Cosa sono gli Stati Generali dei liberali che il PLI ha convocato per il 20 Settembre a Roma presso la sala Caprinichetta in Piazza Montecitorio? A cosa servono? Si tratta di una iniziativa generosa e lungimirante, che parte dalla amara consapevolezza che l’Italia non è mai stata un Paese liberale, perché condizionata da un antica presenza del fideismo cattolico con un troppo radicato predominio del potere clericale, che si è naturalmente incontrato con l’autoritarismo comunista, entrambi anti liberali per definizione. Di quel poco di liberale che permaneva nell’impianto di una Costituzione fondata sull’equilibrio e la separazione dei poteri, nel corso dell’ultimo quarto di secolo, è stato fatto scempio dalla corruzione dilagante, non solo nel campo della politica, dal giustizialismo, dal berlusconismo e dal suo opposto, costituito. dall’antiberlusconismo, dal populismo barbarico del partito del vaffa, dall’autoritarismo in salsa renziana, dal sovranismo smodato di osservanza Salviniana e da quello peggiore, decisamente fascista, di Casa Pound e della Meloni. Il peggiore Governo della storia repubblicana è caduto, forse per un errore di presunzione del suo maggiore protagonista, forse per la fortuna che assiste sempre il nostro amato Paese. Ne è nato uno di emergenza per l’istinto di conservazione di due forze politiche, il PD ed il M5S, che rischiavano di venire cancellate o almeno marginalizzate dalle elezioni anticipate. Si tratta di un incontro privo di consistenza programmatica quanto di orizzonte politico, ma imposto dall’opportunità di una tregua rispetto alle grida ed alle invettive infuocate con la pretesa di sempre più ampi poteri, per poter aprire una fase nuova di riflessione nel Paese. Siamo consapevoli del rischio che le componenti più deteriori dell’alleanza, l’opportunismo pretesco alla Franceschini, l’ansia demolitrice dello Stato di diritto dei pentastellati più ortodossi, il ritorno in campo dei PM militanti, prendano il sopravvento. Questa è la ragione che ci impone di riunire intanto in un’unica sala, dopo, ci auguriamo, in un soggetto politico più ampio del piccolo PLI, tutte le anime della ricca tradizione liberale. Costruiamo il condominio, prima di contenderci gli appartamenti con la vista migliore. Sappiamo bene che esiste un liberalismo conservatore, oltre che uno di stampo più radicale ed un’altro ancorato al pragmatismo anglosassone. Sono, a volte, differenze anche importanti, ma mentre noi le coltiviamo gelosamente, Sagunto cade. Dobbiamo approfittare della breve tregua per evitare che la lotta politica si radicalizzi in vista del conseguimento di uno schema autocratico alla Putin con il solo intento dell’inseguimento del mistero del potere, che affascina l’uomo mediocre e lo fa diventare smodato nella sua cieca ambizione. Il tentativo di trasformare la responsabile partecipazione democratica in plebiscito, di ridurre il Parlamento, (cominciando col giustificare la riduzione dei membri non sulla base di un progetto riformatore, ma soltanto per contenere i relativi costi) per marginalizzarne il ruolo e trasferire il potere effettivo di comando altrove.
Comunismo, fascismo, peronismo, sovranismo, sono figli legittimi della stessa madre: il desiderio di possedere il potere in forma piena e abusarne. È un ritorno all’assolutismo medievale che non importa se si identifica nella nostalgia statalista e fideista catto comunista o nelle urla rabbiose dei nemici del progresso, oppure nel ruggito del caimano o nella smorfia della rana. Soltanto il pensiero liberale, in tutte le sue declinazioni, è contro tutto questo. Per difendere e consolidare la democrazia liberale in pericolo, occorre una forza politica che non cerchi di mettere insieme gli opportunismi eterogenei del grupposcolo della Bonino, ma che si richiami alla grande tradizione del Partito della ragione.
Supremazia del diritto, anziché l’elastica e troppo soggettiva espressione della legalità, Stato veramente minimo, che si liberi di una burocrazia soffocante e corrotta, pressione fiscale sopportabile e proporzionata alla quantità e qualità dei servizi resi ai cittadini, effettiva concorrenza e libertà del mercato, recupero dell’ambizioso sogno di una Nazione europea, libertà assoluta dell’individuo, al quale tutto deve essere permesso tranne limitatissimi divieti previsti dalla legge nell’interesse della comunità.
L’incontro del venti settembre, data importante per tutti i liberali, deve essere la prima tappa di un percorso paziente di comprensione delle ragioni degli altri per arrivare alla decisione non più rinviabile di ritrovarsi in un unico soggetto politico, anche se plurale nelle sue interne articolazioni. Il PLI, come soggetto che ha gelosamente ed orgogliosamente custodito la tradizione morale, politica e culturale dei principi e dei valori del liberalismo, si avvia ad un Congresso, che ha l’ambizione di non voler rappresentare soltanto il rituale appuntamento statutario di un partito democratico, ma quella ben più rilevante ed oggi essenziale di ridare un posto ai liberali (che sono molti di più di quanti noi stessi sospettiamo, in particolare tra le giovani generazioni) nel complessivo panorama italiano. Sempre nei momenti cruciali della storia, come un fiume carsico che improvvisamente ricompare, il liberalismo è destinato a ritornare ad essere protagonista nei momenti cruciali, quando tutto sembra destinato a franare.

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