paese i leader del “decennio” nero: i “ghe pensi mi” che guardano, invece, solo ai loro affari e sono succubi di interessati consigli di sedicenti “fedelissimi”, infiltrati nel sistema bancario mondiale; le imitatrici della pulzella d’Orleans che vorrebbero resuscitare il fascismo: non in felpa variopinta ma in orbace o nella divisa disegnata per le “giovani italiane” dagli stilisti dell’epoca; i residui di una democristianeria in caduta libera e i post-comunisti divisi tra Renzi e Zingaretti e i neo-comunisti di Grillo e di Fico,  invasati, a parole, dall’amore per la gente e per la giustizia sociale e pronti, invece, a servire la causa del banchieri newyorchesi e londinesi. Come, del resto, fa, ormai dai tempi della caduta dell’impero sovietico, tutta la Sinistra occidentale: dai Democratici e Laburisti anglosassoni ai cristiano-sociali e socialdemocratici europei. E ciò, perché l’empireo dei ricchi  fa gola: soprattutto quello dei Paperoni che operano nel settore bancario. E’ esso che offre alla Sinistra, soprattutto sedicente intellettuale, il sostegno mass-mediatico necessario a non scomparire, dopo i suoi ripetuti excursus fallimentari di portata planetaria.

 

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