Un vero fiume di parole ci ha invaso questa settimana. La stampa estera non è stata affatto avara di notizie, analisi, discussioni e pareri su quanto sia accaduto nel “bel Paese” tra Domenica e Lunedi. In realtà tutto è cominciato con l’articolo  che l’”Economist” ha pubblicato giovedì scorso, articolo certo poco lusinghiero nei confronti del nostro Premier, ma che dà spunti per serie riflessioni su cosa siamo diventati (da notare che nei giorni seguenti, molti inglesi hanno criticato la terminologia troppo “cruda” utilizzata dal giornale). Insieme a questo articolo, che focalizza l’attenzione su Berlusconi, è stata pubblicata sullo stesso giornale, un’analisi della nostra società civile che andrebbe letta con molta attenzione,  sono in realtà cose che conosciamo bene, ma molte volte ne parliamo senza fissare un vero programma che “rivoluzioni” la vita degli italiani. Come spesso accade per le cose che abbiamo sempre sotto gli occhi, le diamo per scontate senza fermarci un momento per guardarle con occhi nuovi. “Le Figaro”, “Le Monde, “The Guardian”, “The Wall Street Journal”, “The New York Times”, “The Washington Post” e persino ”The Australian”,  dissezionano la nostra politica,  ma alla fine le domande restano… Cosa  succederà ora? Berlusconi è finito? Sarà vero che non arriva più al cuore degli italiani?  Essere il tycoon delle televisioni è cosa superata nell’era della rete? Le continue promesse fatte (nucleare si, nucleare no per esempio…) e non mantenute hanno veramente “innervosito” i suoi? Riuscirà ancora a galvanizzare folle oceaniche che pensano con la pancia e non con la testa? Nessuno osa dare sentenze, troppe volte il nostro Paese ha stravolto le aspettative  dei più dotti analisti politici. E se dalle ceneri l’Araba Fenice risorgesse più forte, si chiede qualcuno? Certamente non possiamo più subire, perché se qualche “vecchio” della politica diceva “meglio subire che perire”,  in realtà subire può portare a perire, e sono in molti ad averlo capito… bisogna vedere chi riesce a giocare la partita meglio degli altri. Intanto occhi puntati su Pontida…

Special Report per “The Economist, “The ins and outs: Italians are deeply anti-meritocratic”, 9 Giugno 2011 – “… L’organizzatore delle partite di calcetto è un Milanese di 30 anni…Dice che non tornerebbe mai in Italia, un sentimento condiviso da molti espatriati italiani. Sua sorella, medico, è ancora in Italia dove lavora in cambio di un salario molto basso, malgrado le sue specializzazioni prese in famose università americane… Suo marito, avvocato, ha appena saputo dall’azienda nella quale lavora, che è troppo “giovane” per essere promosso. L’Italia è, per alcuni versi, indulgente con i suoi figli, visto che non è inusuale per loro rimanere a casa fino a 30 anni, ma molto dura per altri… Il governo dovrebbe dare una spinta ai giovani che, grazie ad un tasso di fertilità molto basso, stanno diventando sempre meno numerosi. Ma invece di guadagnare maggior potere contrattuale, vengono bloccati ovunque dalla gerontocrazia. Il settore della politica è il più evidente. L’età media dei primi ministri italiani (dal 1990) è stata di 62 anni… Anche a capo della Mafia si arriva tardi: Provenzano aveva 73 anni quando è stato arrestato nel 2006… Molti laureati se ne vanno per evitare il sistema delle “raccomandazioni” che regola il mercato del lavoro… Le “raccomandazioni” servono ovunque… Il settore più corrotto è quello delle università pubbliche…”

