Né il Cuore Immacolato di Maria, né il Crocefisso ripetutamente baciato, né il Rosario benedetto stretto nella mano destra sono serviti a Matteo Salvini per evitare di cadere nella trappola, tesagli da chi lo temeva per le sue “impennate”.

Un Mario Draghi libero da impegni europei, uomo certamente competente e di provata serietà professionale, era, per l’Unione Europea, la carta giusta da giocare per portare “ordine” nella “colonia” e dare all’Italia un governo diretto da persona vicina agli interessi del mondo finanziario anglo-americano, ben rappresentato dai tecnocrati bancari di Bruxelles.

Le previsioni per una tale mossa erano piuttosto agevoli. L’ indicazione di Draghi sarebbe stata accolta con favore dagli Italiani, almeno di quelli benestanti della borghesia cittadina, amanti del quieto vivere, stanchi di notizie sugli sbarchi di immigrati sulle coste italiane e di iniziative giudiziarie contraddittorie, volte a ostacolarli e più spesso a favorirli, e, tutto sommato, contenti di avere, a capo del governo, un uomo di fiducia del padrone (Unione Europea).

Agli Italiani dei salotti borghesi, interessa poco che l’uomo  limiterà, con autorevolezza, ogni possibilità di crescita economica, senza toccare minimamente  il tema dell’italica libertà di vivere nel caos e nell’anarchia.

Facendo leva sui vecchi e nuovi amici italiani della gauche euro-continentale, dappertutto cristiana e socialdemocratica (con l’aggiunta di sedicenti liberali idealisti e sensibili a teutoniche certezze filosofiche)  le due registe al vertice dell’Unione hanno molto verosimilmente “mobilitato”, con accorti suggerimenti operativi, fatti filtrare da sempre ipotizzabili  Giuda,  tutte le persone sulle quali potevano influire.

Non ha avuto, verosimilmente, alcun rilievo che di esse molte fossero poco apprezzate o addirittura screditate: gli Italiani, per propria comodità, dimenticano tutto.

D’altronde, tanti, numerosi personaggi da Commedia dell’Arte, sbruffoni e vocianti, servivano solo per fare “ammuina” (come dicevano i comandanti delle navi borboniche).

Sarebbero stati tolti di mezzo al momento in cui sarebbe stato calato sul tavolo da gioco “l’asso” di una personalità di grande rispetto e carisma, tale da garantire non solo i Paperoni della Finanza ma anche i poveri Italiani….senza nocchieri in gran tempesta.

A differenza di quanto Pirandello immagina che possa avvenire nella sua commedia,  “Stasera si recita a soggetto”, è il regista tedesco con il suo “aiuto” francese (piccola variante rispetto al testo del drammaturgo agrigentino, dove il regista è solo germanico) a imporre la sua volontà nella rappresentazione che must go on sul palcoscenico della politica italiana in questi giorni e non la massa degli interpreti che si erano messi in testa strane idee di “autogestione”. I “miserabili” abitanti dello Stivale pensavano di dare un calcio ai padroni di Bruxelles: sono stati serviti!

Il copione, già scritto nella capitale belga da francesi e tedeschi, con la collaborazione di uno dei due capo-comici italiani  e del suo assistente legale, prevedeva l’uscita di scena piuttosto rovinosa di uno dei fratelli De Rege (autocito, e so che non dovrebbe farsi, i miei precedenti articoli sul celebre duo, pubblicati su questo giornale on line) con la differenza sostanziale che questa volta la parte del tonto  era prevista per Guido, in arte Bebè (fuor di metafora:Matteo Salvini) e non più per Ciccio (fuor di metafora:Luigi Di Maio), che anzi si riprendeva la sua rivincita.

Sempre fuor di metafora, il leader della Lega, irruento, impulsivo e con qualche inclinazione al narcisismo e alla ingenuità “celtico-padana”, è caduto nella trappola con imprevedibile facilità, capendo (a sue spese) che v’è sul Pianeta un Dio più potente di ogni altro ed è il Denaro, rappresentato da sacerdoti piuttosto anonimi che vivono in chiuse stanze londinesi, newyorchesi e belghe e nella ristretta e riservata “società del lusso” ma che riescono sempre a tirar fuori dal cilindro la persona giusta al momento in cui diventa necessario ricorrere a ogni mezzo pur di proteggere i loro interessi.

Salvini non è il solo uomo politico che si può annoverare tra le vittime del potere finanziario.

Theresa May ha ricevuto uguale trattamento e non sappiamo che cosa attende il suo successore, Boris Johnson; ma certamente è lecito prevedere che non saranno rose e fiori per lui.

L’unico a contrastare efficacemente i Paperoni delle Banche è stato, sinora, soltanto Donald Trump, ma si tratta di un uomo di tempra ben diversa, paragonabile solo a quella di Winston Churchill.

C’è chi sostiene che persino a un Pontefice sia stato suggerito di farsi da parte per consentire che si “aprisse” la più grande campagna propagandistica per l’immigrazione africana mai realizzata sul Pianeta e si nascondessero, dietro una “crociata” anti-pedofila, gli intrighi finanziari dello IOR (appena sfiorato, recentemente, dall’annuncio di insignificanti riforme di facciata, per salvare, come suol dirsi, la faccia).

I tempi che stiamo vivendo ricordano i tempi della “follia Europea” per il nazi-fascismo, il regime che intendeva risolvere, a modo suo, i problemi del mondo.

Quella piovra sembrava invincibile come oggi appare indistruttibile quella dei banchieri; soprattutto dopo l’abile trappola che ha distrutto praticamente l’attualeleader della Lega.

C’è da chiedersi: E’ proprio ineluttabile che  il sistema vigente nell’Unione Europea tolga, per sempre, ogni possibilità ai popoli di scegliere liberamente il proprio destino?

Il timore circa l’eternità del Dio Denaro è più che fondato.

La “bontà” dei banchieri, unita al “buonismo” dei gauchiste che li sostengono provvederà sempre, al momento giusto, a fornire  “persone competenti e avvedute” che possano reggere le sorti delle “colonie” che danno segni di ribellione.

E si tratterà, cominwue, di uomini che riceveranno il plauso incondizionato delle Istituzioni di ogni livello.

Eppure la mostruosità del Nazismo fu annientata. Certo  non furono i Chamberlain, gli Eden e i dignitari di Corte (Cortigiani, vil razza dannata! Avrebbe gridato Rigoletto). Ci vollero un Churchill, conservatore in marsina e in bombetta, lontano dalle mode effimere e fugaci, e un popolo tenace con la coscienza che l’unica, vera ricchezza è la libertà.

Quell’uomo e quella coscienza l’Italia li attende da ben due millenni. E v’è sempre qualcuno che si augura che possa esservi, finalmente, la “volta buona”; e ciò nonostante le trappole, i trabocchetti e la regia che interpreti nel modo più autoritario  “la recita a soggetto” pirandelliana.

 

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