L’Occidente ha bisogno di una novella “Lisistrata” (il nome viene, com’è noto, da luo= sciolgo e stratos= esercito) non per eliminare gli eserciti (già sufficientemente ridimensionati), ma per dissolvere il sistema mass-mediatico.

E ciò, soprattutto,   per la sua responsabilità, in via di crescente aggravamento, di “disinformare” (o, se si preferisce, “informare malamente”) il pubblico.

Come le donne ateniesi, i lettori di giornali e i teleutenti, dopo un verosimile e giustificabile momento di sbigottimento e di rifiuto dell’ipotesi prospettata, non dovrebbero piangere a calde lacrime l’eliminazione della carta stampata e della radiotelevisione,  sia pure limitatamente al loro impegno nelle cose della politica. Potrebbero, anzi, comprendere l’utilità del piano e attuarlo, se un genio come Aristofane, con una commedia “pepata” e divertente, mostrasse tutte le ragioni a sostegno del “rivoluzionario” cambiamento.

Il discorso può essere condotto sul filo dell’ironia, ma è, purtroppo, terribilmente serio.

Non v’è alcun dubbio che la “libertà” della stampa sia stata l’alba della democrazia moderna; ma è molto probabile che il suo “asservimento” , sempre più palese al Dio Denaro, gestito dalle Banche, possa essere l’inizio del suo definitivo tramonto.

E difatti, peggio del girellismo della maggior parte degli uomini politici  (che ormai si contraddicono vistosamente anche a distanza ravvicinata di giorni, se non di poche ore, senza alcun senso della misura e del pudore) c’è solo il camaleontismo,smaccatamente servile dei commentatori e dei notisti mass-mediatici.

Con una facilità impressionante, tali soggetti ci descrivono pregi e qualità di personaggi che avevano, poco tempo prima, bollato a fuoco; per converso denigrano a spada tratta leader di cui avevano narrato “epiche gesta”, esaltandosi nel racconto, sino alla masturbazione verbale.

Il loro commento  di falso entusiasmo o di sommo dispregio

Ha avuto, però, per essi un risvolto molto negativo: ha disgustato a tal punto i giovani che, avendo antenne più sensibili degli anziani per captare i cambiamenti in atto sul Pianeta (anche perché non sono schiavi di abitudini contratte nel tempo), hanno smesso da tempo di comperare e di leggere i giornali e di vedere in TV altro che film e serial.

Solo i “vecchi” (i “matusa”, secondo il gergo di tempi andati) attribuiscono il loro gesto a un rifiuto spiegabile con la pigrizia mentale.

In realtà essi intendono resistere e reagire all’inondazione di notizie volte a influenzarli nel senso voluto da chi paga i giornalisti per disorientare i lettori  nel proprio specifico e particolare interesse.

Anche ascoltando, vedendo e respingendo con uno zapping, apparentemente nevrotico, le esibizioni dei mezzo-busti televisivi, le giovani generazioni puntano al diniego di un medesimo tentativo di manipolazione.

Uguale scarsa tolleranza e pazienza mostrano per tanti cosiddetti docenti di sociologia (non a caso, da qualche studioso, definita la più inutile e inconsistente delle “scienze”) e per gli esponenti di categorie  di uomini, secondo il motto crociano “ a tutto chiamati e a nulla eletti”.

millennials non sopportano ed escludono dalla loro vista con un semplice click del telecomando le consuete e tristemente note “facce di bronzo”, presenti a tutti i talk-show; intuiscono che quei personaggi sono stati selezionati accuratamente degli editori televisivi sulla base oltre che della loro “insipienza” della disponibilità a fare da “voce del padrone”, per chi sorregge e sostiene la rete.

Anche di fuori dalle classi più giovani, dopo la ripugnante commedia di questi ultimi giorni di “crisi” più che di “governo” di “umana decenza” appare, in sensibile  aumento,  il desiderio della gente (quella, ovviamente,libera da paraocchi) che le edicole dei giornali chiudano finalmente i propri  battenti e che il piccolo schermo trasmetta solo film e serial televisivi (preferibilmente di produzione anglosassone, per non incappare in opere propagandistiche di noti personaggi della nostra letteratura e cinematografia).

E’ fin troppo chiaro che il pubblico non più sommerso da fake news e commenti prezzolati, ne trarrebbe beneficio ai fini della vera comprensione degli eventi che lo toccano da vicino.

Il panorama umano, anche per l’assenza dei  tristi necrologi (inutili, perché se muore una persona cara o famosa, la gente viene comunque a saperlo e la scomparsa di essere anonimamente transeunti rientra negli eventi cosmici che da miliardi di anni si susseguono sul Pianeta, come probabilmente su altri corpi cosiddetti celesti), può apparire persino meno squallido e meno melanconico di quello offerto dalla stragrande massa dei giornalisti della stampa e della radio televisione.

D’altronde, oggi chi non voglia perdere il contatto con le notizie, valutandone liberamente la credibilità, ha a propria disposizione il Web che deve considerarsi la vera ancora di salvezza della libertà umana e quindi della democrazia.

Su internet si trovano le notizie relative al nostro passato nella loro nuda essenza fattuale, senza le deformazioni  di sedicenti e spesso prezzolati “studiosi” (alla menzogna avvezzi, per conformismo pomposamente definito “ accademico”); si può leggere, sul nostro presente, ciò che scrive on line  gente certamente più libera di chi dà informazioni a pagamento.

Tale nuovo, ritrovato “senso della libertà”, è rafforzato della capillari  trasmissioni di scritti e di immagini, anche in video, effettuate dai cellulari, dalla posta elettronica (e. mail), dai social network.

C’è chi sostiene che se amici e conoscenti intensificheranno le comunicazioni tra di loro, senza l’intermediazione di pennivendoli e mezzibusti,  il futuro non sarà cosi buio, anche per l’Italia, come questi giorni di degrado politico e informativo farebbero presagire.

Conclusione: Dopo due millenni di sopore mentale, favorito da droghe ideologiche d’ogni tipo e genere, il “popol morto” di carducciana memoria potrebbe anche “destarsi”, pur senza cingersi la testa dell’elmo di Scipio per essere pronto a nuova retorica “morte”, e scoprire la gioia e l’utilità di  vivere e di pensare con la propria testa.

Certo un nuovo sciopero alla “Lisistrata”, per giunta fatto da persone di ambo i sessi e di ogni età, aiuterebbe molto. Aristofane, reincarnati e aiutaci tu!

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