“The Economist”, “The man who screwed an entire country”, 9 Giugno 2011 – “L’era di Berlusconi perseguiterà l’Italia negli anni a venire. Silvio Berlusconi ha molto per cui sorridere. Nei suoi 74 anni di vita ha creato un’ impero che ne ha fatto l’uomo più ricco del Paese. Ha dominato la scena politica dal 1994, ed è oggi il Primo Ministro in carica con maggiore anzianità di servizio dai tempi di Mussolini. E’ sopravvissuto ad infinite previsioni che lo vedevano sul viale del tramonto. Tuttavia, malgrado i suoi successi personali, è stato un disastro come leader nazionale per tre motivi. Due di loro sono noti a tutti. Il primo è la fosca saga dei suoi “Bunga Bunga” parties…  Il suo secondo fallimento: gli imbrogli finanziari. Negli anni, è stato processato una dozzina di volte per frode fiscale, falso in bilancio e corruzione… Già nel 2001 questo giornale aveva affermato che Berlusconi non fosse adatto a guidare il Paese. Non abbiamo avuto modo di poter cambiare il verdetto… Peggiore di tutti è il terzo difetto: la sua totale mancanza d’interesse per lo stato dell’economia del suo Paese. Forse perché distratto dai suoi intrichi giudiziari, non è riuscito in 9 anni a rimediare o per lo meno a riconoscere la grave debolezza economica dell’Italia. Come risultato lascerà dietro di lui un paese in gravi ristrettezze… Solo grazie alla attenta politica fiscale di Tremonti, l’Italia si è salvata dalla rabbia dei mercati. L’Irlanda, non l’Italia, rappresenta la I nel PIGS… Ma queste cifre sono ingannevoli. La malattia dell’Italia non è in fase acuta, ma cronica, e la vitalità le viene rosicchiata lentamente…”

R. Heuzé, “ Les Italiens se prononcent su l’avenir du nucléaire”, “Le Figaro”, 10 Giugno 2011 – “ Quasi 50 milioni di italiani sono chiamati alle urne Domenica e Lunedì… L’incognita sta su quanti decideranno di partecipare. Perché lo spoglio sia valido bisogna che si arrivi al quorum del 50% dei partecipanti più uno. La vigilia dello scrutinio, i partiti di sinistra moltiplicavano i loro sforzi per convincere gli italiani a fare il loro dovere. Presentavano i quattro referendum come l’occasione per infliggere una lezione a Berlusconi, due settimane dopo la sconfitta subita alle amministrative… Berlusconi, Bossi e più della metà del governo diserteranno le urne. Il Presidente Napolitano vi si renderà “per dovere istituzionale”… Per Berlusconi si tratta di una consultazione “inutile”. La chiesa ha dichiarato che i quesiti sul nucleare e sull’acqua sono “poco chiari”. Per la CISL, la seconda confederazione sindacale del Paese, l’Italia necessita del nucleare e che i privati partecipino alla distribuzione dell’acqua affinché questa rimanga competitiva.”

Associated Press per “The Washington Post”, “Berlusconi to abstain from referendums on nuclear and water policies, legal protection”, 10 Giugno 2011 – “ Il Premier Silvio Berlusconi preferirebbe che gli italiani, questo fine settimana, andassero  al mare piuttosto che a votare. I referendum da votare rischiano di bloccare i piani del Leader italiano nel rilanciare il nucleare e privatizzare l’approvvigionamento idrico. Il quarto quesito metterebbe fine ad una legge che da a Berlusconi e altri alti funzionari alcune protezioni in caso di processo. Berlusconi si era impegnato, nel 2009, a rilanciare il nucleare per diminuire la dipendenza dalle costose forniture estere…”

R. Donadio, “Italian Voters Come Out to Overturn Laws and Deliver a Rebuke to Berlusconi”, “The New York Times”, 13 Giugno 2011 – “ Il Primo Ministro Silvio Berlusconi ha subito una pungente sconfitta Lunedì quando gli elettori hanno deciso di rovesciate le leggi emesse dal suo governo, leggi che avrebbero rimesso in moto il programma per l’energia nucleare, privatizzato l’approvvigionamento idrico e garantito la sua immunità giudiziaria. Gli esperti dicono che il governo non cadrà subito… Per la prima volta, la campagna online e i social networks hanno contribuito in modo significativo nel portare i giovani alle urne… Oggi Berlusconi è occupato a sbloccare la situazione che si è creata con il suo Ministro delle Finanze Tremonti, visto dai mercati come una forza capace nel mantenere l’economia del Paese stabile, ma  è visto da Berlusconi come un possibile suo successore appoggiato dalla Lega Nord… Per ora il Paese trattiene il respiro. L’esigua maggioranza di Berlusconi in Parlamento pronuncerà la fiducia la prossima settimana…”

AFP per “The Australian”, “Sivio Berlusconi heads for fresh defeat on referendums”, 14 Giugno 2011 – “ I commentatori hanno detto che il successo dei referendum obbligherà la coalizione di Berlusconi a profondi ripensamenti…”

