Non c’è giorno in cui i media simpatizzanti per il governo Conte-bis, e i loro beniamini a Palazzo non ripetano slogan, idola, topoi ben noti perché – per lo più – ripetuti perfino da oltre quarant’anni. È stato riciclato anche quello famigerato sulle tasse “paghiamole tutti, paghiamone meno” ossia il ritornello che ha accompagnato tutti gli aumenti fiscali dagli anni ’70 in poi, quanto mai sgradito ai contribuenti che le pagano, perché volto ad ammorbidire la resistenza a pagarne di più: ma non a farle pagare agli evasori/elusori dato la ben nota scarsa efficienza del fisco italiano a perseguirli. I quali tranquillamente preferiscono pagarne poche in Olanda o Lussemburgo se vogliono restare in Europa, altrove se vogliono uscirne.

Non ne manca nessuno: dalla “Green Economy” (con la quale si volge in propaganda un problema serio) al lamento sull’accoglienza e così via. Tutti al fine di “riempire” di contenuti un patto di governo la cui ragion d’essere è: a) tirare a campare; b) evitare il probabile successo di Salvini.

Tuttavia, più per il PD e connessi che per il M5S c’è un problema di credibilità: come si fa a dare credito ad un partito, “polo” sinistro della “Seconda Repubblica”, regime la cui classe dirigente ha registrato i peggiori risultati nel tempo o nello spazio dall’unità d’Italia ad oggi? Più di un anno fa scrivevo su questo sito (“La peggiore di tutte”) che la classe dirigente della seconda repubblica – usando come riferimento l’incremento dal prodotto individuale lordo (indice estremamente importante) anche se non esaustivo – aveva fatto i peggiori risultati (1994-2018) della zona euro e della UE; lo stesso a paragonarla con le altre classi dirigenti dall’Unità d’Italia in poi. Pretendere, di fronte a tale disastro che gli italiani prendano per buone le solite ricette ma anche le nuove propinate dagli stessi medici, è un desiderio di difficile attuazione.

Il perché ce lo spiegava Croce in un passo tanto spesso citato, su morale e politica, dove il filosofo, tra l’altro, criticava “nessuno, quando si tratta di curare i propri malanni o sottoporsi a una operazione chirurgica, chiede un onest’uomo, e neppure un onest’uomo filosofo o scienziato, ma tutti chiedono e cercano e si procurano medici e chirurgi, onesti o disonesti che siano, purchè abili in medicina e chirurgia, forniti di occhio clinico e abilità operatoria, nelle cose della politica si chiedano, invece, non uomini politici, ma onest’uomini forniti tutt’al più di attitudini d’altra natura” ma  laddove, aderendo al richiamo dell’onestà e/o della competenza l’elettorato “ha messo a capo degli Stati uomini da tutti amati e venerati per la loro probità e candidezza e ingegno scientifico e dottrina; ma subito poi li ha rovesciati, aggiungendo alle loro alte qualifiche quella, non so se del pari alta, d’inettitudine”. Croce così rilevava come il popolo giudicasse i governanti in base ai risultati più che alle intenzioni e alla (di essi) dottrina; con riguardo all’onestà politica la definiva “non è altro che la capacità politica: come l’onestà del medico e del chirurgo, che non rovina e assassina la gente con la propria insipienza condita di buone intenzioni e di svariate e teoriche conoscenze”.

Il guaio o meglio la tara (ma non solo del PD) è di essere lo stesso partito, e in buona parte lo stesso personale dirigente che ha co-gestito la fallimentare “Seconda Repubblica”: per cui la credibilità a risolvere problemi – col loro armamentario ideale e materiale – è radicalmente compromessa. Aggravato il tutto poi se le soluzioni proposte somigliano in gran parte a quelle già praticate. Buone forse a confortare qualche militante, ma poco idonee a incrementare il numero (insufficiente) di quelli che non credono né votano PD. Agli altri ha lo stesso effetto di chi volesse ripetere lo stesso sketch, come quello sul Sarchiapone di Walter Chiari o barzellette risapute: un dejà vu, per lo più accompagnato da indifferenza e (spesso) tanti sbadigli.

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