B. Brevini, “The day italians finally said no to Silvio Berlusconi”, “The Guardian”, 14 Giugno 2011 – “ Il governo italiano ha fatto di tutto per ritardare, compromettere e negare la possibilità agli italiani di esprimere il loro dissenso… E’ riuscito ad impedire un’adeguata informazione  televisiva sugli scrutini. Malgrado ciò il referendum del 12-13 Giugno è stato un successo. Il risultato costituisce un altro serio contrattempo per il governo di Berlusconi… Gli italiani si sono espressi. Hanno detto di no alle politiche più controverse del governo. Hanno detto di no ad una legge anti-democratica che poneva il Primo Ministro sopra la legge e lo proteggeva da eventuali processi… La macchina propagandistica del governo è stata a fondo utilizzata per compromettere il referendum… l’Agcom è stata obbligata a richiamare più volte la RAI per la cattiva informazione sui quesiti referendari. Dall’altra parte, la rete ha funzionato benissimo nell’aggiornare la gente comune…”

“Le Monde”, “Une gifle cinglante pour Silvio Berlusconi”, 14 Giugno 2011 – “ In italiano si chiama “schiaffo” e lo schiaffo che gli italiani hanno inferto a Berlusconi Lunedì 13, respingendo l’insieme delle misure legislative che gli erano state sottomesse con il referendum, è particolarmente clamoroso. Clamoroso per prima cosa per l’ampiezza della disobbedienza. Berlusconi aveva chiesto ai suoi compatrioti a boicottare questo scrutinio… il tasso di partecipazione è stato del 57%, una cifra eccezionale per un referendum. Clamoroso poi, per il risultato, che non può essere interpretato che come un rifiuto massiccio nei confronti del Cavaliere…”

R. Heuzé, “L’avenir de Silvio Berlusconi s’assombrit”, “Le Figaro”, 14 Giugno 2011 – “Per Berlusconi si annuncia un futuro difficile. L’ampiezza della mobilitazione e la risposta data alle domande poste con il referendum rivelano una vera dicotomia con il corpo elettorale. Sorprendente da parte di un Leader sulla scena politica da 17 anni e che ha sempre saputo prevedere gli umori dei suoi concittadini… L’alleato più vicino al Presidente del Consiglio, il Leader della Lega Nord Umberto , oggi reclama la sua parte. Se ha seguito Berlusconi nel suo appello a non votare per dei referendum giudicati “inutili”, sembra  prendere sempre più le distanze… Ora Berlusconi non può fare a meno della Lega. Non è certamente il gruppo dei versatili “responsabili”, la terza gamba della maggioranza, a poter compensare la sua uscita dalla coalizione. Berlusconi saprà a breve cosa esige la Lega come “Premio di Fedeltà”, per sostenerlo fino al termine della legislatura nel 2013. E’ Domenica a Pontida che Bossi consulterà la sua base…”

G. Zampano e N. Levi, “ Italians Vote to Abandon Nuclear Energy”, “Wall Street Journal”, 14 Giugno 2011 – “Gli italiani hanno votato per abbandonare il nucleare per il prossimo futuro, dirigendosi in massa alle urne per votare un pacchetto di quesiti il cui risultato è un chiaro segno del crescente malcontento che sta raggiungendo il governo conservatore di Silvio Berlusconi… La cronica debolezza economica dell’Italia, sta pesando soprattutto sui giovani, e molte persone non ne possono più dei grovigli legali del Premier…”

R. Heuzé, “ La gauche italienne se dispute la victoire contre Berlusconi”, “Le Figaro”, 15 Giugno 2011 – “ La sconfitta del Cavaliere ai referendum non ha rafforzato una coalizione eterogenea. All’indomani  dei referendum, che hanno inflitto un pesante affronto  a Berlusconi, si sta prefigurando una guerra in seno alla sinistra italiana, che non è mai stata molto omogenea. Due figure si litigano la paternità della vittoria: l’ex giudice Antonio Di Pietro, che dirige un piccolo partito di sinistra , l’IDV, e Pier Luigi Bersani, un “panzer” della politica, che è a capo del principale partito riformatore, il PD… 24 milioni di elettori hanno votato in favore del “si”, una partecipazione da record. Tra di loro,  molti giovani che votavano per la prima volta hanno colto l’occasione per partecipare ad una consultazione senza dover fare riferimento ad un partito. Si erano dati appuntamento tramite la rete: “ ha vinto Facebook” dice qualcuno… Rimane ora alla sinistra il difficile compito di consolidare la sua vittoria. Non è affare da poco. Rivalità e scarsa fiducia oppongono da sempre il PD a Di Pietro…”.

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